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venerdì 24 aprile 2009

Imprinting

Sono le 15.30.

Sotto il sole di aprile, un uomo alto e biondo guida un mezzo pesante. E' un lavoro di responsabilità, complicato, pieno di insidie. Per poterlo fare bene, occorre una grandissima concentrazione, tanto senso pratico, una certa esperienza, ma soprattutto la capacità di saper cogliere ed individurare i problemi al loro insorgere.
L'uomo alto e biondo è uno che ama fare le cose bene, altrimenti è meglio non farle, dice lui.
E mentre è lì che lavora alacremente per il bene della collettività, l'uomo alto e biondo canta.
E canta e va e va e va/ la pecorella al bosco/ che cosa c'è in quel bosco/ c'è l'erba per mangiare...

Contemporaneamente, una casalinga a mezzo servizio sbrina il frigo alacremente. Ha 34 anni e mezzo, i capelli ricci, una casa abbastanza incasinata che viene comunemente indicata col nome Il Lupinaio. Per velocizzare le operazioni di rimozione di forme di vita aliena, si aiuta con un palettone di legno da fritture, e mena delle gran legnate staccando frammenti di stalattite ghiacciata.
E mentre è alle prese con l'iceberg, la casalinga a mezzo servizio, canta.
E canta ecco arrivare i Barbapapààààà/ che sono poooooooi /papà e mamma Barbapààààà...

Nello stesso preciso istante, due giovani nonni in gamba si trovano nella camera da letto della casa al mare. Lui è un energumeno di quasi due metri, con un bel barbone come quello del nonno di Heidi, e sta verniciando il soffitto. Sotto di lui una nonna occhialuta e ansiosa regge la scala con una mano, mentre con l'altra sorregge un secchio con la vernice.
Ed entrambi cantano alternando le strofe e le cicaaaaaaaaleeee / cicale cicale cicaleeeee/ e la formicaaaaa /invece non ci cale miiiiiicaaa...

Contemporaneamente, un Nano di due anni e mezzo è sdraiato per terra bocconi. Con una mano fa marciare un camioncino, nell'altra stringe una macchinina blu e simula un incidente.
E mentre gioca, canta sooooo/ soiutinchiuchenteeeeeeell/ evenfrommeeeeeeell /bluscaisfrompeeeein...

Dicono che gli esseri superiori, quelli che hanno raggiunto un maggior grado di consapevolezza, sono in grado di influenzare le anime più semplici.

Mah.

domenica 27 luglio 2008

Weekend con il morto.

Nonna Mimetica è una donna strana. Come tutte le signore di una certa età, ha il suo hobby. In genere, le signore senza figli a carico e con una notevole quantità di tempo libero si dilettano in piccoli lavori domestici: c'è chi fa il decoupage, chi armeggia con l'uncinetto, chi si cimenta in maglie e maglioni. Nonna Mimetica invece ha un altro passatempo: piange.
Ora vi racconto cosa è successo ieri.

Ieri pomeriggio mi squilla il telefono. E' Nonna Mimetica.
Strano, peraltro: a meno che non ci siano nani di mezzo (e non ce ne sono, in quanto è stato via per 2 giorni con la coppia Ansia - Alzheimer), non ci sentiamo mai.
"Ciao, Lupina!" mi fa con voce forzatamente allegra.
"Buonasera, Mimetica. Tutto bene?"
"Ehm, sì sì. C'è mica mio figlio?"
"Veramente no. A dire la verità doveva già essere qui, lo aspettavo perchè stasera andiamo alle terme, non possiamo far troppo tardi."
"L'hai mica sentito?"
"Ho provato a chiamarlo un sacco di volte, ma non mi risponde."
Pausa telefonica. Si ode chiaramente il crac della rottura della diga: a Nonna Mimetica si apre il Vajont lacrimoso.
"Ah. Ho capito." scroscia copiosamente Nonna Ansia, con ancora un barlume di finta allegria nella voce.
Azzardo. "Ma va tutto bene? E' successo qualcosa?"
"No no. Tutto bene. Però mi raccomando, fammi chiamare quando torna." e riattacca.

Resto un po' interdetta. Nonno Asl penso che stia bene, lo sentivo litigare col televisore in sottofondo. Faccio mentalmente l'appello dei parenti, che nel caso del Gig si risolve in una manciata di personaggi sconosciuti sparsi per il mondo: che sia successo qualcosa alla zia ottuagenaria, scalatrice dell'Himalaya? Oppure alla cugina francese del Gig, la Bubù? O che forse stia male l'adorata cagnetta di casa?
Ore di ansia. Il Gig non si vede, non posso condividere le mie angosce con nessuno. Decido di ripiegare sul cheese cake, e lo anniento.

Ad un certo punto, sento che la porta di casa scricchiola: è tornato il Gig. Gli riferisco della strana telefonata della madre, e a quel punto decidiamo di chiamarla per risolvere le nostre angosce.

"Pronto? Ciao mamma"
"Argh, sei tu! Sniff sniff!"
"Mamma, tutto bene? Che è successo?"
"Argh sniff sniff, per fortuna che mi hai chiamato, sob sob sniff sniff!"
"Ma che cosa è successo?"
Nonna Mimetica non riesce a parlare, sopraffatta dalla copiosa lacrimazione. Nonno Asl prende in mano la situazione e la cornetta del telefono.
"Ah, ciau, figlio. Senti qua, stai bene?"
Il Gig è interdetto. "Certo che sto bene."
"Sai, ci ha chiamato la Ines da Torino." La Ines non è un componente del nucleo familiare, ma un'amica della mamma del Gig e una ex vicina di casa, che non disdegna ogni tanto una visita in Toscana. "era sconvolta. Ti ricordi la pettinatrice che aveva il negozio sotto casa nostra a Torino? Le ha detto che il carrozziere le ha detto che un suo cugino ha letto sulla Stampa che TU avevi avuto un gravissimo incidente e che ora giacevi in coma in un letto d'ospedale, sospeso tra la vita e la morte."
"Papà, ma che cavolo stai dicendo? E voi ci avete creduto?"
"Ma sai, il carrozziere ha notato che non ti vedeva da un po', quindi ha pensato che potevi essere tu."

Caspita, il carrozziere ha un discreto spirito di osservazione. Considerando soprattutto che il non vedere il Gig in giro da un po', significa più o meno dal 2002, anno in cui il Gig andò a vivere da solo. Francamente, si ignora cosa abbiano fatto la suddetta pettinatrice e il carrozziere nel frattempo.

I Nonni Asl-Mimetica tuttavia non erano del tutto convinti. E se stessimo parlando con un morto? si sono chiesti. E per star più tranquilli ci hanno invitati a cena.

Ovviamente alle terme poi non ci siamo andati.

giovedì 15 maggio 2008

Nonno Alzheimer e lo shopping. Cioè Nonna Ansia e lo shopping.

Nonno Alzheimer è un grosso e nerboruto energumeno. E' alto quasi due metri, è circonfuso di capelli lanosi color pepe e sale e porta una barbaccia impestata che fa davvero paura. Ha due manone come due pale da forno, e sono sicura che se d'improvviso diventasse violento mollerebbe di quegli sganassoni da farti fare il giro completo alla testa almeno 3 volte persino a Bud Spencer. Pure gli occhi di Nonno Alzheimer sono spaventosi: blu-profondità oceaniche, stretti e lunghi. Se non fosse per il giallo, che non gli dona per niente e che è meglio che eviti di indossare, sembrerebbe un bisbetico marinaio norvegese, oppure un orco delle favole, di quelli che mangiano i bambini e si puliscono i dentoni coi loro miserevoli ossicini.

Nonno Alzheimer non si compra i vestiti. Una volta, preso da furore da shopping compulsivo, è andato in un negozio di articoli sportivi ed è tornato a casa con delle camicie simil-hawaiane che Magnum P.I. si sarebbe profondamente vergognato di indossare, una più orrenda dell'altra, ma che per far dispetto alla Nonna Ansia, regina del bon ton, si è incaponito a portare per tutta un'estate. Dalla memorabile discussione coniugale che ne è scaturita, proviene il Regio Decreto che vieta a Nonno Alzheimer qualunque tipo di acquisto inerente all'abbigliamento.

Ai vestiti di Nonno Alzheimer ci pensa Nonna Ansia, che si reca semestralmente nei soliti due negozi e fa man bassa di polo a maniche lunghe per l'inverno e polo a maniche corte per l'estate, tutte rigorosamente blu o pastello, per far risaltare la carnagione dice lei.
Nonna Ansia non gli permette neanche più l'acquisto delle scarpe, ma se ne occupa lei personalmente. Nonno Alzheimer porta il 47, ed in effetti non è cosa semplice trovargli calzature adeguate.
Ma da quando in città è arrivato il negozio della G*ox, siamo a posto. Nonna Ansia si è entusiasmata per la storia della scarpa che respira, ed ogni tanto si fa prendere dal raptus scarpifero e compra G*ox a tutto spiano.

A Nonno Alzheimer ha comprato non so quante scarpe che respirano. Deve essere piacevole indossare una scarpa che respira, penso. Non lo so, io non ne ho idea, non avendone mai avute. Le mie scarpe di solito rantolano, qualcuna chiede pure pietà, ma respirare quello mai, non lo hanno mai fatto. Chissà come deve essere indossare una comoda calzatura che respira e camminarci dentro. Io mi sentirei un po' in colpa, sapendo che ogni volta che saltello pratico uno pneumotorace ad una scarpa innocente, ma io sono una che si fa un sacco di problemi.

Nonno Alzheimer comunque è andato oltre: dopo aver tuffato ripetutamente il piedone in una pozzanghera, ha brevettato una novità assoluta in campo mondiale. Adesso la scarpa sinistra del paio di camoscio beige non respira più bene come la destra, ma emette delle minuscole ma perfettamente udibili flatulenze. E' uno spasso sentirlo da lontano, mentre solca a grandi falcate il corridoio del suo ufficio. I colleghi di Nonno Alzheimer, non paghi delle sue comiche dimenticanze, lo applaudono all'arrivo e si piegano dal ridere. Soltanto lui non ride, anzi, proprio non capisce il perchè di cotanta ilarità: segno che l'orecchio ormai si è abituato al rumore di fondo, e ormai non ci fa più caso. Se per caso incrocia un parquet è la fine: l'altra sera, entrando in un ristorante elegantissimo, la scarpa sinistra ha deciso di mettersi in gioco ed ha mostrato ad una piccola folla di persone di cosa è realmente capace. Al suo passaggio, i volti si levavano dalle bisteccone di chianina e dai deliziosi antipasti fingerfood, le conversazioni ammutolivano e si udiva lei, sola, la beige di camoscio, nel silenzio della sala.
Il mio babbo non se ne rende conto, ma ha brevettato la scarpa che scoreggia.

Babbo, sei troppo avanti.

sabato 8 dicembre 2007

Post automobilistico-romantico.

Son proprio animista, io. Alle cose do un valore che va al di là di quello venale. Le mie cose tante volte hanno un anima. E come tali, riescono pure a farsi i cazzi propri.

La mia prima automobile, una Panda Young che di young aveva giusto il nome, era uno schianto di macchina. E per schianto intendo che andava, e non era a pedali come il mio veicolo immediatamente precedente. Mai una multa, mai un eccesso di velocità, mai una freccia non messa, mai una foratura di pneumatico. La mia fedina penale di automobilista era (ed è) intonsa come un pannolino pulito.
Io le parlavo, le accarezzavo il parabrezza col panno di daino, le mettevo pure la cremina sul volante, e lei mi ricambiava funzionando. Però ad un certo punto successe qualcosa. Qualcosa si ruppe, tra noi, e niente fu più come prima.
Fu colpa di mio padre, principale azionista della mia Panda Young, a scatenare questa serie interminabile di eventi catastrofici, che determinò la fine di tutto.
Tutto cominciò quando al mio babbo si ruppe il fuoristrada. Il mio babbo è un fuoristradadipendente, e ne spacca uno nuovo di pacca ogni 3 anni. Quell'anno fu il turno di un fuoristrada giapponese, e siccome decise di passare alla concorrenza britannica, dovette aspettare 3 mesi per averne uno nuovo. E siccome io la macchina la usavo giusto per uscire il finesettimana, prese la mia.
Un giorno, mentre stava andando in mezzo alla campagna, decise che era giunto il momento per accendersi una bella sigarettona delle sue. E siccome all'epoca oltre al vizio del fumo aveva anche quello dello Zippo, lo gettò con noncuranza sul sedile del passeggero con gesto molto alla cowboy. Perchè Lupino Senior, detto anche Nonno Alzheimer, è un duro che non deve chiedere mai.
Per chi non lo conoscesse, lo Zippo è un accendinone di metallo con un coperchio molto suggestivo, che si spegne solo chiudendolo. E lui, distratto, non lo chiuse.
E così mi riportò la macchina orrendamente sfigurata dalle fiamme, col sedile del passeggero tutto abbrustolito che mi promise di cambiare, ma che in effetti non fece mai.
La seconda catastrofe accadde qualche tempo dopo. Io non tollero guidare senza un po' di musica, e per fortuna l'autoradio scarcassona del precedente proprietario funzionava. Mangiava irrimediabilmente le cassette e sputacchiava filo nero, ma insomma, se si aveva fortuna magari si riusciva a sentire una canzone intera. Ogni tanto si inceppava, o perdeva il contatto con le casse, ma con un preciso rituale di manate si rimetteva in sesto e riprendeva la diffusione sonora, magari da una cassa sola.
Il mio babbo questa cosa non la tollerava, e allora un bel giorno, mentre ascoltava a scatti Antonello Venditti (io e il mi' babbo non abbiamo esattamente gli stessi gusti), gli venne un gran nervoso: prese l'autoradio e la scaraventò da un finestrino, facendola cadere in un fosso pieno di ranocchi. Quando tornò a casa senza autoradio, mi promise che me ne avrebbe comprata una nuova. Ovviamente, mai successo.
L'ultima catastrofe, ovvero quella che mi fece passare alla Uno del mio nonno (che tanto non poteva più guidare in quanto ottantenne e piuttosto cecato dall'unico occhio che aveva), accadde in estate, e fu colpa di mio padre. E del Cane.
Il Cane in gioventù era una creatura estremamente irrequieta e sbarazzina, e scavava trincee sotto la recinzione scappando a strapazzar galline o a farsi metter sotto sulla vicina Aurelia, cosa peraltro già accaduta. L'unico modo per farlo star quieto era aprire il bagagliaio di una macchina: lui si accomodava a bordo, e si metteva a sonnecchiare.
Quel pomeriggio fu il turno della mia macchina, o di ciò che ne rimaneva. Il Cane, che aveva tentato una serie di fughe correndo dietro al giardiniere che portava via l'erba tagliata, si era messo sui sedili posteriori a pisolare tranquillo, e ce ne eravamo tutti dimenticati.
Ma lui non si era dimenticato di noi, però. Infatti, mentre tutti ci stavamo dicendo urca, ma come è tranquillo oggi questo cane, lui lavorava alacremente allo scavo di una profondissima fossa sui miei sedili posteriori.
Me ne accorsi io perchè da lontano vedevo batuffoli giallastri librarsi allegramente per l'aria come tante farfalline cavolaie. Quando mi avvicinai alla macchina e vidi il disastro, mi venne da piangere e allo stesso tempo commettere un canicidio: i sedili posteriori non esistevano più. Al loro posto c'erano delle foderine a pois blu completamente masticate, un'immensa quantità di gommapiuma spezzettata, molle di metallo e ferri. Dopo il sedile anteriore, l'autoradio volata in un fosso e le cinture di sicurezza masticate e strappate (già, ho omesso questa perla), era toccato al povero sedile posteriore. Era rimasto solo lui di sano, e adesso non esisteva più.
Il mio babbo, che si sospetta abbia l'Alzheimer oppure essere totalmente scemo, mi disse: "Via, giù, la puoi guidare lo stesso. Il sedile del guidatore è ancora intero."
A quel punto, capii che ero scema io, oppure che il mio babbo era irrimediabilmente un pazzo.

Mi è venuto in mente di scrivere questo post automobilistico perchè oggi c'è mancato poco che una panda mi tamponasse. A bordo naturalmente c'era un umarell col cappello.