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lunedì 13 settembre 2010

Il bambino indaco

E' mattina, e Lupina in compagnia dei due minorenni si avvia placida e ballonzolante come Baloo verso il mercato cittadino del martedi.
Prima tappa, acquisto di focaccia unta unta unta per il sollazzo palatale del Nano grande (ma anche del Nano piccolo sotto forma di briciole, solo che a sette mesi bisogna far finta di dargli le minestrine e gli omogeneizzati di verdura, e soprattutto i pediatri NON devono sapere), seconda tappa, il mio detestatissimo parco giochi del centro città.



Io devo dire che non sono del tutto asociale, e mi piace persino parlare con la gente, anche se spesso pesantemente decerebrata. Diciamo che riesco sempre a trovare degli ottimi argomenti un po' con tutti. L'unica volta che ho avuto dei grossi problemi è stato con una famiglia di profughi curdi che tentavano disperatamente di dirmi qualcosa in curdo che io non capivo (ma che poi a casa ho realizzato, avevo una lunga coda di carta igienica che mi era rimasta infilata tra i collant e la gonna, praticamente ci sono andata in giro per tutto il paese illudendomi che la gente mi guardasse con ammirazione per quanto ero dimagrita, e invece porca vacca no).
Insomma, io non sono asociale, ma mi metto lì con un neonato in braccio nel mio angolino di panchina, e non pretendo che mi si venga ad attaccare bottone per forza, eh.
Posso anche star lì senza dire una parola se non "stai attento! Non correre sulla trave che ti sfracelli al suolo" senza necessariamente fare conversazione con la gente, non muore mica nessuno.
Ma siccome una tettona seduta in un angolo con un neonato in braccio a mandare sms è una visione che rompe troppo i coglioni, arriva sempre qualcuno con una grandissima voglia di fare combriccola e familiarizzare con la sottoscritta, e così va a finire che io invece di scrivere coraggio scrivo boschio e paura invece che scusa, così chi riceve il mio messaggio ha una prova scritta del fatto che mi sono completamente bevuta il cervello.

E pure l'altro giorno ero lì con il Nano spericolato sulla trave e quello pacioccone in braccio, e tentavo di mandare un messaggio ad una mia amica, quando una mamma veramente veramente veramente alternativa mi si avvicina per -naturalmente- conversare amabilmente di pisce/cacche/pappe/pannolini/dupalle.
"Oddio che carino!" indicando il poppante che masticava placido il laccio di plastica del telefonino, "ma ha la collanina d'ambra per i denti?" mi chiede un tantinello eccitata. No, gliel'ho messa perchè adoro che lo scambino per una femmina, sogno di allevare il nuovo Renato Zero. Ma invece rispondo "Sì, gliel'ho messa un mesetto fa, veramente non so se crederci o meno..."
La mamma-veramente alternativa incrocia la gamba sotto il gonnellone a fiorami. "Ma guarda che funziona veramente, eh! L'ambra ha un GRANDISSIMO potere antisp... antisc... insomma, fa benissimo ai denti, eh! Anche la mia bimba l'ha portata tanto. Tesoro, vieni a vedere che bel bambino piccolo che ha questa signora!"
Dallo scivolo scende un ciclone nano, una bambina di circa 4 anni, dalle leve lunghe, che corre COMPLETAMENTE SCOORDINATA.
E quasi contemporaneamente, arriva anche il Nano, scarmigliato, sudato e anch'esso COMPLETAMENTE SCOORDINATO, il quale si mette a dar fastidio alla bambina scoordinata, creando un quadro d'insieme disturbante come una gita in barca un giorno che c'è il mare grosso (glub, se ci ripenso mi viene la nausea pure adesso e mi vado a mettere i braccialetti anti-mal di mare).
"Nano ti prego, non dar fastidio alla Bambina Col Nome Indiano Che Mi Continua Ad
Uscire Dalla Testa e Che Per Ovviare al Problema Chiameremo da Adesso in Poi Basmati"
"Ma no, non lo devi sgridare" mi rimprovera a sua volta la mamma, "si vede benissimo che anche il tuo è un bambino SPECIALE"
"Eh?"
"Ma sì, è EVIDENTE che anche tuo figlio è un Bambino Indaco!"

Ok, mamma alternativa, è molto bello che tu trovi una definizione alternativa a Grandissimo Rompicoglioni, è commovente davvero. Si vede che ti sei impegnata nel tuo mestiere di mamma, e che quella piccola invasata che strilla come un orango, coi capelli arruffati e la faccia stravolta di sudore ed eccitazione, è nient'altro una dei miliardi di scarrafoni belli a mamma soia ma che tu e soltanto TU vedi come un essere speciale e divino, l'incarnazione di Shiva, Visnù e quell'altro con la faccia di elefante che non mi ricordo mai come si chiama (oppure se me lo ricordo mi dimentico come si chiamano gli altri due).
Mio figlio è differente.
Cioè no, è uguale. La mia banca è differente, ma non c'entra nulla.
Volevo dire un'altra cosa ma non me la ricordo più.

Insomma, volevo dire che è molto bello che tu mi artigli il polso con la tua mano anelluta con le unghie cortissime e lo smalto color vinaccia per comunicarmi che ho un figlio indaco e che devo NECESSARIAMENTE lasciarlo libero di esprimersi come meglio crede SENZA ASSOLUTAMENTE LIMITARLO, ma devi capire che i nostri figli si sono allontanati un po' troppo e stanno probabilmente per morire sotto le ruote di un furgone della TNT Traco.
Raccoglierne i resti indaco con la palettina dall'asfalto, cara mamma-veramente alternativa, potrebbe non piacerti.
E poi ci sarà un babbo-alternativo da qualche parte ad aspettarti, no?
E cosa gli dici? Tesoro la bambina doveva SPERIMENTARE l'impatto dei pneumatici sulla cute umana?
Che cosa ne pensa il babbo-alternativo di questi tuoi deliri? Eh, mamma-alternativa?

Eh no. Non va bene.
Se i nostri due figli indaco adesso si uccidono vicendevolmente a mazzate, forse è il caso di richiamarli all'ordine. Eh lo so, disturba anche me dover intervenire sempre.
Non riesco mai a mandare un sms come si deve, è terribile doversi sempre interrompere.
Soprattutto quando una mano-nana ti ha messo le opzioni del cellulare in turco e non si riesce più a rimettere l'italiano, fatto sta che ormai son due settimane che telefono in turco e ci sto pure facendo l'abitudine.

Insomma, mamma-indaco col tuo gonnellone fiorito e i capelli tinti con l'hennè, sappi che io non cel'ho con te e che mi sei molto simpatica, ma che se non ciai voglia di sgridare la cara Basmati sta tentando di scaraventare alcuni duenni innocenti giù dallo scivolo, trovati una scusa migliore.
Eccheccacchio.

martedì 25 novembre 2008

La vispa Teresa

La Vispa Teresa è una bimbetta duenne, collega di asilo del Nano. Non ho detto compagna di asilo per un motivo preciso: la Vispa Teresa è davvero vispa, e darle della compagna di asilo è un grave affronto.

La mamma della Vispa Teresa appartiene a quella categoria di mamme che fanno della fatica bestiale una ragione di vita. La mamma della Vispa Teresa è una donna piena di iniziative culturali, che si autoviolenta per non strascicare la c tipica della nostra calata autoctona, parla con la figlia uno strano linguaggio fatto di inglesismi, francesismi e tedeschismi e mi fa fatica solo a vederla.
La mamma della Vispa Teresa ha messo al mondo una prole sconfinata, e l'ultima sua creatura è fonte di vanto.
Se vi capita di incrociare la mamma della Vispa Teresa, sappiate che sarete trascinati in un vortice di weltanschauung, di cut-off e di consommé, roba che figuriamoci se una caprona come me la capisce. Ma comunque io almeno lo so scrivere, non so se avete notato la maestria.

La Vispa Teresa ed il Nano hanno la stessa pediatra. La pediatra del Nano ha un'unica sala d'aspetto. I Nani dell'asilo tendono ad ammalarsi a scaglioni, e questo turno ci ha tristemente accomunati. Non c'è stata via di fuga.
Le abbiamo trovate entrambe, avvolte in caldi piumini rosa con gli sbuffi, ad attendere il loro turno.
"Guarda, mamma, c'è il Nano! Ciao, Nano, come stai?" Glub, la piccola Vispa Teresa ci tira la prima stoccata lessicale.
"Tata bimba uadda goscio callo loscio!*"
Siamo in ballo. Dobbiamo ballare.
Tento pietosamente: "Nano, saluta la Vispa Teresa", già consapevole della sconfitta sul campo.
"Ciao bimba, io ciò il callo!* Vedi? Vedi?"
Vispa Teresa: "Che bello, mi fai giocare?"
Nano: "No, te via. Te no callo*, te via!"
V.P.: "Allora io gioco da sola sul tappeto."
N: "No te peo, te via bimba. Ecco bamba, te no callo*"
Ecco che sto per fare la cosa più odiosa del mondo: dire al Nano di far giocare un altro bambino con un suo giocattolo. Che cosa pallosa. E si deve fare, perchè tutte le mamme degli altri malatini sono lì che ti guardano col collo proteso, tutte pronte a sentirti dire la fatidica frase. Io sono di quelle del checcazzomenefregavedetevelavoi.
La Mamma della Vispa Teresa mi blocca: "No, no, non intervenire. I bambini hanno bisogno di confrontarsi un po'. Su Teresa, fai vedere al Nano come si condividono i giocattoli"
Eh no. Eri partita bene, Mamma della Vispa Teresa, ti rovini così?

Ma probabilmente, certe partenze sottintendono un climax crescente per l'ego delle mamme. La Mamma della Vispa Teresa non si è retta più. E da lì ha cominciato.
"Vispa Teresa, fai sentire al Nano come si conta in inglese"
"Vispa Teresa, racconta al Nano dei tuoi cinque cagnolini razza Corgie, come quelli della Regina Elisabetta"
"Vispa Teresa, adesso devi dire l'alfabeto"
Nel frattempo, io cerco confusamente di pensare ad una cosa che il Nano sa fare a comando, ma mi vengono in mente solo il Gobbo e lo Zoppo, suoi grandi cavalli di battaglia, e desisto. Ma lui, quasi telepate, comincia a girare su se stesso e a ringobbirsi, ripetendo: "Mamma uadda io gobbo! Io zzzoppo!"

Ed io assisto impotente a tanto sfoggio di sapienza duenne, col mio Nano che è ancora parzialmente incomprensibile, che sa cantare Patettino Patettalo e Poldoldò - poldoldò- questo è poldoldò (ma almeno questa l'ha scritta lui), che si preoccupa solo del suo parco macchine e tortura poveri gatti innocenti, e nonostante queste dimostrazioni di scarso raziocinio, mia madre continua a sostenere che è un genio, è intelligentissimo, è un grande osservatore, vedi come rielabora - e magari lui sta semplicemente distruggendo qualcosa.
Ad un certo punto, la mamma della Vispa Teresa ha tentato il colpaccio, ha voluto strafare: ha preteso che riconoscesse le lettere sui poster della sala d'aspetto. Devo dire che la Vispa Teresa non se l'è cavata male.
Ma il gran finale è stato delirante: di fronte ad un poster informativo sulla scoliosi, la Mamma della Vispa Teresa ha tentato di mollare il colpo di grazia, quello che avrebbe distrutto la mia psiche di mamma e segnato miseramente il futuro del mio Nano imbelle.
"Teresa, cos'è questo?" chiede amorevole la Mamma, indicando una colonna vertebrale deformata.
"Un bruco".

Tiè. Eccheccacchio, qualche cazzata la dice pure lei, ogni tanto.



* Vorrei far notare che mio figlio sa parlare solo di camion e trattori. Qualcuno comprenderà la mia frustrazione da madre di maschio.

venerdì 21 novembre 2008

I miracoli del quotidiano

A volte una giornata nasce sbilenca.
A volte la giornata sbilenca volge al peggio, e si trasforma in giornata di cacca.
A volte ci si ritrova a piangere di rabbia ad un incrocio, con la testa appoggiata al centro del volante, stando bene attente a non schiacciare troppo il clackson, che oltre ad essere una cosa poco elegante può persino provocare incidenti.

A volte, però, succedono anche i miracoli.

Succede che qua, proprio a due passi da me, c'è una donna che non è riuscita ad essere mamma, ma che è molto più mamma di tante donne, probabilmente anche più mamma di me.
Succede che a volte, lontano, c'è proprio un bimbo che la mamma non ce l'ha. E' un bimbo dell'età del Nano, e me lo immagino già correre con un paio di piedini cicciuti, una bella testina di capelli e due occhi affamati di mondo e di affetto.
Succede anche che a volte, le cose più caccose e il destino stronzo si trasformino per tutti in qualcosa di bello, di una bellezza assassina che ti strizza la gola, e che ti costringe a correre su un terrazzo ventoso per cacciare un sano, legittimo urlo.
Tra poco questa mamma in potenza e questo figlio si incontreranno, e sarà felicità per tutti, e non riesco ad immaginare quanta, perchè il cuore scoppia. Scoppia il mio, che assisto da spettatrice, figuriamoci il loro.

Grazie, L. Ti devo una brutta, orrenda giornata trasformata in bellissima.
Non so se sarò mai in grado di restituirti il favore.

venerdì 24 ottobre 2008

Una nottatina come si deve.

Far tardi la sera. Struccarsi senza preoccuparsi di far sbattere il coperchio del contenitore dell'immondizia nel bagno. Accendere tutte le luci e canterellare alle una di notte. Occupare il giusto spazio nel letto. Dormire fino alle 9.30. Svegliarsi, prendere un caffè sedute al tavolo, con un giornale davanti. Leggere VERAMENTE il suddetto giornale. Non dover raccogliere poltiglia dal pavimento. Metterci mezz'ora a riordinare la casa, prima di essere pronte per una eventuale uscita, e non due ore. Assaporare il silenzio.

Che tristezza, eh, quando il Nano va a dormire dai nonni...

mercoledì 22 ottobre 2008

La PufPasta.

Grazie. Davvero, grazie, egregi Produttori della Pasta dei Puffi. E' stata una pensata davvero geniale, la vostra: cosa c'è di meglio che inventare un formato di pasta coi pupazzetti, per convincere i bambini a mangiare?
Non che io abbia di questi problemi, il Nano mangerebbe anche le gambe del tavolino, solo che Nonna Ansia è caduta nella rete del consumismo parentale: i produttori mettono sul mercato roba sponsorizzata dai Puffi/Topolino/I Gormiti = va bene per i bimbi = si deve comprare. A me ad esempio hanno regalato il perizoma di Minnie, ma sono convinta che se lo regalassi alla figlia quattrenne di una mia amica verrei subito inserita nella lista delle persone da evitare come la peste.
Vabbè, insomma, la mia mamma è arrivata con la pasta dei Puffi.
La pasta dei Puffi è carina, e cuoce in soli 3 minuti. Che cos'ha che non va, dunque?

"Mamma, quetto chi è?"
"E' Puffetta."
"Mamma, quetto chi è?"
"Grande Puffo"
"Mamma, quetto chi è?"
"E' un puffo generico."
"Mamma, quetto chi è?"
"Gargamella".
"Mamma, quetto chi è?"
"E' di nuovo Puffetta."
"Mamma, quetto chi è?"
"Un'altra Puffetta."
E così via.

Il Nano è stato messo a tavola alle 19.30, ed ha passato in rassegna individualmente tutti i componenti dei suoi 40 grammi di pasta. La cena è terminata alle 22.00 circa.
Il primo non è stato finito. Al secondo non ci siamo nemmeno arrivati.

Grazie, eh.

giovedì 26 giugno 2008

Ancora sulla puppa. Basta, però.

Si cresce, porcacciamiseria.
Il Nano è grande. A parte il fatto che è una stanga lunga e magra come la fame, è proprio grande. Sale le scale e le scende con estrema disinvoltura, mangia da solo senza sporcarsi neanche troppo e soprattutto corre. Ieri sera ha corso per un chilometro circa sul lungomare, roba che sia io che il Gig avevamo un metro e mezzo di lingua che strofinava per terra, facendo una sola pausa per abbracciare un malcapitato setter.
E' davvero un bimbo grande. Mi domando come sia potuto succedere, acciderba.
Qualcuno giustamente, alla veneranda età di un anno, nove mesi e cinque giorni, mi fa notare che non è poi così necessario togliersi il reggiseno in pubblico per allattarlo. Effettivamente mi trova concorde, anche perchè non sono una fanatica del nudismo e dell'atto osceno in luogo pubblico.
Sempre quel qualcuno (leggasi a turno amica di famiglia, cugina della zia di una mia parente, maestrina del nido, persino la moglie del mio biciclettaio), di fronte alle scene di nudismo a cui il Nano mi costringe mio malgrado e alla mia espressione di donna distrutta e rassegnata, mi elargisce preziosi consigli su come concludere felicemente l'allattamento. Stranamente, sono tutti capezzologi. Secondo gli accreditatissimi scienziati di cui sopra, il problema non è l'attaccamento al rituale della suzione e il fatto che il seno materno rappresenti il primo legame col mondo. Il problema è il capezzolo. Se si eliminano i capezzoli o si interviene su di essi in maniera meccanica, come per magia l'allattamento si conclude da solo. Facile, vero? Che imbecille, non ci avevo proprio pensato.
Suggerimento light: "Digli che hai la puppa malata!" Giusto. Tanto è scemo.
Suggerimento un po' meno light: "Cospargiti i capezzoli di cioccolato amaro!" Ma perchè non direttamente una Sachertorte, mi domando, che così è contento anche il Gig.
Suggerimento sadico light: "Vedrai che se cominciate ad andare al mare e a fare il bagno, il Nano sente il gusto del sale e si stacca da solo." Che dire? Geniale. Ma un momento, come mai di fronte al panino col salame del babbo non si è tirato indietro orripilato ma ha continuato imperterrito a mangiarselo?
Suggerimento sadico un po' meno light: "Cospargiti i capezzoli di aloe vera. La mia figliolina, dopo che ha provato il gusto dell'aloe, alla vista del un reggiseno già si metteva a piangere!" Assolutamente geniale. Grazie, moglie del biciclettaio!
Suggerimento strampalato: "Mandalo in ferie una settimana coi nonni! Così quando torna non se ne ricorda più". Va bene, mi potrebbe pure andare. Ma poi il conto dello psichiatra chi me lo paga?

A volte si sfiora la follia. Nonna Ansia, rimestando col forchettone nella pentola della pasta, mi riporta col suo solito tono ansiogeno e perentorio il seguente aneddoto.
"La Luisa (che è una sua amica citata perennemente ad esempio del cosanonsidevefare, ed è l'antagonista della Marcella, che invece è quella brava che ha sempre la casa in ordine ed il figlio oculista), non essendo riuscita a togliere in tempo la puppa al suo figliolo, si è ritrovata con lui che la prendeva ancora a 11 anni! Tutti i suoi amici lo prendevano in giro, era lo zimbello della scuola e guarda che fine ha fatto: non si è diplomato, e va a fare la raccolta dei pomodori in mezzo agli extracomunitari! Adesso è il momento: sfodera la grinta, opponiti al suo volere, traumatizzalo se è necessario, ma non fare di lui uno smidollato pipilone! Adesso è il momento in cui deve diventare UOMO. "
Ecco. Io adesso devo scovare un sistema per mentire al resto del mondo. Devo dire che l'allattamento è concluso e che il Nano è un bambino grande, saggio ed equilibrato.
Comunque magari si stacca davvero, prima o poi.
Io non ce la faccio più, tra parentesi.

martedì 6 novembre 2007

Sui giocattoli.

Noi li vorremmo silenziosi, biancovestiti e puliti. Magari fermi immobili, alle prese col sonaglino, con la scatolina coi buchi preformati, col puzzle. Con la riga da un lato, perfetti miniadulti.
E invece loro sono rumorosi, frenetici, in continuo movimento. Amano sporcarsi, bagnarsi, fare la cacca nei momenti meno indicati. E col sonaglino, con la scatolina coi buchi e col puzzle non giocano. Li lanciano urlando, li rompono, preferiscono far rotolare il barattolino della crema per le mani o far casino con i mestolini della cucina. Loro non vedono gli oggetti legati ad un uso canonico. Loro non hanno le nostre infrastrutture. Loro sperimentano altri modi di vedere il mondo, forse pure migliori del nostro. Solo che noi molte volte inorridiamo, anche se i loro gesti non hanno effettive conseguenze, solo perchè l'uso improprio è contrario al sistema secondo il quale siamo stati addestrati.
Ho usato il termine addestrati non a caso. C'è una differenza ben precisa tra educazione e addestramento. Insegnare a dire grazie, o a non imbrattarsi la maglia nuova è addestramento, e lo si può fare con successo con molti animali superiori. Insegnare che è bello essere gentili con gli altri perchè così gli altri lo saranno con te, questa è educazione. Insegnare a non sporcarsi lo è già meno, secondo me, ma per evitare che una mamma si spari un colpo in testa piuttosto che per altro, ma vabbè, questa sono io e non bisogna farci troppo caso.
E' che mi fa male vedere come il mondo sia poco a misura di bambino. Come anche cose destinate a loro siano poco funzionali all'uso che ne faranno.
Io ce l'ho un po' con la Fisher Price e con altri grandi marchi di giocattoli che si trovano comunemente sul mercato.
Se si prende un giocattolo "comune" e lo si osserva, si capisce che è progettato per essere dato in consegna ad un bambino perchè ci giochi da solo e non rompa le scatole mentre noi siamo occupati a fare altro. Sono giochi imbecilli, per lo più. Sanno fare una sola cosa, e fanno sempre e solo quella. Non si rompono e sono monotoni. Se perdi un pezzo, sei fregato.
Al Nano hanno regalato una tartaruga, ad esempio, che ha una specie di trottola interna che fa vorticare tre palline schiacciandole la testa. Emette una musichina. Fine del gioco.
Ovviamente, le tre palline erano la cosa più divertente. Il Nano le ha fatte rotolare dappertutto, le ha lanciate, leccate, toccate, e poi inesorabilmente perdute da qualche parte.
Al momento, delle tre palline non si sa più nulla. La tartaruga, invece, è sempre qua.
L'altro gioco assurdo è il trenino. Per montarlo ci vuol mezz'ora, e qua occorre un adulto in possesso di diploma di laurea in materia scientifica (ed io quindi fallisco miseramente), i vagoni si staccano e cadono, e la motrice funziona solo se dentro si inserisce un determinato pupazzino. Il pupazzino è microscopico, e non si trova più. Al suo posto non si può mettere nulla, solo quel dannato pupazzino. Fine anche di questo.
Il Nano, dal canto suo, coi giocattoli ha trovato una sua dimensione: coperchi di pentole da sbattere insieme, mollette da biancheria da nascondere in una scatola, un vecchio barattolo di plastica da gelato da far rotolare e da usare come contenitore per varie cose che trova per casa.
Questi giocattoli sono infinitamente più divertenti. Anche mangiare una saponetta, è più divertente. Anche rubare il barattolino della nivea da un cassetto del bagno ed impiastrarcisi di soppiatto, è molto più divertente.
Da oggi ho deciso che farò lo sciopero dei giocattoli. Non ne comprerò più, e se qualcuno si presenta in questa casa con il solito pacchettino del cacchio con qualche bel giocattolo, ringrazierò sentitamente inclinando il capo alla maniera giapponese, e poi scaraventerò tutto nel primo bidone.
Adesso il Nano sta giocando con due tappi di sughero da damigiana, trovati da me stamattina in garage. Appena li ho visti ho pensato: questi piacerebbero al Nano. E ci ho indovinato.

Insomma, ribadisco: il mondo non è a misura di bambino. E’ piuttosto a misura di adulto e del suo portafoglio.

Maremma, ma come mai mi fanno così arrabbiare, queste cose?

Sarò scema, oh.


E' che la pediatra del Nano mi ha chiesto di scrivere della mia esperienza di allattamento per un seminario. Io ci ho provato, mi son messa qua al computer, ma mi è venuta fuori questa roba qua, che con tette e latte non c'entra proprio nulla.

Ma ora mi metto qua e scrivo.

mercoledì 31 ottobre 2007

Pianola cinese

Mia mamma è quella dei giocattoli educativi. Mesi fa, quando il Nano era ancora un mezzo sgorbio sbavante e nullafacente, arrivò a casa con una pianola cinese.
"Mamma, ma non è un giocattolo adatto ad un mezzo sgorbio sbavante e nullafacente!" esclama Lupina inorridita più che altro dall'aspetto marcatamente cinese della pianola.
"E' un giocattolo educativo, cara Lupina ignorante. Da cosa pensi che derivi la tua spiccata sensibilità musicale?" chiede Nonna Ansia con la solita, antipatica supponenza. Tutti, in questa csa, sono convinti che io sia l'erede naturale di Mozart, ma non si è capito perchè.
Per la croncaca, la mia spiccata sensibilità musicale è sfociata in alcuni... ehm, chiamiamoli tentativi di musica sperimentale. O forse è meglio definirli rumori molesti.
A 7 anni decisero che sarei diventata una grande pianista, solo perchè suonavo ad orecchio 44 gatti. Mi mandarono a lezione di piano da una mia zia maestra di musica, che dopo un paio di anni mi rimandò a casa bollata per sempre come incapace. Visto che col pianoforte non era andata granchè bene, decisero che sarei diventata una grande chitarrista. E mi comprarono una chitarra classica. La scelse mio padre, in una specie di self service degli strumenti musicali. Dovete sapere che mio padre è molto più gigantesco del Gig: è alto 2 metri circa, ed al posto delle dita ha delle pale eoliche. La chitarra che scelse per me, ovviamente, era a sua misura, e si poteva suonare solo con delle superdita ipercallose. Le mie ditina segaligne gli facevano un baffo, a quelle cordone da ormeggio, ed infatti per tirar fuori un accordo decente ci ho messo sei mesi.
Nel frattempo, tutti si erano stufati di sentirmi tormentare le corde del chitarrone nella solitudine della mia camera, e quindi pensarono di regalarmi una cosa più piccola e maneggevole: un violino.
E lì, si pentirono amaramente. Soprattutto perchè a me piaceva tirarmela col violino sotto il mento, e stavo ore ed ore ad emettere suoni da segheria nella speranza di riuscire a combinare qualcosa. Ma mi stufai presto, anche perchè col violino non si cuccava un cavolo: decisi, stavolta spontaneamente, di comprarmi uno strumento diabolico.
Il sassofono in effetti è lo strumento del diavolo. Se in Beautiful c'è una scena di sesso, di sottofondo sicuramente c'è il sassofono che latra.
Ed il mio latrava, eccome. Ho fatto uscire di testa tutti i cani del vicinato. Quando i parenti ed i vicini decisero che ne avevano abbastanza, non senza qualche lettera da parte di avvocati vari, riposi il sax nel suo astuccio e non se ne parlò più.
Adesso, con questa pianoletta cinese che si affaccia timida nella nostra vita, rivedo mia madre e le sue manie musicistiche tornare prepotenti alla ribalta.
Il Nano, intanto, schiaccia a caso i pulsanti della tastiera, che ha anche una serie di fastidiosissime musichine incorporate che ogni tanto partono da sole facendoci sobbalzare di spavento, e non c'è modo di limitarle: i cinesi, popolo maligno, non hanno messo la regolazione del volume. La pianoletta malvagia, inoltre, ha anche il difetto di essere fatta un po' a cazzo di cane ed in barba a tutti i criteri di sicurezza del marchio CE: il Nano ci si è rinchiuso le dita non si sa come, l'ha scaraventata per terra, ci ha camminato sopra, l'ha lasciata in giardino prima di un acquazzone, e alla fine si è rotta. Non che abbia smesso di suonare: ha cominciato piuttosto ad emettere ronzii e scricchiolii, ma non è morta.
L'ho dovuta uccidere io, gettandola via.

Mia madre ieri sera è arrivata con un regalo per il Nano: un'altra pianola cinese.
Identica all'altra.
Ma questa è la versione extralusso: ha il microfono.
Adesso siamo proprio a posto.

martedì 11 settembre 2007

Bimbi a Molla e ansie, ansie, ansie.

Oggi ho incontrato la Bambina a Molla con la mamma e la nonna.
La Bambina a Molla era una tenera infanta che frequentava il nostro corso di acquaticità, accompagnata da una mamma marchigiana dalla parlata impossibile, che ad un certo punto è sparita e non si è vista più.
La Bambina a Molla adesso ha 10 mesi, e a parte i capelli che sono notevolmente cresciuti, è sempre uguale a 4 mesi fa. La mamma anche. E devo dire che nemmeno la nonna è cresciuta per nulla.
Io quando vedo un nano che non è il mio, non so mai che cacchio dire. Allora penso a cosa dicono quando vedono il mio, e prendo ispirazione.
"Uh, che carina la Bambina a Molla! E' cambiata proprio tanto!"
" E ce credo. E' sotto antibiotico, son 4 mesi che ha la nefrite."

. . .

Io e qualche altra mamma maligna, frequentatrice del famigerato corso, avevamo una teoria sulla Bambina a Molla e sui rapporti coi suoi familiari.
Secondo noi, stavano cercando di farla fuori.
La Bambina a Molla veniva vestita random, ovvero assolutamente senza prendere in considerazione le condizioni meteo. Quando faceva caldo, doppio strato di lana. Se invece il clima era freddo o addirittura piovoso, t-shirt di cotone leggero a maniche lunghe e niente calze.
La mamma della Bambina a Molla sosteneva che anche da piccola, una donna non può rinunciare alla sua femminililtà, e a tutti quei piccoli particolari che servono a sottolinearla elegantemente. La Bambina a Molla, infatti, calva e con le orecchie a sventola come una tazza della Parmalat (quelle con la faccia, si vincevano coi punti), sfoggiava un paio di enormi, orribili orecchini, totalmente sproporzionati alla sua piccola faccia imbronciata.
Col tempo ho capito che non era perennemente imbronciata. Era preoccupata.
La Mamma della Bimba a Molla la lasciava nel passeggino senza legarla, cosa che mi generava un'angoscia indescrivibile, anche perchè la Bambina a Molla, essendo appunto a molla, non stava ferma un minuto, e scivolava inesorabile verso la fredda maiolica del pavimento.
Mentre la mamma e la nonna se ne stavano fuori dalla porta della piscina a fumare, la Bimba a Molla piangeva e scivolava, scivolava, scivolava. Per fortuna c'era sempre qualcuno a riacchiapparla.
La mamma, ridendo, confessava che lei non la legava mai, tanto è caduta un sacco di volte, mica è mai morta.
La Bimba a Molla, in piscina, era l'unica che a tre mesi faceva i tuffi. La mamma ed il papà se la lanciavano ridendo. La Bimba a Molla a volte rideva, a volte no. Una cosa che faceva sempre era bere. Forse quando sarà grande (a patto che ci arrivi) associerà l'infanzia con il sapore del cloro, come Proust con le madeleinettes.

Oggi la Bambina a Molla era meno a molla. Ferma nel suo passeggino, rigorosamente senza capote e ombrellino, sudava completamente esposta al sole nel suo completino di jeans.
"Ma non ha caldo, con questo sole che le batte addosso?"
"Noo, seee, è facile che abbia freddo. Stamattina aveva un febbrone!"
"Ma voi la portate in giro così?"
"E mica si può stare sempre a casa! E poi è sotto antibiotico, che vuoi che le succeda? Abbiamo pure prenotato un viaggio a Santo Domingo e ce la portiamo con noi!"
"Ma con la nefrite come fate? Siete tranquilli? E se le succede qualcosa mentre siete lì?" ecco Nonna Ansia, che si affaccia con le sue mille fisime da una finestrina nel mio DNA. Oddio, forse stavolta non esagera con le ansie.
"Ma ci saranno dottori ed ospedali anche lì"
La logica della mamma della Bimba a Molla non fa una grinza.

"Vi siete iscritti in piscina, voi?"
"No, ancora no. Non sono ancora sicura di poter portare il Nano già da settembre, sono un po' incasinata."
"Noi invece già ci siamo iscritti. Per la verità, la pediatra ci aveva detto che una bambina di 10 mesi con la nefrite non si può stancare troppo... ma noi zitte zitte ci siamo iscritte e ci andiamo lo stesso! Ih ih ih! Così la Bambina a Molla si stanca ben bene, e ci lascia in pace." ridacchia la mamma.

Io ammiro queste due donne. Le ammiro veramente. Al posto loro sarei divorata dall'ansia e dal senso di colpa, vivrei murata viva in casa probabilmente sbattendo la testa ritmicamente contro qualche stipite, e sarei devastata interiormente. Se l'Ansia avesse un corpo, sarebbe quello di mia madre. E sarebbe lì, a darmi il tormento coi suoi consigli non richiesti.
Sarei continuamente al pronto soccorso a spaccare i maroni ai medici, ai quali ormai darei del tu.

La nonna, che fino ad allora aveva taciuto, si accende una sigaretta e scuotendo la cenere sul capino biondo e sudato della Bimba a Molla dichiara:
"Ma guarde qqua: per avere la nefrite, sta fija è proprio un fiore!"


mercoledì 29 agosto 2007

Genitori di bambini che non si divertono scrivono a Lupina.

Da: papà_di_bambino_che_non_si_diverte@deliriocollettivo.it
A: lupina@direzionedelparco.com
Data invio: mercoledì 29 agosto 2007 20.08
Oggetto: Piscina bimbi


Spett.le Direzione



vorrei segnalare che, a seguito di nostra esplicita richiesta al Vs. recapito telefonico per sapere se la piscinta bimbi potesse essere utilizzata da un bimbo di 7 mesi, non ci è stato precisato che poteva essere utilizzata purchè il bimbo accettasse una temperatura di circa 28°C (cosa non ovvia, e probabile deterrente per molti genitori all'utilizzo della piscina per i propri bimbi a meno che non siano già a conoscenza del fatto che i loro bimbi si sanno ambientare a tale temperatura, ben diversa da quella indicata dai pediatri per il bagnetto.)

Contestualmente, suggerirei la presenza di un (piccolo) bacino adiacente alla piscina con profondità dell'acqua sufficientemente piccola da essere scaldato maggiormente dal sole: dopo la facuiel ambientazione in tale bacino, un passaggio alla piscina bimbi diventerebbe più semplice.

Distinti saluti,

papà_di_bambino_che_non_si_diverte





"Pronto, ristorante Taldeitali? Sono il Signor Papà_di_bambino_che_non_si_diverte. Vorrei prenotare un tavolo per stasera, ma prima avrei bisogno di alcune informazioni."


"Prego, chieda pure. Siamo lieti di esserle utili."

"Avrei bisogno di sapere se un bambino di 7 mesi si può portare nel Vostro Spettabile ristorante."

"Beh, direi di sì. Da noi vengono a cenare molte famiglie con bambini, il nostro è un ristorante per famiglie."

"Bene, allora veniamo."

. . .

"Buonasera, siamo la famiglia del bambino_che_non_si_diverte, questa è la mia signora e questo è mio figlio. Abbiamo prenotato un tavolo ed abbiamo cenato, solo che il bambino non ha mangiato nulla ed ha pianto tutto il tempo."

"Mi spiace. Posso fare qualcosa?"

"Beh, dovete ridarmi indietro tutti i soldi, altrimenti chiamo il Gabibbo. Non solo il bambino non ha ordinato la cena, abbiamo dovuto pure pensarci noi e gli abbiamo ordinato un piatto di pappardelle al cinghiale. Adesso come la mettiamo, eh?"

"Ma le pappardelle al cinghiale non sono adatte ad un bambino di 7 mesi! "

"Guardi, guardi anche lei: lo metto davanti al piatto e nulla, non mangia. E' triste, guardi che faccino, poverino! Ma quando ho telefonato ho chiesto se il Vs. Spettabile Ristorante fosse adatto ad un bambino di 7 mesi, voi mi avete detto di sì. E'una truffa! Adesso mi dovete restituire i soldi, altrimenti vengo col Gabibbo, eh!"

Ok, fine del sogno ad occhi aperti.
Ma adesso io a questi cosa cavolo rispondo?

Ma come avranno fatto a sapere la temperatura dell'acqua? Stai a vedere che vanno in giro col termometro...




martedì 28 agosto 2007

Bambini che non si divertono.

In effetti, sto scrivendo troppo ultimamente, ma ho dei tempi morti da riempire, e sono davvero atroci le ore trascorse a far finta di lavorare su fogli excel, però questa cosa qua la devo troppo raccontare.

Suonano al citofono dell'ufficio. Fuori ci sono una coppia sui quaranta anni con un bambino piccolissimo in un passeggino. Hanno uno sguardo strano, allucinato, che dovrebbe darmi già un indizio sullo stato mentale, ma non ci faccio caso.

"Chi è?"

"Salve, siamo due clienti. Vorremmo fare una segnalazione"
Li faccio entrare.
"Senta, io vorrei fare una segnalazione"
Sfodero il migliore dei miei sorrisi: "Prego. Qualcosa non funziona?"

"No, volevo segnalare che mio figlio non fa il bagno".

"Prego???"
"Sì, non vuole fare il bagno".

Attimo di lupiniano imbarazzo. "Ah, capisco. Ma il figlio chi sarebbe? Questo bambino piccolo qua?"

"Sì, questo bambino. Non vuole fare il bagno."

"In che senso, mi scusi?"

"Sì, insomma, lo metto nell'acqua nella vasca dei bambini, con la ciambella, e lui piange."

"Ehm, mi scusi, ma io cosa ci posso fare?"

"Io ho telefonato ieri per sapere se il parco acquatico era adatto anche ad un bambino di sette mesi, e mi avete detto di sì. Invece mio figlio non si diverte. Sta lì fermo e piange. Voi mi avete truffato, questa è una truffa! Io vado a Mi Manda Rai 3! Io chiamo il Gabibbo!"

A questo punto, il sospetto di trovarmi di fronte a due persone poco sane di mente diventa realtà: finalmente, interviene la moglie a fugarmi ogni dubbio.
"Sì, signorina. Non lo vede come è triste, poverino? Non si sta divertendo! E noi siamo venuti per quello: PERCHE' IL BAMBINO SI DIVERTA!"
Oddio. Mi azzardo a rispondere: "Ma scusate tanto, ma voi siete venuti qua perchè un bambino di sette mesi si divertisse? Pensate che per lui faccia una qualche differenza stare qua o stare al mare?"
Ecco. Lo sapevo. Adesso li faccio incazzare ancora di più. Ma perchè non me ne sono stata zitta?

Al che la signora inviperita mi risponde: "Noi volevamo regalare a nostro figlio UNA GIORNATA MEMORABILE, ed invece voi gliela avete rovinata! Adesso è triste, guardi qua che faccino mogio! Ed è tutta colpa vostra! E lei, " mi fa con il più totale disprezzo, " si vede benissimo che non è una mamma e che non capisce niente di bambini!"
. . .
E' il momento di sfoderare il sorrisone a 32 denti. Facciamoci coraggio.
"Signori, volete la restituzione del costo del biglietto? Accomodatevi pure alla cassa!
E a questo bel bambino mogio mogio regaliamo un bel pelouche della mascotte del parco! Arrivederci a presto!"

Non c'è limite al peggio.


venerdì 20 luglio 2007

Mamme virtuali

Le mamme virtuali sono una razza strana. Io ne faccio parte, ma poco poco, essendo una outsider praticamente da sempre. Forse dire disadattata sarebbe più corretto ed indicato, ma dai, outsider fa più figo.
Le Mamme Virtuali pianificano. Io non ci sono riuscita, il Nano si è impossessato del mio corpo durante il complicato rituale della vestizione pre-capodanno, in un momento in cui la calza autoreggente con gonna lunga ed anfibio da sera andavano di gran moda e solleticavano il nostro immaginario collettivo. Niente stick per vedere se ovulavo, niente computerino, niente temperatura basale. Solo spermatozoi ed ovulo, ma non era previsto.
Le Mamme Virtuali sono consapevoli fin dal primo giorno della loro condizione. Io no. Continuo ad andare in bicicletta come se niente fosse, faccio sforzi disumani, aspiro vernici pericolose, sposto pesante mobilio in noce nazionale e l'unica cosa che sento è un po' di gonfiore alle tette, e ste ovaie che sbatacchiano. Ma si sa, son le mie cose che arrivano, non sono mai stata regolare in nulla.
Le Mamme Virtuali arredano le camerette fin dal terzo mese. Io alla vigilia del fatidico nono avevo una casa che sembrava un magazzino, e la camera del Nano ne rappresentava il fulcro: non era stata imbiancata, traboccava di vecchie suppellettili e non c'era niente di utilizzabile, se non un vecchio armadio bianco di quando ero bimba. Nessun guardaroba con gli orsacchiotti, neanche una culletta, neppure un lettino, tantomeno un fasciatoio. Adesso che il Nano ha quasi 10 mesi, devo dire che la sua cameretta non è cambiata un granchè, è solo stata imbiancata e svuotata dalla roba inutile. Per il resto, è rimasta basic.
Le Mamme Virtuali hanno mille interrogativi: quanti chili devo prendere? tornerò normale dopo la gravidanza? Come prevenire le smagliature? Come fare per non avere cotechini al posto delle gambe? Quali esercizi fanno bene al mio corpo?
Io ho mangiato come un passerotto per tutta la gravidanza, per sbroccare poi nel mese d'agosto, complice la Polda ed i suoi crostini assassini. Delle smagliature, me ne sono fregata. Tanto ce le avevo già, si sono solo sovrascritte.
La Mamme Virtuali hanno dei parti terribili, e assolutamente fuori dal comune, con travagli infiniti, scene di sangue che schizza ostetriche e ginecologi attoniti, bebè che nascono con 15 giri di cordone ombelicale intorno al collo e nodo da cravatta. Io, che ho avuto un culo pazzesco, ho sparato fuori il Nano in 3 ore, e sebbene non sia stato poi tanto divertente, lo rifarei anche subito.
Le Mamme Virtuali allattano, ma hanno le ragadi e la mastite, oppure il latte non è sostanzioso ed il bimbo pretende di stare attaccato tutto il santo giorno, alla fine è meglio il biberon che è anche più pratico, glielo può dare anche la nonna, lo zio, il babbo, il vicino di casa.
Le Mamme Virtuali hanno delle attrezzature incredibili. Hanno tutto per tutti. Il tiralatte, il paracapezzoli, lo Sterilizzatore Atomico a Sminuzzamento Molecolare, lo scaldabiberon da casa, lo scaldabiberon da viaggio, lo scaldabiberon da aeroplano, il cuscino col battito cardiaco, la giostrina spaziale con le api fotoniche, la palestrina con i giochi di luce ad attivazione vocale, la sdraietta a motore che culla il bambino senza bisogno di presenza umana, i ciucci da giorno, da pomeriggio, da sera...
Io invece NON AVEVO UN CACCHIO. Dotazione minima: vaschetta per il bagnetto, fasciatoio scrauso dell'Ikea, pannolini. Fine. Neanche un minimo ciucciotto di gomma da 3 euro. Il budget stanziato per il Nano era un budget da poveri. Anche perchè ho notato che l'unica cosa che lo rendeva davvero felice era stare sulla mia pancia nuda, attaccato alla tetta. Fine della storia. La roba che ci hanno regalato non è stata usata ed è rimasta nell'imballo originale, pronta per essere ripiazzata alla prossima puerpera.
Le Mamme Virtuali tornano subito in forma. Se la mia forma damigianoide è considerata ancora vagamente umana, allora sì: sono in forma anch'io. "Basta smettere di allattare e mettersi a dieta, cominciare ad andare un po' in palestra" mi consiglia una Mamma Virtuale. "Dagli il biberon e vedrai che ti trovi bene, senza più schiavitù"., senza rendersi conto che questo genere di consigli, elargiti a chi ha poco senso critico, sono la rovina dell'allattamento al seno.
Le Mamme virtuali però sclerano, e di brutto. Non appena si accorgono che il fagottino profumato di talco e di olio baby non è nient'altro che un energumeno miniaturizzato, pieno di cacca fino alle orecchie, con le coliche, l'eritema da pannolino, la crosta lattea che lo rende impresentabile, i brufoli, che non è un tesorino mangia-e-dormi, ma un essere umano.
E come tale, non programmabile, non computerizzato. Semplicemente, umano, ma un po' più piccolo.