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domenica 6 dicembre 2009

Malattie gravi e terapie nonnesche. Mai farsi cogliere impreparati.

In questo periodo di grande aridità bloggica, mi sono accorta che questo blog non si autoaggiorna come per magia ma che devo mettermi lì e scrivere. Acciderba, una bella fatica per una povera donna incinta con mille cose a cui pensare.



E comunque, siamo malati.

Abbiamo la tosse. Da tempo immemorabile.

E dico abbiamo, perchè sebbene io goda di discreta salute a parte emorroidi, reflusso gastroesofageo (che mia suocera ha tentato di curare a colpi di bagna caoda, santa donna), una strana irritazione intorno alle narici e altri disturbi di cui non parlo, è come se io fossi parte del Nano e lui fosse parte di me, quindi se salta il pasto NON ABBIAMO MANGIATO, se non dorme NON ABBIAMO DORMITO, insomma, 'ste cavolo di amenità mammesche di stacippa.



I rimedi che ho scelto per lui ovviamente non vanno bene.

E sono combattuta, da un lato c'è mia madre con il suo sistema 3L e dall'altro mio suocero con lo sciroppo di rapa.



Spiego brevemente.

Il sistema 3L consta di tre fasi fondamentali: la prima, denominata LANA, consiste nel vestire con moltissimi strati di maglioni di lana, calzamaglie, calzini, il povero infante, che deve assumere improvvisamente 4 taglie in più per via dell'imbottitura. Ci si può fermare solo quando la temperatura corporea supera quella di fusione dell'uranio. La seconda fase, denominata LATTE, consiste nel somministrare al Nano imprigionato nei maglioni parecchie dosi di latte, facciamo anche un litro e mezzo al giorno, fino a che non dimostra disagio fisico cacandosi addosso, perchè non dimentichiamo che oltre il 60% della popolazione mondiale è intollerante al lattosio e così pure mio figlio. La terza fase, quella decisiva, è la fase LETTO. La fase letto, come potrete capire dal nome, consiste nel tenere a letto un treenne.

Ahahaha, facile eh? Una cazzata veramente. Munitevi di lettini di contenzione, di quelli con le cinghie. Mica facili da trovare, da dopo la legge Basaglia se ne trovano in giro soltanto in certe strutture per anziani dove non fareste ricoverare manco vostra suocera. Altrimenti ipnotizzatelo con i teletubbies in loop.

Pare facile, ma non lo è.



L'altro rimedio collaudatissimo da mio suocero (che non dimenticate, era quello che suggeriva di strofinare con la grappa le gengive del bambino alle prese coi primi dentini), è il miracoloso sciroppo di rapa. Lo sciroppo di rapa, come suggerisce il nome, è un estratto di rapa trasformato in sciroppo attraverso non so quale misterioso processo (che a pensarci bene non voglio manco sapere), attraverso il quale un quintale e mezzo di rape producono un decilitro di liquido denso dal colore opalescente.

Avete presente il sapore delle rape? Buone, vero?
Vero che se vi dicono "immagina una cena in un ristorante elegante" e vi mettete a visualizzare le pietanze che desiderereste ardentemente mangiare, vi vengono in mente le rape? Succede sempre anche a me. Ma la cosa che mi piace di più in assoluto dello sciroppo di rape prodotto dalla premiata ditta Adorati Nonnini, è immaginare Nonna Mimetica che rimesta nel pentolone, magari senza dentiera, con la sigaretta in bocca in quella posizione particolare che assumono tutti i fumatori quando hanno le mani occupate, ovvero cicca sul lato del labbro e occhio chiuso, cosa che la farebbe somigliare ad una specie di Braccio di Ferro. Un'immagine di un romaticismo unico, alla quale amo pensare quando mi sento minacciata dagli eventi di questo mondo.

Ecco, lo sciroppo di rapa si presenta in un barattolino piccolo, o in una bottiglietta da succo di frutta, che un tempo contenevano altre cose. Questo packaging è FONDAMENTALE per garantire al consumatore finale (in questo caso, il water) la garanzia che il prezioso elisir di gioventù (o giovinezza, scegliete a seconda se siete di destra o di sinistra) sia effettivamente fatto in casa dalle sante manine di una nonna premurosa.
Una volta che avrete questa garanzia inderogabile, aprite il barattolo ed accostatevi le narici. Di cosa sa? Non ha importanza. La cosa importante è che VE NE LIBERIATE. Somministratelo dunque in un'unica dose al water di casa, oppure se disponete di un pozzino biologico a portata di mano, potete gettarlo lì e dimenticarvene.
E mi raccomando, quando i suoceri si informeranno telefonicamente del fatto che lo sciroppetto abbia sortito un risultato, simulate entusiasmo per questo prodotto - anzi - questo MEDICAMENTO del tutto naturale, emanazione diretta del principio omeopatico della Rapa Communis, e comunicate loro che sta sortendo i miracolosi effetti tanto agognati. Infatti il vostro w.c. continuerà a splendere di biancore porcellaneo, e vostro figlio non vi odierà per averlo costretto a buttar giù qualcosa di realmente disgustoso ed inavvicinabile.

E mi raccomando, sappiate essere creativi.
Quando vostra madre vi chiederà le tre fatidiche conferme allo stato di effettiva applicazione della terapia, ovvero "gliel'hai messa la lana?" come no, mamma: una pecora intera.
"Gliel'hai dato il latte?", certo, gli stiamo tenendo la bocca aperta, il Gig tiene fermo l'imbuto ed io provvedo a versare; "Ma il bimbo è a letto?" certo che sì, è nel suo lettino con la pecora di cui sopra. Speriamo solo che faccia effetto l'antipulci.
Speriamo.

giovedì 29 gennaio 2009

L'aiutante di Straccioman

E' da una settimana che Straccioman sparge quasi invano i suoi batteri spaziali su di noi. Tutto avvolto nel potere del pile, è diventato intoccabile per le botte di scossa elettrica che dà e si medita di utilizzarlo come fornelletto ammazza-zanzare la prossima estate, così finalmente si riesce a cenare sul terrazzo in santa pace. Le mitiche ciabatte Sleddog, foderate di un pile che non ce l'hanno nemmeno nei paesi artici, sono state sostituite da un paio nuovo, recante la scritta University De Fonseca. Che se sapevo che esisteva, mi iscrivevo lì invece che a Pisa, davo una bella tesi sulla fenomenologia della ciabatta, e magari a quest'ora avevo anch'io il mio bel posto fisso in una grande azienda al servizio del consumatore.

Il Gig ha scoperto un nuovo hobby. Non bastavano i Carcass e i Napalm Death a far casino in questa casa.
Adesso va di moda la tosse. E mica una tosse normale.
Sembra di essere in un rifugio per cani, nel quale è stato introdotto un gatto che continua a passare e ripassare davanti alle gabbie.

La carbocisteina di cui si irrora copiosamente gli fa un baffo. Son giorni che non riesce a mangiare, un po' perchè sputa tutto e non riesce ad inghiottire, un po' perchè ci sono i cavolini di Bruxelles in offerta alla Coop e diciamo che mi sono fatta un po' prendere la mano, tanto che quando si apre il frigo in casa nostra bisogna far attenzione alla roba che rotola giù e sparisce sotto i mobili, dove resterà anni a mummificare.
Straccioman è un supereroe strano, ma ne ho già parlato in abbondanza in passato. Ma quello che non ho detto, è che come il più celebre Bat Man, anche Straccioman ha un aiutante, come il famoso Robin: è di media altezza, ha i capelli bianchi, gli occhiali ed un bel pancione. Ma chi è? chiederete voi, Babbo Natale? Perchè in effetti dalla descrizione potrebbe pure sembrare.
E invece no. E' un pensionato dell'Enel.
E' Nonno Asl.

Nonno Asl ci fa visita quotidianamente per farci il riassunto della puntata di Elisir sulla tubercolosi e sul broncospasmo che ha videoregistrato e che si riguarda ogni tanto, per ripassare l'argomento Affezioni gravi delle vie respiratorie. E ci informa molto gentilmente che stiamo per morire, che il nostro destino è segnato, che dobbiamo prendere lo sciroppo.
Che il nostro medico curante è un caprone, perchè non ci prescrive mai nulla, e ci lascia rantolare così, come cani, senza neanche il conforto di un miserabile antibiotico.
E ci porta le medicine di sua iniziativa. E ci consiglia una serie di ottimi rimedi: sciroppo di rape confezionato dalle sante manine di nonna Mimetica (oops, scivolato per disgrazia nella spazzatura, acciderba, come è potuto accadere?), sciroppi per la tosse di svariate qualità e dimensioni e colori, che adornano in maniera raffinata ed elegante l'armadietto dei medicinali. E quasi quasi mi dispiace che sia tutto rinchiuso lì dentro.
Però a pensarci bene l'aiutante del Gig non è proprio un vero aiutante, perchè un aiutante serio non teme così tanto il contagio, ma si lancia nelle fiamme per portare soccorso al suo compagno Straccioman.
Invece Nonno Asl ha una fifa blu di ammalarsi. Come percepisce la classica goccia al naso, corre a mostrare le terga ad un infermiere e si fa sforacchiare le chiappe per evitare di prendersi l'influenza, e in questi giorni ci viene a trovare ma non osa varcare la soglia, spingendo le medicine che così amorevolmente ci compra attraverso la soglia di casa col piede o con il manico della scopa per spazzare il terrazzo.

E comunque, Nonno Asl è convinto che col nostro comportamento disgraziato faremo morire il Nano. Non lo curiamo abbastanza, ha sempre il moccio al naso ed un rantolo da far spavento. E attenzione, che la sua nonna ha avuto la tosse da piccola, non si è curata ed è morta novantaseienne con questa tossaccia che l'ha tormentata tutta la vita.
Novantaseienne.
Mah.

mercoledì 26 novembre 2008

L'esilio

Cosa ci fanno le insalatiere dell'Ikea nel mio bagno?

Come mai le scarpe sembrano animarsi di vita propria ed andare in giro per casa?

Chi ha sparso i miei trucchi nella vasca da bagno?

Da chi fuggono sconvolti, tutti questi poveri gatti, coi peli del groppone spettinati e qualche ciuffo mancante?

Donne, sappiate che dopo due settimane di clausura forzata tra le mura domestiche, anche il cherubino più serafico si trasforma in Chucky la Bambola Assassina. Dopo aver sventato una serie imprecisata di telefonate in Svezia (non si capisce come mai il Nano, se schiaccia dei tasti a caso sul telefono di casa, gli esce sempre fuori lo 0046 iniziale), raccolto la spazzatura che puntualmente viene sparpagliata per casa, divelto divani alla ricerca di torsoli di mela e rametti di finocchiella di cui noi lupini siamo ghiotti (per la verità soltanto io), trovato castagne bollite in tutte le ciabatte a nostra disposizione, ho deciso formalmente che il Nano è guarito. Basta, mi sono rotta i coglioni.
Ed ho tentato di portarlo fuori.
Mia madre, donna ansiosissima e tendente a somatizzare anche i mali degli altri, mi si è aggrappata alle caviglie, paventando i seguenti disastri: il bimbo ha ancora il moccio, guarda che candelona, non lo vedi che ha l'occhio lucido, ma dove vai che c'è un vento che porta via, e se gli viene il broncospasmo/la cacarella/la pellagra/lo scorbuto? Dammi retta, stai a casa, non lo vedi che il bimbo non è guarito?
Ha ragione Nonna Ansia, il Nano non è in forma. Rompe le scatole a mille, farebbe scappare la pazienza anche a Don Bosco. E' una belva irriconoscibile, e fa cose senza senso: oggi ha buttato nella spazzatura urlando CACCA! tutti i suoi trattori, compreso quello col CALLALELLO, ha fatto a pezzi il mio Tirreno di ieri ed ha preteso uno strano miscuglio alimentare costituito da robiola, pastasciutta al pomodoro, minestrina di verdure, cordon bleah e banana. E poi l'ha buttato? penserete voi.
No. Ha mangiato tutto di gusto, facendo il perno sulla guancia ed esclamando BOONO! ad ogni boccone, roba che nemmeno il pastone dei polli che faceva il mio nonno faceva così ribrezzo.
Insomma, io sto impazzendo. Non se ne può più.

Se la gravidanza è un sogno, il post partum un incanto fatto di nuvole rosa e cuoricini, l'allattamento un legame inscindibile e meraviglioso, la malattia dei Nani duenni è una delle piaghe d'Egitto, con tutti quanti gli egiziani in cima alle piramidi a tirar giù pietroni e bestemmie come se piovesse.

Aiutatemi! Voglio una via di fuga da questo delirio di casa, in cui si rischia di ammazzarci quotidianamente per via del tappeto di macchinine e palline e cose informi e scivolose come il Didò-accidentiacchillainventato.
L'asilo nido è una cosa lontana, all'orizzonte, e quasi non se ne vedono più in contorni, il panorama è immerso in una strana foschia. Vedo le educatrici che mi fanno ciao da lunga distanza, come le caprette di Heidi.

Sto perdendo il senno.

venerdì 14 novembre 2008

Malanni

Il Nano ha la fffffebbbbre.
La fffffebbbbre è una malattia tipica dei nani, dona loro dei riflessi verdastri ed ha la capacità di stendere al tappeto tutti quelli che incontra sul suo cammino. Tutti, meno i Nani-veicolo, che con 39 e mezzo riescono a tenere testa al resto del mondo.
La fffffebbbbre è una patologia seria, ha un sacco di f e di b, e come tale merita il massimo rispetto. Non si sa da cosa derivi. Si sa solo che c'è.
E' leggermente più grave della febbre normale. Il numero di f, moltiplicato per il numero di starnuti emessi in un giorno, dà la temperatura massima raggiungibile dall'ammalato, solo che di solito non si sta lì a contare e la cosa viene risolta in altra maniera.
La fffffebbbbre si misura col tererereretrrommrtro, che è uno strumento cilindrico, contenente mercurio. Oppure, nella variante lupiniana, è un coso comprato dal Gig in piena crisi di paternità il secondo giorno di vita del Nano - oddio, se gli viene la febbre con cosa gliela misuriamo? mai mandare un uomo da solo al Bimbo Center -, costituito da un pezzo di plastica con una specie di obiettivo fotografico sulla sommità superiore, ed un display in quella inferiore.
Il tererereretrrommrtro va usato in una certa maniera.
Si avvicina ad una certa zona della testa, compresa tra la fronte e la tempia, si muove avanti e indietro a piacere ad una certa distanza dalla pelle, si aspetta il segnale acustico - biiiiiip - , e si legge il display.
Il tererereretrrommrtro non va buttato per terra, cosa che è probabilmente già avvenuta, dato che il segnale acustico non è più biiiiip ma sgnac, non sa più dare una temperatura definitiva ma preferisce non sbilanciarsi troppo, diciamo che dà un range variabile tra i 36.00 ed i 40.00, e ti ritrovi ad usare il vecchio metodo della tastata sulla fronte. Il tererereretrrommrtro è politicamente corretto, ma inefficiente.

Il tererereretrrommrtro a noi ci sta un po' sul culo. Per fortuna c'è chi lo sta eliminando giorno per giorno.
"Mamma, ciò fffffebbbbre?" mi chiede il Nano col posho che gli cola fluentemente dalle narici.
"Non lo so, Nano. Bisogna misurarla."
"Pendo tererereretrrommrtro." E di solito, casca per terra una decina di volte prima che il Nano riesca a portarmelo.
E adesso rimaniamo in attesa di scoprire, questa fffffebbbbre del cavolo, quanto durerà.
E quanti saranno i morti e i feriti.
Intanto, il Gig ha già il suo bel pizzicorino in gola.

mercoledì 5 novembre 2008

Dacci oggi il nostro malanno quotidiano. Amen.

Oggi mi giravano le palle.
Menomale che c'è il Gig che mi riporta il buonumore.

"Lupi, non sto tanto bene."
"Che hai, stavolta?"
"Ho la punta della lingua come... come... desensibilizzata. Cioè no, sento i sapori, per la verità. Sento l'amaro. Per un attimo sento il sapore dei cibi, poi subito dopo tutto diventa amaro."
"Oddio, Gig, sembra una cosa terribile!"
Il Gig comincia ad eccitarsi. Sembra molto preoccupato. "Sì, è terribile. E' come un formicolio, come una specie di patina che si incolla alla lingua. Al mattino, poi, raggiunge il massimo del malessere, la lingua è tutta impastata, mi si incolla la saliva, il palato mi fa male... "
E qui, mi aspetto la tipica domanda gigghiana.
"... Lupi, secondo te cos'è?"
"Mmmh, fammi pensare... potrebbe essere un cancro alla lingua."
"Oddio!"
"Oppure un problema neurologico."
"Reversibile?"
"Non so, dovremmo fare delle analisi. Oppure, in ultima istanza, un tumore al cervello."
"Tumore al cervello? TUMORE AL CERVELLO?? Ma stai scherzando??"
"Gig, non hai fatto caso ad una cosa?"
"Cosa?"
"Quanto ci metti a bere il caffè?"
"Ma ti sembra il momento per certe domande? No, dico, ma ti pare il caso?"
"Dai Gig, pensaci: hai mai notato che quando andiamo al bar a berci un caffè, tu lo hai già finito da un po' ed io invece devo ancora cominiciare a berlo?"
"Dici che è un problema neurologico? Forse sono troppo veloce a fare determinate cose? Boh, che ne so, magari è un sintomo pure quello... oddio, che cosa terribile! Sto di nuovo per morire! E' terribile, sto malissimo..."

"Gig."
"Eh."
"Ti sei scottato la lingua."

lunedì 9 giugno 2008

Per la cronaca.

L'abbiamo beccata tutti e due. Io con trentotto di febbre sono k.o.
Il Nano invece, con trentotto e mezzo, ha la vitalità dei Kiss in concerto. Ovviamente ha pure le stesse pesche nere sotto gli occhi, ma nonostante ciò niente lo ferma.
Aiuto. Disattivatelo.

martedì 26 febbraio 2008

Il Nano-malanno.

Il Nano-malanno è un morbo terribile, paragonabile soltanto alla peste suina e ad un pericoloso parassita delle viti. Il Nano-malanno non faceva parte della nostra vita, ma adesso c'è e dobbiamo sorbircelo. E come qualche maligno osa insinuare, non è di certo conseguenza di uno strano ricircolo virale che migra dalla punta del capezzolo della Santa Tetta fin giù nell'organismo nanico, ma un qualcosa contratto chissà come. E io non c'entro nulla, sia ben chiaro.
Il Nano di giorno è un nano qualunque. Trascorre la sua giornata giocando con i cani e i gatti, ravanando nel terriccio da rinvasi e portandosi alla bocca frotte di batteri inferociti, guidando il trattore del nonno e familiarizzando con le peggiori schifezze presenti sulla faccia della terra. Questo secondo la Madre dovrebbe bastare per fornirgli un corredo di anticorpi degno del massimo rispetto.
E invece non è così.
Difatti il Nano, allo scoccare dell'ora x, si trasforma in Moccioso Piagnucoloso. E badate bene, il termine moccioso mai fu più veritiero.
Il Nano soffre di un misterioso disturbo notturno, detto anche Raffreddore dal tramonto all'alba. Roba che neanche un genio delle sceneggiature raccapriccianti come Quentin Tarantino si sognerebbe mai.
Verso le sei del pomeriggio, al Nano comincia a scendere una lunga, lenta candela mucosa giù per il viso, e si riempie di caccole. Diventa una creatura ombrosa e scontrosa, con due occhioni lacrimevoli da fare invidia al Gollum. Il Nano comincia a piagnucolare, e comincia a studiare le persone che lo circondano con molta attenzione, fino poi a designare un prescelto. A questo punto, indossa l'espressione facciale più pietosa di cui dispone, e tendendo gli arti superiori si fa prendere in braccio.
"Uh, poverino, ma cos'ha?" si domanda l'ignaro parentado. E non sanno che il Nano, colto d'improvviso dal morbo, non vuole altro che adagiare le sue tenere guanciotte sui maglioni nuovi unicamente per smoccicarli a vita, rendendo tutto molto poco fashion. Il parentado però di solito si lascia commuovere facilmente, non sapendo che le smoccicate del Nano sono composte da un pericoloso idrocarburo in grado di penetrare nel più profondo delle fibre destinando il capo di abbigliamento alla precoce rovina. E così, ci ritroviamo con nonni, bisnonni, cugini e conoscenti segnati a vita dai mocci corrosivi, con un pessimo effetto di rimando sui lasciti testamentari.
Oggi, per esempio, ha smoccicato su un meraviglioso maglioncino misto cachemere della Nonna Ansia, sul quale avevo messo i miei famelici occhi lupini. Ovviamente, adesso che ha le spalline cementificate, mi piace già di meno.
Se riesco a scoprire un antidoto per le terribili emissioni nasali del Moccioso Piagnucolone, è fatta. Chissà quanti bei maglioncini nuovi mi becco.

martedì 12 febbraio 2008

Ancora ammalato. Nze ne può più.

Il Gig sta sempre peggio, ma ancora non è morto. Ha la febbre di default e suda come un camoscio.
Si aggira testando le imbottiture dei divani e del letto, schiantandocisi sopra e assumendo la classica posizione da moribondo con le mani giunte. Si presume che stia testando le imbottiture per le bare, ma la cosa non è certa, dato che non riesce a proferire verbo. Ogni volta che apre bocca viene squassato da un accesso di tosse, ed ha cominciato ad esprimersi a gesti.
Il Nano se la spassa mettendo in pericolo l'incolumità paterna, seminando in giro pericolosi giocattoli: l'alligatore clack clack, posto dietro ad una colonnetta di cemento,si trasforma in uno spaccamalleoli, e le macchinine di legno diventano skateboards assassini. Il Gig si aggira per casa sconsolato, ricoperto di pile e maglioni, inciampando e bestemmiando interiormente per non perdere l'aplomb.
Il Nano se la ride alla grande. Ho il sospetto che lo faccia apposta.
Quando il babbo tossisce, lui assume un'aria malvagia e lo imita.
Spero che la santa tetta faccia il suo lavoro e lo risparmi da questo strazio.
Per il momento, resistiamo. Confido nel mio sistema immunitario a prova di bacillo e nella Santa Tetta.

venerdì 8 febbraio 2008

Cumulo informe di panni e fobie.

Oggi è stata una giornata oserei dire interessante.
Siamo stati svegliati dal Nano in vena di conversazioni, il Gig è andato a lavorare con un oscuro presagio di raffreddore, ho portato svariati gatti dal veterinario per il controllino semestrale tra cui una neo-tripode fresca fresca di amputazione (povera Renza!), mi sono data da fare in casa, e tutto ciò sotto l'occhio vigile della più alta catasta di panni mai realizzata da casalinga residente nell'orbe terracqueo.
Ho provato ad ignorarla, passavo davanti a lei con un cencino fingendo di spolverare, ma lei mi teneva sott'occhio, e ad un certo punto una maglia ha levato la sua manica verso di me e mi ha avvinghiata, impedendomi di proseguire oltre.
E allora, a quel punto mi sono dovuta sorbire la ramanzina.
La catasta di panni stranamente parla con la voce di mia madre.
"Cosa aspetti a suddividere i calzini e le mutande? E poi, non sarà l'ora di buttare via questo reggiseno slabbrato, che ormai non regge più nulla? Guarda questi pantaloni da Nano, come sono spiegazzati! Su, tira fuori il ferro e l'asse, e datti da fare."
Erano le due del pomeriggio. Alle sette di sera ero ancora lì.
Il rientro del Gig mi ha sorpresa dietro la Cappella Sistina tessile, che stiravo e stiravo e stiravo, e la roba sembrava non finire più. L'aroma del sapone di marsiglia era ormai diventato l'odore predominante, in grado di coprire anche quello dei cavoli bolliti tipico delle cucine scalcagnate. Dietro la catasta, si vedevano solo due manine, una col ferro e l'altra con il vaporizzatore.
"Lupi, ho una strana sensazione. Ho un pizzicore sul labbro, il mal di schiena, la febbreaquarantadue, un ginocchio valgo e dei linfonodi molto ingrossati. Secondo te è epatite?"

Da dietro la catasta, non mi ero accorta della trasformazione.
Il Supereroe malato, Straccioman, è ancora con noi.

martedì 13 novembre 2007

La vendetta della Santa Tetta

Gli anticorponi emessi dalla Santa Tetta hanno guarito il Nano in un battibaleno, alla facciaccia di tutti quelli che insistono nel dire che allattare un nano oltre l'anno di età non serve a nulla.
Lui adesso è qua che si lamenta del fatto che io non sia una brava madre, dal momento che lo lascio nel box per farmi quei dieci minutini di cazzi miei (tipo lavarmi le ascelle, provvedere ad un accurato bidet e, finalmente, pettinarmi. E anche scrivere questo post). Nonostante questo, mi deve la salute, 'sto Nano ingrato.

Mia madre, stamattina, mi ha infastidito con la seguente telefonata:
"Sodo bolto balada. Il Dado bi ha attaccato il borbo."
"Eh?"
"Dicevo che sodo balada. Tuo figlio è ud udtore di terribili balattie. E siccobe tu sei respodsabile di tutto questo, devi addare a farbi la spesa. E cobprare cose in 4 degozi diversi, situati ai 4 pudti cardidali della città e lodtadissibi tra loro. Ti ci vorrà ud po' di tebpo, ti avverto."

"Pronto, casa Lupini"
"Prodto, sodo Doddo Asl. Sodo id procidto di borire di scorbuto e di pellagra."
"Uh, Adorato Suocero, mi dispiace molto. Immagino che oggi non potrete passare a prendere il Nano per trastullarvelo un po' voi, vero?"
"Iddovidato, Duora Idgrata. Dal bobedto che sodo ibpossibilitato, il Dado te lo tiedi te. Adesso devo addare. E cobugque, potrebbe essere lupus oppure sarcoidosi, quiddi state attendti. A proposito, tua madre dod ha il lupus?"
"Sì, ma la forma eritematoso-discoide. E comunque, non prevede contagio."
"Sicura?"
"Sì. E' una malattia autoimmune."
"Allora sarà di sicuro sarocidosi"
"Buona agonia, allora. A proposito, a quanto ha la febbre?"
" A tredtasette e tre."

Ecco. Io a trentasette e tre faccio il cambio degli armadi a finestre spalancate e certe volte spacco pure la legna a torso nudo.
Ah, questi anziani!

lunedì 12 novembre 2007

Ritorsione del morbo nanesco

Il Nano sta bene. Non ha più nulla.
E' qua che saltella con due vasetti di plastica in mano, li sbatte per terra e li lancia urlando.

Io ed il Gig invece siamo due stracci. Lui col mal di schiena e 38 di febbre, io con un mal di testa che devo stoicamente sopportare per via della Santa Tetta.
La cara Jes mi faceva notare che i virus escono dai nani molto incattiviti, e colpiscono inesorabili gli adulti facendo di loro stracci per pulire l'argenteria. Anzi, dirò di più: le capacità nanesche ne riemergono decisamente potenziate. Adesso urla come una sirena, lancia gli oggetti con una certa precisione, e stamattina ci ha pure picchiati a sangue mentre dormivamo, facendoci male (il Gig ha subito uno stortamento di naso ed io una calcagnata in un occhio che mi ha fatto vedere le stelle).
Boh, sarà la debolezza per via della dieta, sarà che sono inerme di fronte a cotanta vivacità, ma 'sto nano è davvero agitato e ci porterà ben presto alla tomba.

venerdì 9 novembre 2007

Quandi finiscono gli anticorpi

Il primo raffreddore è arrivato, preannunciato da una serie di starnutini e caccole espulse da micronarici arrossate. Il Nano ha continuato a correre come la pallina di un flipper nelle sue ciabatte nuove color Maschera della Morte Rossa, incurante della febbre che saliva.
Dopo una minidormita di 15 minuti o poco più, che mi ha permesso di ingurgitare la mia cena (un hamburger di tacchino ed un finocchio diviso in 4), il Nano ha cominciato a dare in escandescenze mostrando una candelona al naso di tutto rispetto.
Alle 21.45, dopo aver dormito sulla mia pancia inanellando una serie di "quettocugè quellocugè" nel sonno, le uniche cose che sa dire il Nano sono diventate alla stregua di un mantra. Si è dibattuto come un grongo in una rete, il livello di mentolo nella stanza ha raggiunto gli stessi livelli della fabbrica della Vigorsol, e si è decretata ufficialmente la fine degli anticorpi materni.
Il Nano ha il raffreddore. Colpa di Dennis e Manuel, due unenni incontrati nella sala d'aspetto dell'ospedale dove martedì il Nano è stato trascinato contro la sua volontà per la somministrazione del vaccino. Dennis e Manuel in realtà sono due nani travestiti da poppanti, pagati dai servizi segreti per spargere il morbo del moccio febbricitante tra gli ignari fanciulli che fino ad ora si erano salvati dai mali di stagione e screditare così la famigerata Tetta Salvatrice.
Il Nano, ahimè, stavolta non è sfuggito.
Il latte materno, elargito con tanta generosità dalla puppa, non è bastato.
Adesso dorme, appallottolato come un porcellino di sant'Antonio. Nel lettino sono stati sistemati alla bell'e meglio la copertina del Cavallo Giuseppone e la Bambola Anna, nella speranza che portino conforto al povero malatino.
Per il momento, il silenzio regna nella Villa Lupina. Si sente solo un flebile ronzio di cpu al lavoro, e la mamma ha quasi paura a schiacciare i tastini della tastiera perchè fendono l'aria come i botti che certe vecchie macchine fanno all'accensione.
Il Gig è assente. E' alla cena della ditta, ad elevare il suo tasso alcolico e a farsi sospendere la patente da qualche pattuglia incazzereccia. Si è risparmiato questo strazio del Nano gorgogliante di mocci, e almeno la sua maglia si è salvata.
Già, perchè il Nano ha già preso quella disgustosa abitudine dei mocciosi: si pulisce il naso sulla mia maglietta.
Prevedo una lunga nottata.

Il Nonno Asl, naturalmente, ha pronunciato la fatidica frase: "Ve l'avevo detto, io."
Si attendono con ansia le sue funamboliche diagnosi.

giovedì 2 agosto 2007

Dicevo,

il Nano mi ha appioppato il suo morbo, ed io son sempre qua a starnutire, smoccicare ed infestare l'aria di batteri. E al lavoro, perchè non ho diritto a stare a casa in questa stagione.

Ho pensato bene di spargere microbi ovunque, per far sì che tutti contraggano la malattia e per un attimo possano capire come ci si sente ad essere gravemente ammalati in pieno agosto, e che non è solo un fatto glamour.

Comunque il Nano sta bene. E' guarito in mezza giornata, tanto che la pediatra mi ha preso per pazza ("Ma questo nano non ha niente! Che lo hai portato a fare?")

Va bene, Nano. Adesso mi dici come caspita hai fatto.

mercoledì 1 agosto 2007

la Febbre colpisce Lupina

Oggi la termosifoncina col moccolo al naso ed il respiro affannato sono io.
La febbre che oscurava la fronte del Nano è trasmigrata in giro per casa, e deve essersi detta: "Toh, che bel corpicione mezzo nudo addormentato! Fammici entrare, che in quel nanerottolo si stava proprio stretti!".
Così mi ha beccato, 'sta bastarda.
Ed io che pensavo di essere invincibile, coi miei polsini dorati alla Wonder Woman che respingono i proiettili ptiung-ptiiiung, e figuramoci che anticorpi devo avere, con tutta questa bella ciccia che ho.
Se provo a girare su me stessa non mi trasformo in una stra-gnocca col body a bandiera americana, ma cado per terra per il giramento di testa.
Che fatica essere supereroi, mi sa. Meglio con la febbre, a ciondolare sulla scrivania dell'ufficio, e spargere malignamente il morbo tra i mortali.