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sabato 25 dicembre 2010

Natale

Sarebbe un giorno come gli altri, per noi non credenti-non cattolici-non praticanti.

E invece è un giorno diverso.
Te ne accorgi dalla quantità di carta e cartone al bidone dell'isola ecologica.
Te ne accorgi dal fatto che per cena prendi uno squallido theino striminzito con due crackerini, e ti viene il vomito solo a pensare alla parola pandoro.
Ma soprattutto, te ne accorgi dal fatto che la tua casa risuona di voci chiocce ed intollerabili, vagamente metalliche, che cantano tanti biscottini/per i tuoi spuntini, giragira il mondo/tutto tondo, sono il bruco golosone/mangio mele in un boccone.
Avevo dimenticato quanto fossero mostruosi i giocattoli sonori per poppanti.

Ce li avevamo già.
Ce ne eravamo appena liberati

Ce li hanno ri-regalati.

Auguri a tutti!

lunedì 15 febbraio 2010

Storia di un pesce

C'era una volta un pesce.

Era un pesce molliccio e senza squame, e nuotava quieto in un mare tranquillo e silenzioso. In verità non nuotava, semplicemente stava lì, ad aspettare.
Il mare del Pesce Molliccio era un mare profondo, ma era un mare fatto di niente: non c'erano altri pesci con cui parlare, non si vedeva il sole e nemmeno la luna, ma solo un'ombra rossastra, ed un battito continuo, e a volte un rimbombo di voci lontane.
Era bello stare lì, senza far niente. Non c'era bisogno nemmeno di mangiare, il mare del Pesce Molliccio pensava a tutto ed esaudiva ogni desiderio. Era un mare tiepido, e ti faceva venire la voglia di sonnecchiare.
Ogni tanto il silenzio era rotto da una voce lontana, ma più forte delle altre: era quella del Dio dei Pesci Mollicci, un dio diverso da quelli che conosciamo noi: i nostri non ci parlano mai direttamente, se ne stanno nascosti dentro le cose e non si fanno vedere. Era un dio affettuoso, di quelli che si preoccupano.

Decisamente diverso dai nostri, così distanti nell'Iperuranio.

"Dio, che ci faccio io qui?" chiese un giorno il Pesce Molliccio.
"Tu sei qui per crescere e mettere su peso" rispose sorridendo il Dio dei Pesci Mollicci. " Devi diventare grasso"
"E poi che ne sarà di me? Mi mangeranno?"
Il Dio dei Pesci Mollicci esplose in una grassa risata.
"Ma nooo, tu non sei fatto per essere mangiato. Tu hai una missione nella vita, e non sarà facile portarla a termine."
Il Pesce Molliccio cominciò a preoccuparsi. "Ma perchè, che dovrò fare? Mi aspettano compiti gravosi? Dovrò affrontare dei mostri? Rischierò di morire?"
"Rischierai di vivere, piuttosto!" rispose ridendo il Dio dei Pesci Mollicci. "Senti che ti chiamano? E' già giunta l'ora di andare. Su, preparati!"

Ed il mare cominciò ad aprirsi in una voragine che attirava il Pesce Molliccio dentro di se', le acque si tinsero di rosso e qualcosa di grande e feroce e impaziente cominciò a rovesciarsi, ed il mondo esplose con tutti i suoi colori sopra la testa del Pesce, iniziò il miracolo dei rumori e le orecchie, che fino a poco tempo prima erano state sorde, cominciarono ad udire.

E fu che così cominciò ad essere un Uomo.

Per Gregorio il Blobfish, giunto dal Mare Amniotico fino a noi, il 9 febbraio 2010.
Benvenuto, piccolo.

mercoledì 24 dicembre 2008

I regali sono sotto l'albero.

Babbatale è stato ampiamente foraggiato con biscotti, latte e due mandarini.

Lupina e Gig, complice una bottiglia di prosecco e due bicchierotti di Baileys on the rocks per ammazzare una cena vongolosa, ci vedono doppio e fanno discorsi a bischero A sfondo esistenziale.
Direi che è tutto pronto per augurare...


BUON NATALE A TUTTI I BLOGGERS!

sabato 20 settembre 2008

Domani due anni fa.

Questo è un post alla melassa. Astenersi se diabetici o troppo sensibili.

Domani è una data importate. Ricorre l'anniversario del mio parto.

Alle 13.00 in punto del 21 settembre 2006, una Lupina panciuta come la Venere di Willendorf scopriva che le acque non si rompono in maniera spettacolare come nei film, ma in modo silenzioso e infido.
Alle 13.30 Lupina aspettava che la futura nonna la accompagnasse in ospedale, con una valigia azzurra piena di vestaglie e tutine piccole piccole. Alle 13.35 Lupina varcava la soglia del pronto soccorso, e decideva che l'attesa non faceva per lei: si incamminava da sola per le scale dell'ospedale, si piazzava in accettazione del reparto maternità mentre Ansia, improvvisamente rientrata in se' dopo aver realizzato di stare per trasformarsi in Nonna Ansia, cominciava a gridare "Infermieeeeeraaaaaa! Infermieeeeeeeraaaaaa!".
Alle 14.00 le mettevano il monitoraggio wireless. Lupina si cambiava d'abito ed indossava quelle orribili vestaglie da donna incinta, quelle cosiddette "spiritose", con le immagini dei bebè urlanti, un pallido monito di ciò che sarebbe accaduto dopo. Messaggio per i produttori di camicie da notte per donne incinte: ah ah ah. Non siete divertenti. E comunque, arriva il Gig a dare man forte, appena ripescato da una mattinata di intenso lavoro: ha i capelli appiccicati di sudore, i pantaloni pieni di macchie e la T-shirt al rovescio, si è dimenticato gli occhiali da qualche parte, e non trova la macchina fotografica.
Alle 15.00, un'ostetrica campionessa di ciabatte su linoleum faceva capolino nella camera di Lupina, e le annunciava l'arrivo del Bel Ginecologo. Il Bel Ginecologo dava un'occhiata distratta, ed annunciava che se entro le 22.00 il bimbo non fosse nato, Lupina verrà tagliata. Lupina pensa: Non mi avrete mai. Le veniva consegnata una candeletta di gel e le veniva messa una flebo di ossitocina per velocizzare il tutto. Lupina maledice mentalmente gli inventori dei sostegni per le flebo. Si rende conto improvvisamente di non aver mangiato.
Alle 16.00, l'ostetrica le chiedeva se avvertiva le contrazioni. Lupina si stupisce, ma no, nonostante i picchi del tracciato, non avverte il benchè minimo fastidio, e chiede "ma quando si mangia?".
Alle 17.00, l'ostetrica le chiedeva se avvertiva contrazioni. Lupina conferma che non sente niente. Lupina, sempre più preoccupata di non nutrirsi a sufficienza, si informa presso un'altra ostetrica su quando si mangia.
Alle 18.00, l'ostetrica le chiedeva se avvertiva contrazioni. Lupina continua a non sentire niente. Approfitta della capatina di un'ennesima ostetrica per chiedere se possono portarle qualcosina da mangiare, non ritenendo le altre due abbastanza affidabili.
Alle 19.30, Lupina camminava su e giù per il corridoio del reparto, aggrappata all'asta della flebo. Un'ostetrica le chiedeva se avvertiva contrazioni. Lupina comunicava che no, non sente niente, a parte dei dolori bestiali che le attanagliano le viscere e la rendono molto poco comunicativa e piuttosto nervosetta. Nel frattempo, agganciava un'inserviente innocente gridandole dietro ma non si mangia mai in questo ospedale del cacchio?
Alle 20.30, l'ennesima visita con annotazione di dilatazione e robe varie. A questo punto, Lupina si rendeva conto che il corridoio dell'ospedale era un luogo poco adatto al proprio nervosismo, e si recava sottobraccio al Gig verso la sala travaglio, ormai rassegnata al digiuno e sempre più pericolosamente vicina al taglio cesareo.
La sala travaglio si presenta come il paradiso terrestre della partoriente: luci soffuse, vasca da bagno, pallone da fitness, musica di Segovia di sottofondo. Lupina è preda di uno sdoppiamento di personalità: tra una contrazione e l'altra, è la solita allegra simpaticona in sovrappeso, durante la contrazione si trasforma in un essere piuttosto nervosetto e tendente all'ira. Improvvisamente si rende conto di star per partorire. Oh mamma, che emozione!
Alle 21.30, i dolori sono fortini e Lupina quasi urla di gioia: il Bel Ginecologo è lì davanti a lei, la testa si comincia a vedere e lui non l'ha tagliata. Tiè.
Alle 22.20, Lupina pensa che le scappa la cacca e che non è il momento. "Ma che cacca," ride l'ostetrica "spingi, sta per nascere!". Il Bel Ginecologo, che non si è rassegnato a tagliare, chiede "ma nemmeno un'episiotomia piccola piccola?"
Alle 22.22, in piedi in mezzo alla stanza, sorretta dal Gig da un lato e da un'ostetrica dall'altro, Lupina pensa che le cose si mettono male, lei non ha mangiato e spingere è una vera palla: dà una spinta più forte delle altre e il Nano nasce , e per fortuna viene acchiappato al volo. E' un ciccione enorme, ha la testa spiaccicata ed è rossastro come una barbabietola. Non piange, ma ci guarda con due occhi blu curiosi. Lupina pensa che nonostante le rughe tutto sommato è carino, e sicuramente con il trucco e le luci giuste si può fare di lui se non una star, almeno un discreto commentatore sportivo.

Alle 23.00, finalmente, Lupina spedisce il Gig in centro e si fa portare una pizza con peperoni e salsiccia. E mentre il Nano fa le prove con la tetta, se la mangia.

Dicevo che domani ricorre l'anniversario del mio parto. Che è una data importante, sì, ma che è diventata seconda rispetto al vero evento:

BUON SECONDO COMPLEANNO, NANO!
Mille di questi giorni per te: ti auguro una vita piena zeppa di trattori e treni veloci, e cavalli e mucche, e tanta pappagellà.

Con amore infinito, La Mamma.

martedì 9 settembre 2008

Wedding day

Parlare di tutto il caos e la felicità di questi giorni sarebbe troppo anche per me. E siccome una foto vale più di mille parole, vi metto questo.

Occhio, che tra meno di 24 ore torniamo tutti ombre virtuali.

venerdì 18 luglio 2008

Il concerto. Sopravvissuti.

Il teatro degli Arcimboldi è una cattedrale in mezzo ad un deserto di cemento. Nella fantasia dell'amministrazione comunale milanese, la costruzione di un teatro di siffatta presenza doveva sopperire alle mancanze scaligere, e così fu. Bistrattato e detestato dalla Milano bene dell'opera lirica e della tradizione della Scala per l'ovvia disparità di presenza fisica, è stato destinato alla stagione di prosa e ai concerti. E se non fosse che quando siamo approdati finalmente a questa cattedrale di legno color ciliegio ci hanno strappato i biglietti e fatti accomodare nel foyer per un caffè, avremmo giurato di essere capitati al Plainsboro Hospital del Dr. House. E di solito, al Plainsboro Hospital non ti chiedono di lasciare le tue cose al guardaroba, cosa che noi Lupini da bravi provinciali ci siamo guardati bene dal fare.
In un momento di rara preveggenza, mi era venuto in mente che, dato il prezzo dei nostri biglietti (erano ovviamente i più economici), la famigerata fila 54 poteva essere un'anticchia inculoailupi, e mai previsione fu più azzeccata: giusto dietro ad un pannello di fastidiosissimi riflettorini alogeni dal lungo stelo, una specie di praticello luminoso che ci ha tormentato le retine durante tutti i 52 minuti di ritardo rispetto all'inizio dello spettacolo. Ed il fatto che io non mi sia voluta separare dalla mia borsona verde non era dovuto alla presenza di caciotte e salami come in Totò, Peppino e la Malafemmena, ma ai due cannocchialini da birdwatching che Lupina la Prudente ci aveva infilato dentro poco prima di partire. Comunque, al di là dello shock per la indubbia stranezza ospedaliera della struttura, devo dire che sebbene i posti a sedere siano ridicoli e inadatti ai più alti di un metro e sessantasette (e di coscia corta, mi raccomando), l'acustica è fenomenale. Si sentivano persino lo strap del nastro adesivo usato dai roadies per attaccare la scaletta ai vari strumenti.
Una rapida occhiata intorno, e ci si rende conto che i fan di Tom Waits è decisamente eterogeneo. Forse uno dei più eterogenei che io abbia mai visto. E soprattutto, disposto a sacrifici che noi umani non possiamo assolutamente immaginare: il Gig ed io abbiamo fatto il pianto greco per l'infinità dei chilometri percorsi fino a quando non abbiamo visto torme di persone col trolley incamminarsi a piedi verso il guardaroba. C'era gente arrivata in macchina dalla Croazia e dalla Slovenia, in aereo dal Regno Unito (quel chiorbone capellone davanti al Gig, ad esempio, che probabilmente adesso giacerà in un letto di ospedale per tutti gli accidenti che gli abbiamo mandato. Ma gli inglesi non erano tutti calvi, maremmassassina?), dalla Francia, dalla Svezia, dall'Olanda. L'età assolutamente ininfluente, dal ventenne in canottiera e birretta al sessantenne brizzolato, i Rain Dogs sono tanti, sfuggono alle definizioni e spesso si nascondono sotto il blazer da geometra del Comune, hanno gambe buone e tanta pazienza, sono capaci di dormire in tutte le posizioni e soprattutto sono creativi - ma tanto, giuro - nel trovare escamotages brillanti per pagare poco, per imbucarsi, per scroccare. L'unica cosa che unisce questo strano popolo, al quale forse non ci siamo accorti di appartenere, è questa grande linea di passione per un certo tipo di spettacolo (perchè ridurre tutto dicendo un certo tipo di musica? perchè non è solo di questo che si tratta), per le atmosfere da circo, per gli show viaggianti coi fenomeni da baraccone.

Innanzitutto, una grande rivelazione: Tom Waits esiste. Io sospettavo che fosse un'invenzione degli americani per far credere a noi europei di saper produrre qualcosa di buono.
E invece esiste.
Fino a che non è salita sul palco questa figura dinoccolata, con le scarpe antinfortunistiche dell'Italsider ed un cappellaccio che sembrava rubato ad un mendicante distratto, onestamente avevo dubitato. Che il Signore abbia pietà di me. Esiste, e nonostante assomigli più ad uno spaventapasseri che ad un essere umano, ha una presenza scenica enorme. E' magro, con le leve lunghe e due manone da minatore bulgaro, e forse non pesa neanche tanto, ma occupa un sacco di spazio in larghezza ed altezza, si agita, si sdoppia, certe volte sembrava quasi di vederne due, e senza aver toccato alcolici.
E poi, altra rivelazione, quella voce è vera. Cioè, lui ha proprio quella voce lì. Non ci sono strumenti a modificarla, è proprio quella che si sente nei cd. Io non ci credevo tanto, ma ci speravo.
Di fronte a questa duplice rivelazione, sono rimasta sconvolta. Adesso sono pronta a tutto, anche a credere alle apparizioni di Lourdes. Anche all'esistenza dell'incaricato della Mondialcasa.

Dall'inizio dello spettacolo in poi, è stato come trovarsi proiettati in quegli show ambulanti in cui certe stranezze della natura che normalmente ispirerebbero orrore nei più trovano la loro nobiltà, la loro bellezza. Il direttore è anche bigliettaio, presentatore, allestitore di palcoscenico: cambia il cappellino, et voila. E' una musica storpia per voci gracchianti, è l'unghia che corre sull'ardesia e ti lascia con i bulbi piliferi in delirio, è l'orecchio che sente la nota dissonante e lo stridore di ferrivecchi e che non si abitua, ma stranamente apprezza ciò che normalmente rifuggerebbe, perchè anche l'armonia a volte si rilassa, la musica impazzisce ed ha bisogno del suo contrario per sentirsi se stessa. Appollaiati sulle nostre seggioline, coi cannocchialini della salvezza in mano, possiamo dire che per un paio d'ore abbiamo sognato un sogno circense di musica perfetta perchè imperfetta, e ci siamo sentiti tutti immensamente belli proprio perchè tutti maledettamente imperfetti.
Il clou l'ho raggiunto quando, da solo al pianoforte, in mezzo alla nuvola di polvere scenica (perchè ogni circo ha la sua bella quantità di spazzatura e polverume, e fortunatamente Tom Waits ci aveva pensato e se l'era portata da casa. Al Plainsboro Hospital Arcimboldi la polvere non viene fornita), ci ha buttato là come niente fosse una versione strappamutande di Tom Traubert's blues, che mi ha costretto a riporre il cannocchiale e lacrimare copiosamente allagando le guide di moquette rossa. Il Gig mi ha fermato in tempo, quando in preda al delirio da fanatica all'ultimo stadio, stavo cercando di strapparmi un molare con costosa otturazione in resina per lanciarlo sul palco come ultimo omaggio.
Avrei potuto fare la cronaca. Raccontare di come sono entrati in scena i vip, trascrivere la scaletta, descrivere tipo e posizione degli strumenti, e magari anche i nomi dei musicisti, ma perchè farlo? In fin dei conti questo è il mio blog, non è una testata giornalistica. Ci scrivo un po' quello che mi pare.
Per esempio, potrei raccontare che poi ad un certo punto è finito il concerto e che siamo risaliti in macchina per spararci un altro cinquecentinaio di chilometri, ma perchè indugiare in particolari inutili?
Potrei anche raccontare di come, al ritorno, ho cominciato a sbarellare e ad avere le allucinazioni da sonno (vedevo una macchia sul vetro che ad un certo punto si è animata trasformandosi in musino di cane ed ha cominciato a cantare con la voce di Eddie Vedder, un materassino gonfabile da spiaggia ci ha sorpassati a tutta velocità sulla Cisa, il guard rail ad un certo punto si è trasformato in uno scaleo ad infiniti pioli, e i camion da lontano nel buio sembravano tante macchine del futuro, perchè la mente annebbiata dal sonno mancato ci metteva del suo ridisegnandone i contorni), ma non ho voglia di farlo. Ho voglia di coccolare ancora un po' questa macchia di luce che mi è rimasta appiccicata alla retina, questa impressione che anche dopo un giorno ti rimane incollata addosso, quella di aver assistito ad uno spettacolo che aspettavo da nove anni e che avevo purtroppo mancato per cause di forza maggiore.
Stavolta, caro il mio zio Tom, noi c'eravamo.
Ci rivediamo tra nove anni, se tutto va bene. E magari ne riparliamo.



venerdì 2 maggio 2008

Un buon blogcompleanno

Mi rendo conto solo adesso che questo blog oggi compie un anno.
E che pure i miei strazi virtuali han di che festeggiare.

Auguri, famiglia Lupini! Stasera si brinda!

mercoledì 30 aprile 2008

Primo maggio. Cioè domani.

E comunque, tornando a bomba sull'argomento morti bianche e primo maggio, io domani lavoro e non posso esimermi dal farlo. Ma siccome sono una che appoggia la causa, ho intenzione di chiudermi di proposito un dito in un cassetto della scrivania, come dimostrazione di solidarietà*.



* Scherzo, eh. Le morti bianche sono una cosa seria.

lunedì 28 aprile 2008

Buon GigCompleanno!

Ieri era il compleanno del Gig. Non che me ne sia dimenticata, noo, eh, che credete?!
Solo che ehm, ho avuto da fare.


Comunque, mio dolce Gigante dalle lunghe braccia e dalle chilometriche gambe, ti auguriamo un felice 34simo anno di vita. E nota la delicatezza, Gig: avrei potuto dire "mille di questi giorni", ma considerando le condizioni in cui versavi ieri mattina alle 6.45, ho preferito lasciar perdere.

Il regalo te lo compro appena mi arriva lo stipendio, giuro.

venerdì 7 dicembre 2007

Sapevo che prima o poi sarebbe successo.

Ecco. Lo sapevo.
E chi resiste al fascino nevoso del Natale Lupino? Beh, nevoso non tanto, se si considera che fuori son 18 gradi, ma noi Lupini siamo gente che a certe piccolezze non ci fa caso. Infatti la neve ce l'abbiamo: una trashissima innevata finta alle finestre, con tanto di fiocchi oscillanti montati da me stamattina con la collaborazione di un Nano molto poco natalizio, che mi ha calpestato e brutalizzato tutta l'ovatta bianca da me utilizzata per lo splendido decoro.
Adesso è finalmente giunto il momento dell'albero di Natale. Quest'anno a prova di nano, e come suggerisce l'amica Jes, saldamente ancorato al termosifone di casa, e privo di tutti quei ninnoletti tanto pericolosi per le nanomani e le nanobocche. Non ci metto neanche le lucette, il Nano è un maniaco dei led luminosi e se li caccia puntualmente in bocca.
Per il montaggio dell'albero, la discoteca lupina dispone di tre cd: uno piratato da mio suocero, che deve amare davvero tanto Dean Martin, uno di quando ero più giovine cantato da una torma di antipaticissimi bimbetti stile Antoniano, ed uno che ho scelleratamente comprato lo scorso anno all'Ipercoop e che si è rivelato una scelta davvero discutibile, dato che lo devono aver fatto cantare alle cassiere. Penso che opterò per il primo.
Vado, che il termosifone è tutto da incordare e l'albero giace a terra smontato. Voglio fare una bella sorpresa al Gig, che pervaso di pessimismo cosmico e di depressione, manco lo noterà. O al limite dirà che fe' sgiaer.
Gioite, o gente!

martedì 4 dicembre 2007

Argh, arriva il Natale e io no.

Il Natale si avvicina, ed io non sono preparata. Non ho comprato neanche mezzo regalo, non so che cosa desidero, non ho il becco di un quattrino e non posso neanche abbuffarmi dell'unica cosa per la quale il Natale val la pena di essere vissuto, ovvero datteri e mascarpone. I datteri, infatti, forniscono un valore energetico di 275 kcal per 100 grammi, mentre il mascarpone ben 460. In pratica 10 miserabili datteri ripieni di quella deliziosa cremosità dovrebbero bastarmi per sopravvivere un giorno intero.
Ovviamente, io a questo punto dovrei mettermi a piangere. Ma non lo farò. Ed ho pure intenzione di nutrirmi di tale delizia senza troppo sentirmi in colpa, percui comincerò fin da oggi una serie di preghiere quotidiane al Dio della ciccia, per ingraziarmene i favori.
Al Gig non so cosa regalare. A quell'uomo piacciono cose costose e tecnologiche, ma mica quelle che dico io. Il suo sogno sarebbe la Playstation 3, ma so che mi aspetterebbero delle ferie tragiche, con me che mi esalto davanti alle prestazioni del Nano, "Gig, guarda nostro figlio come è carino travestito da folletto di Natale!" e lui che risponde a monosillabi grufolanti gn, gn, gnnn.
L'albero di Natale, non so in quale punto strategico della casa dislocarlo, dal momento che il Nano lavorerà di certo alacremente per tirarselo in testa. Nonna Ansia, che col natale in arrivo emette elettroni carici di angoscia, suggerisce una splendida postazione. Panoramica, oserei dire.
"Perchè non fai l'albero nello stanzino dei detersivi?" Mamma, sei geniale. E già che ci siamo, perchè non decorarlo con le spugnette del lucido da scarpe, oppure con i flaconi vuoti del Dixan liquido? "Oppure nello stanzino delle scarpe." Mamma, sei davvero insostituibile. E a questo punto, appendiamoci pure le scarpe da calcetto del Gig, le mie ciabatte da piscina e pure la cuffia in silicone verde, perchè no.
Sarà bellissimo aspettare Babbo Natale circondati dal puzzo di piedi.
E invece no. Io sfido la sorte e le velleità da free climber del Nano, e lo faccio in soggiorno.
Sperando di non ritrovarlo sepolto tra i rami spezzati.

Natale, arriviamo!
Anzi, arriva tu che noi siam stanchi.


lunedì 22 ottobre 2007

Due anni fa.

Due anni fa, in questo preciso momento, già mi aggiravo in casa dei miei piuttosto isterica. Provavo e riprovavo un vestito da Fata dell'Autunno che non mi piaceva affatto ma che era costato uno sfacelo, cercavo di camminare in un paio di scarpe da 10 euro scomodissime, ed ero alla disperata ricerca di qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di vecchio e qualcosa di blu.
Tu eri a casa a spassartela giocando con la Playstation, con la tranquilla certezza di un vestito che ti stava perfetto, di scarpe comode, di non doverti scassare le palle per una pettinatura.

"Alle 3 del pomeriggio alla villa comunale. Guarda di esserci, eh?" rantolavo io esausta all'altro capo del telefono. E tu che mi dicevi "sìsì, tranquilla, ormai è andata." "E fatti la barba", aggiungevo velatamente polemica.
Son passati due anni, la mia forma fisica si è disintegrata, è arrivato un nano dopo pochissimo e decisamente fuori dai programmi, siamo sempre in bolletta e sembriamo molto Carlo e Alice della Settimana Enigmistica, ma se mi chiedessero di rinfilarmi in quell'orribile vestito (e soprattutto in quelle allucinanti scarpacce) lo rifarei di corsa.
Auguri, Gig. Con tutto il mio amore.

domenica 14 ottobre 2007

The day after

Siamo passati incolumi anche dal primo nano-compleanno. Il prossimo anno gli invitati con dentiera e catetere verranno però sostituiti da giovincelli razzolanti e nane leziose. Basta anziani ai miei party.
Il Nano ha vissuto alcune importanti esperienze sensoriali: ha assaggiato il succo di frutta (puah!), una pizzetta di sfoglia (ri-puah!) e soprattutto torta con panna e frutta. Che gli è piaciuta, devo dire. Ha battuto le manine, ha ballato alla sua buffa maniera, ci ha intrattenuti coi suoi vaniloqui ed ha tentato decine di volte di farsi male inciampando nelle decorazioni e sugli scalini davanti a casa. Non riuscendo nell'impresa, per fortuna.
Niente foto, però. Ieri, con Eli, il Phrulla e Hélene, è tornato il Ferrovecchio: la mia antica Pentax manuale, residuato post-liceale appartenuto al mio babbo quando ancora si potevano stampare le foto a casa, tornata a splendere come la più bella delle macchine fotografiche. Quindi, si aspetta solo che il fotografo apra i battenti, si consegnano i rullini e si attende pazientemente lo sviluppo delle pellicole.

Casomai poi si scannerizza. Casomai.

venerdì 12 ottobre 2007

Promemoria delle cose fatte e di quelle da fare.

  1. Pan di spagna per la torta: fatto.
  2. Crema pasticcera per la farcitura: da fare.
  3. Ingredienti per la farcitura: comprati. Almeno quello.
  4. Palloncini: comprati.
  5. Fiato per il gonfiaggio: gentilmente offerto dal Gig. In omaggio alitosi a gogò.
  6. Tovaglia per l'apparecchiatura: da stirare.
  7. Decorazioni per la torta: comprate. *
  8. Vol au vent e salatini: comprati
  9. Pasta sfoglia per le pizzette: da scongelare.
  10. Vassoi per servire le pietanze: ancora da reperire. Ma conto su Mamma Ansia, che contagiata da Nonno Alzheimer dimentica di avere una quantità industriale di vassoi, e li ricompra, li ricompra, li ricompra.
  11. Invitati umarells e zdaure: contattati.

* "Buonasera, gentile Signora Anziana che Vende le Decorazioni per i Dolci"
"Buonasera, Cliente Lupina. In cosa posso servirla?"
"Devo decorare la torta di compleanno per un Nano che compie un anno"
"Guardi che carine, abbiamo le decorazioni delle Principesse!"
"E' un maschietto"
"Allora c'è Biancaneve, guardi qua che meraviglia!"
"E' un maschio"
"Altrimenti ci sarebbe questa cialda con le Winx"
"E' un maschio"
"E allora le Bratz."
"E' un maschietto"
"E che mi dice di queste fatine?"
"E' sempre un maschio"
"Quanti anni ha la bimba?"
"Mi dia quei maialini là."

Aggiornamenti.

Stamattina gli Adorati sono venuti a prelevare il Nano, con la promessa di riportarlo in tarda mattinata. Purtroppo mi sono dimenticata di chiarire il concetto di tarda, e me lo hanno riportato vispo come un grillo alle 10 e 45. La torta era in forno, la cucina era talmente lurida che sentivo tuonare l'Armageddon, la béchamel era sul fuoco e la mia mano girava e girava per dissipare anche il minimo grumo, ed il Nano piangeva tutte le sue lacrime bramando la tetta.
"Lo addormento e poi mi rimetto in pista" mi sono detta.
Ha. Anzi, doppio ha. Povera illusa!
Eh, già, perchè l'imperativo del giorno pare che sia camminare. Camminare a cazzo di cane, senza senso, a caso. Sbattere dappertutto, piangere, rialzarsi e camminare camminare camminare. Gli Adorati si sono dileguati sorridendo, ed io mi sono lanciata alle calcagna del Nano e delle sue esplorazioni random con testata incorporata. Peccato che ogni tanto il Nano si ricordasse del fatto che posseggo due mammelle adeguate al suo fabbisogno, e pretendesse di venire in braccio a ciucciare.
Siamo andati avanti così fino a che esausta non l'ho messo nel suo lettino ed ho messo un pentolino di minestrina al fuoco per cucinargli la pappa. Mentre lui urlava dal fondo del corridoio tutta la sua rabbia ed impotenza, io venivo investita da una nuvola di vapore dall'odore vagamente bruciaticcio, e sfornavo un agglomerato di ingredienti ormai fusi in un unico blocco di carbonella.
Insomma, la torta è bruciata sui bordi. Forse anche dentro, ma chi ha il coraggio di guardare? La prova-stuzzicadenti non è in grado di determinare lo stato del nucleo. Forse con una radiografia, o forse col carbonio 14,.
Insomma, ho di nuovo fatto un troiaio che mezzo bastava.
Adesso dovrò addormentare il Nano, ritirare fuori tutto e rimettermi a sfornellare.
Acciderba acciderbona.
Per lo meno la béchamel si è salvata.

venerdì 31 agosto 2007

Una Stella è arrivata tra di noi

E' nata! E' nata!
Ed è una *Stella*.





Evviva, Ilaria, la volevi tanto ed ora ce l'hai, la tua Stella.

sabato 18 agosto 2007

Eppiberdei Lupins!

Ebbene sì. Sono 33.
L'età giusta per una bella crocifissione.

Oggi festeggio stando a casa dal lavoro. Andiamo a comprare un regalo per me: un aspirapolvere turbomagico, con un omino dentro che mentre aspira ti spolvera tutti i ripiani e se è in vena risponde pure al telefono.

Adesso la pasticceria più figa del mondo mi sta aspettando.
Vado.

domenica 12 agosto 2007

Il Nano ha le scarpe. Anzi, i sandali.

Il Nano da sabato è entrato di diritto nel novero degli esseri umani, inaugurando il suo primo paio di scarpe. Sandaletti, per essere precisi.
L'acquisto è stato frenetico ed isterico, l'ultima stazione di una via crucis di shopping obbligatorio dal quale non potevo davvero esimermi. Ovvio che la scelta della scarpa è stata dettata dalla fretta micidiale, da una commessa lucrosa e molto poco dal buonsenso.
Il negozio era uno di quelli pieni di dolceggabbani, bikkembergs dorate e scarpe frufru da milioni di euro, adatte solo a nani immobili e poco propensi alla crescita, da usare nel corso degli anni e non per poche manciate di settimane come invece accade di solito. C'erano microscarpe da 80 euro scontate, infradito di gomma da 60 euro, sandaletti borchiati e tamarri da 70, e così via. A me è venuto uno sturbo, pensando al budget stanziato per l'acquisto, che non riporto per ovvi motivi di pudore. Entriamo timidamente, ed il Nano è già inquieto.
"Come si chiama questa bella bambina?" Si parte subito male.
"E' un maschio, si chiama *Mostro Nano Parecchio Incazzoso*"
"Oh, ma che carino! Sembra proprio una femmina. Quando hanno i lineamenti così delicati blablabla..."
A questo punto il mio Super-io decide autonomamente di interrompere la funzione Lupina-ascolto e va in modalità provvisoria.
Mentre la commessa, come è giusto che sia, continua il suo bel sottofondo di blablabla, io indico quelle che secondo me sono scarpe che potrebbero andare bene per il Nano, il quale cerca di comunicare il suo disappunto lamentandosi dal passeggino.
"Nooo, " esclama la commessa, sottintendendo che non ci capisco nulla di scarpe, "quelle non vanno ASSOLUTAMENTE bene per i piedi dei nani che stanno per camminare! Ci vogliono queste!" e mi mostra un paio di sandaletti marroni con fibbie fino all'inverosimile, che mi fanno venire in mente le scarpe di ordinanza di un moderno orfanotrofio.
" E poi sono in promozione, vengono solo 80 euro!"
"Signora, qualcosina di più economico no?"
" Ma queste sono scarpe BUONE, signora." Al che mi domando: ma quelle di Dolceggabbana da70 euro allora son pure dei cessi? Mi guarda con uno di quegi sguardi che stanno a significare: ma non vogliamo dare il meglio del meglio ai nostri figli? Eh? Taccagna!
"E la scarpa per una bambina così carina come deve essere? eh? Blablablabla..."
Comunque è un maschio.
Vabbè, fa niente. Prendiamo queste scarpe e sbrighiamoci.

Alla fine, dopo lunga concertazione, optiamo per un paio di scarpine Balducci da 60 euro.

"Ma misuriamo questo bel piedino, su" dice la commessa mentre il Nano si contorce piangendo sul passeggino.
Orrore. Sconcerto. Raccapriccio.
Il Nano ha un piede da adulto. La commessa giura di non aver mai visto un piedone così grande in un nano così piccino.
Ho dei flashback. Vedo cose realmente accadute alle quali io non ho fatto caso: la pediatra che guarda i piedi del Nano e ride, la gente che lo addita per strada, lui che si mette il piede in bocca coprendosi più di metà faccia.
E' vero. Il Nano ha dei piedi enormi, ed io non ci ho mai fatto caso.
Vorrei rinominarlo hobbit, ma non posso perchè c'è già lei.

Insomma, da ieri il Nano ha le scarpe. Le tocca, le annusa, le lecca. Non si accontenta di tenerle ai piedi, vorrebbe metterle alle mani per poterle sbattere insieme e fare casino. Non riesce molto bene a camminarci dentro, ma non sembra infastidito. Ha scoperto che si possono dare i calci alle cose senza farsi male, ed ora è col suo babbo a dare calci, babbo che già lo vede attaccante granata con scudetto in mano.

Il mio Nano ha le scarpe. Un altro piccolo passo verso l'umanità.

giovedì 9 agosto 2007

Evviva! Evviva!

Mi è arrivato un messaggio confusissimo di un babbo emozionato: è nata la bimba della mia amica storica, circa un'ora fa.
Non riesco a scrivere da quanto sono emozionata.
Benvenuta, Matilda!

sabato 21 luglio 2007

Auguri, Nano.



Caro Nano,
oggi compi dieci mesi. Sei un omino grande, ormai: è la tua prima età con la decina, ed è davvero emozionante pensare che la prossima volta, ovvero quando avrai 10 anni, romperai le palle per avere i Power Ranger (a patto che ci siano ancora), mentre ora ti accontenti di cacciarti in bocca tutto quello che trovi sul pavimento (comprese le crocche dei gatti, ohibò).
Facendo un bilancio di questi 10 mesi passati in totale simbiosi con te, devo dire che sei davvero un bimbetto simpatico e sveglio. E non lo dico perchè siamo parenti, intendiamoci. Non hai gli occhi azzurri dei tuoi nonni, ma pazienza. Non hai neanche i capelli biondo-cenere di tuo padre, e pazienza lo stesso. Non hai neanche parlato a sei mesi come la tua intelligentissima mamma, ma vabbè, da un lato è quasi meglio, considerando che io da allora non mi sono zittita un attimo ed ho fracassato i maroni a tutti. In compenso sai fare un sacco di cose.
Sai infilare e sfilare le USB dal computer. Infatti le porte USB sul lato esterno del case le hai fatte fuori.
Sai toglierti il pannolino da solo, se decidi che è giunto il momento di darsi al naturismo, ed ami spargere quel disgustoso gel intriso di pipì dappertutto.
Sai gattonare a velocità supersoniche, ed hai capito perfettamente l'utilizzo dei rubinetti. Difatti hai già allagato il bagno una volta.
Sai fingere di telefonare: ti avvicini all'orecchio il mio cellulare urlando "Addoo! Addooo!", e noi tutti giù a ridere pensando che simpatico, e poi si scopre che hai chiamato il call center della Guardia di Finanza per puro caso. E questo senso di inquetudine che mi accompagna tutte le volte che ti vedo prendere in mano il telefono, chissà se quando avrai dieci anni mi avrà abbandonato?
Sai spaventare a morte la gente urlando come un disperato ed approfittando del fatto di saper fare il camaleonte solo con la faccia. Quando passi dal fuxia al blu, con gli occhi stretti e la bocca spalancata in una smorfia di disperazione e si vedono quei due dentini di sotto, mi verrebbe da chiamare il 118 e farti il massaggio cardiaco tutte le volte. Mannaggia a me, ci casco sempre.
Sai dire "mmamma" benissimo, anche se chiami mamma qualunque oggetto desti per un attimo il tuo interesse, sai anche fare NONONO con la testa quando io tento di impormi sul fatto che raccogli una formica da terra e te la mangi, oppure se ti sorprendo mentre stai mangiando i filamenti di cellulosa dei pannolini. Peccato che tu faccia NONONO sorridendomi con i tuoi occhi furbi, e tu ti cacci la roba in bocca lo stesso, non cagando di striscio le mie imposizioni poco convinte.
Sai anche stare in piedi da solo senza sostegno, ed hai messo a punto un sistema di atterraggio pneumatico sul culo che dovrebbero brevettare alla Nasa.
Sei un bambino davvero fantastico, e la tua mamma è infinitamente orgogliosa di te anche se in sostanza non sai fare un cazzo.

Ho appena scoperto con grandissima sorpresa che ti piace Rainer Maria Rilke: ho visto che ti sei interessato a Lettere a un giovane poeta e Su Dio. Adesso attendo con ansia che tu ricaghi le pagine 49-50 e 51-52. Giusto per seguire un po' l'andamento. Vabbè che era un libro noioso, ma perchè non ti mangi i Barbapapà, che è roba più adatta a gente della tua età?

Con infinito Amore,
La Tua Mamma.