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giovedì 28 aprile 2011

Il camper. Ovvero, come rovinarsi coraggiosamente le vacanze.

C'era una volta una famiglia. E, toccandoci freneticamente le palle, per fortuna c'è ancora.

Questa famiglia pianificò un viaggio in un posto a caso nella Penisola, un viaggio che constava di diverse tappe, e che perciò veniva a costare uno sproposito. Ed era anche una cosa scomoda mettersi lì a cercare alberghetti e b&b, così alla capofamiglia di sesso femminile venne in mente una brillante, fulgida idea: ma perché non si chiede al tu' babbo se ci presta il camper , eh Gig?
Il Gig, dopo una iniziale pausa riflessiva durata giusto il tempo di una seduta in bagno, decise che sì, si poteva fare.

E da qui nasce questa piccola guida al camperismo familiare, che mi pregio di diffondere attraverso le paginucce di questo blog.

Innanzitutto, il camper compratelo. Oppure noleggiatelo.
NON fatevelo prestare dal parente di turno, specie se pensionato e con la mania dell'ottimizzazione.
Mio suocero, ovvero Nonno ASL, ce lo aveva ottimizzato davvero splendidamente. Innanzitutto, ci ha gufato per benino al momento della partenza.
"Andate tranquilli, funziona tutto BENISSIMO. In dodici anni che ce l'ho, non ha mai perso un colpo."

Difatti, a Roncobilaccio il motore ha cominciato a fare un rumorino strano.
"O Gigghe, o che c'è un'ambulanza dietro a noi?"
Il Gig osserva con attenzione gli specchietti
"No, non mi pare proprio"
"Ma sì, senti che c'è un fischio... sembra l'effetto doppler dell'ambulanza, una specie di NENINENINENI. Hai presente?"
"In effetti lo sento anch'io. Ma come mai se accelero aumenta di volume?"
E proprio nel mentre eravamo tutti intenti nella discussione, SBONF! il camper si guasta.
Non è che ci lasci a piedi, eh. Diciamo che smette di andare avanti ai 100 all'ora, e si aggiusta placidamente sui 60, regalandoci sonore strombazzate dagli automobilisti dietro di noi, e magnifici scorci di tratto appenninico.

Allora, mio marito è un bravissimo ragazzo nonchè assai piacente e bello, diciamolo. Anche dotato di un certo savuarfér, che non guasta mai e piace tanto alle donne. E' anche un omino che non perde mai la calma, se non in tre occasioni: 1. al volante diventa una bestia: 2. non sopporta dover dare delle notizie spiacevoli a suo padre; 3. diventa idrofobo in presenza di nani che chiedono di continuo ma quando si arriva? non siamo ancora arrivati? perché non si arriva mai? ma dove andiamo? dove siamo diretti?.
Ah, dimenticavo: 4. non sopporta gli spazi angusti e chiusi.

Direi che la vacanza è cominciata in maniera decisamente incoraggiante.
In pratica, abbiamo percorso circa 300 km a 60 all'ora, con un frastuono micidiale nelle orecchie, perché fondamentalmente siamo due cazzoni incapaci.
Per fortuna il Gig ha avuto il lampo di genio di aprire il cofano del motore, e guardarci dentro.
Eh lo so, forse era la prima cosa da fare, ma noi siamo due dementi ed abbiamo cominciato ad aprire gli sportellini, no, qua c'è il cestino del pane, no, qua c'è la caffettiera, no, qua ci sono i tovagliolini di carta...
Alla fine era un tubo staccato.
E' bastato che il Gig lo rinfilasse a forza con quelle sue manone al posto giusto, ed abbiamo ricominciato a viaggiare come le persone normali.
Peccato che eravamo già arrivati, ma vabbè.

Per il camper, dicevo, ci vuole il fisico adatto.
Dopo i primi minuti in cui eravamo fermi ed in procinto di vivere la nostra esperienza da veri camperisti, abbiamo realizzato con terrore la prima, grande verità: il camperista deve essere una persona magra, possibilmente bassa e con un fisico armonioso e flessuoso. E noi invece siamo uno una stanga di quasi due metri, l'altra una ignobile cicciona.
Difatti abbiamo cominciato immediatamente a starci vicendevolmente sul culo.
"Ma stai attenta a dove metti i piedi!"
"Che cazzo vuoi, che sei sempre in mezzo?!"
"E levati un po' dai coglioni!"
"Ma sempre al cesso, sei?"
"Porca puttana che testata che ho preso in questo stracazzo di letto, ma vaffanculo!"
E via dicendo.
Difatti, a distanza di una settimana dal nostro ritorno, il mio primogenito bestemmia ancora come un turco (cosa che prima non faceva), ed il secondogenito unenne stamattina in banca ha detto culo ad una signora.

Un'altra raccomandazione da fare agli aspiranti camperisti è quella di ricordarsi bene dove mette le cose che servono, tipo la roba da mangiare, salvo poi dover far alzare in piedi tutta la famigliola riunita di fronte al desco (che di notte diventa letto singolo ma che è anche credenza), farle smontare tutta una serie di cuscini ad incastro complicatissimi da rimettere insieme, con conseguente giramento vorticoso di palle.
E attenzione: mentre cucinate, dovete preoccuparvi anche di lavare velocissimamente ed anche asciugare le stoviglie e le pentole che non userete più, pena ritrovarvi con il lavello pieno e non saper dove scolare la pasta delle creature, che saranno già affamate ed urlanti. Ben presto realizzerete che i piani di appoggio sono veramente pochi, e che la distrazione può essere fatale alle vostre falangi. Difatti quasi tutti i cassetti si chiudono a molla, con calamita di sicurezza che va a picchiare precisa precisa sulla radice delle unghie, donandovi così un involontario effetto "ricostruzione col gel", o "effetto unghie delle salme di C.S.I." ( e i fanatici della serie sanno esattamente di cosa sto parlando).

Un'altra cosa con cui dovrete fare presto i conti è la Regina delle funzioni corporali. Quella che regola il nostro livello di felicità quotidiano. Ovvero la Cacca.
Se siete dei caconi, buon per voi. Sappiate però che il camper non è come il cesso di casa: esso non ha un tubo che si immette in qualche fognatura e che porta via la cacca e la vergogna lontane da voi. Esso è invece dotato di un serbatoio che si riempirà delle vostre produzioni, e che dovrà essere svuotato manualmente dal maschio di casa.

Eh sì, dal maschio. Perché pare che i vuotatoi nei campeggi siano SEMPRE nel blocco dei bagni degli uomini, quindi tocca a loro. Del resto, le donne devono partorire nel dolore, no? E allora che sarà mai un po' di merda, specie se prodotta dall'intestino dei vostri amati bambini e della vostra dolce mogliettina? Suvvia, indossate i guanti e datevi da fare.
E sapevate che proprio sotto al water chimico c'è un indicatore col livello di merda, che quando diventa rosso vuol dire che non ce ne sta più dentro? Eh?
Nemmeno noi.
Difatti ci siamo ritrovati, di sabato mattina, a dover viaggiare col rischio incombente di pericolosi traboccamenti ad ogni curva.
Inutile dirvi che l'apoteosi della crisi familiare si è raggiunta lì, dove la cacca ha finalmente la sua rivincita, e tenta di sovvertire l'ordine naturale delle cose impadronendosi del vostro habitat naturale, con una specie di golpe scatologico.

Ce ne siamo liberati, finalmente, munendoci di bicchierino di carta ed armandoci di santa pazienza. Mentre i figli, pallidi e silenziosi, ci stavano a guardare.

Un'altra raccomandazione che mi sento di farvi è la seguente: controllate SEMPRE la guarnizione della caffettiera.
Eh già. Perchè mentre noi eravamo amabilmente appollaiati sui nostri seggiolini, in attesa di gustarci un ottimo caffè, essa ha deciso di porre fine alla propria esistenza, esplodendo.
A parte il fatto che ci siamo un po' ustionati, vogliamo parlare del tracollo nervoso del doverlo comunicare a Nonno Asl, che a quel camper ci tiene come alle cose sante? Al Gig è venuta l'alopecia dal nervoso, quando ha visto che il caffè era ormai diventato parte integrante degli arredi del camper, decorando le tendine con fantasiosi ghirigori. E che dire della faccia di Nonno Asl, quando ha verificato la gravità effettiva dell'incidentuccio domestico? Assolutamente senza prezzo.
E comunque, Nonno Asl c'era. Anche se era a casa a mangiarsi le unghie nervosamente, tormentato dal pensiero della cialtroneria della nuora e del figlio sul suo prezioso camper, il suo spirito era con noi.
Anzi, per l'esattezza era dentro al Tom Tom.
Difatti, Nonno Asl ha pensato bene di diventare un'applicazione del Tom Tom, ovvero quella che dice "camper SERVIS nelle vicinanSe.", con un accento piemontese da paura.
Lo so che voi questa voce qua non ce l'avete. Difatti non è di corredo al Tom Tom, non la si può scaricare dal sito, perché ce l'abbiamo solo noi.
Nonno Asl, nelle fredde sere d'inverno, non sapendo che cazzo fare, si è ingegnato ed è riuscito ad inserire la propria voce, recante questo importante avviso al camperista, nel famigerato marchingegno che ti fa sbagliare strada con eccellente regolarità.
(Non per parlarne male, eh, ma questo maledetto coso insisteva affinché attraversassimo il tratto di laguna da Punta Sabbioni a Venezia direttamente col camper, hai voglia tu a spiegarglielo).
Ogni singola volta che facevamo qualche cazzata (tipo quella di lasciare il tappo del wc chimico nel vuotatoio del campeggio, 200 km prima), ci voltavamo istintivamente verso il Tom Tom e ci facevamo il segno della croce, stringendoci l'uno contro l'altra e tremando come foglie. Il processo di ottimizzazione del Tom Tom si è sviluppato in maniera così totalizzante, che il Nano ha cominciato a rivolgersi a lui come se fosse stato davvero il Nonno, "ma come mai il Nonno Roberto non mangia con noi? Ma come fa a stare lì dentro? Come ha fatto ad entrarci? Nonno, mi vedi? Nonno, mi senti?"

Alla fine del viaggio, quando cominciavamo timidamente a prendere confidenza col mezzo e coi suoi spazi, persino la Voce di Nonno Asl ha cominciato a perdere i colpi. Prima è diventata cavernosa come quella di Hal 9000 quando stava per spegnersi definitivamente, alla fine si è trasformata un lungo mugolio indistinto, destinato a disperdersi nell'etere, "cmperrrrrrrrr srrrrrrvis nlleeeee vcnnssssssssssssssrrgghhhh"...
"Mamma, ho paura! Nonno Roberto è morto!" mi ha comunicato il mio sempre ottimista figlioletto.
"Ma no, ma cosa dici, il nonno è a casa con la nonna. Questa è solo la sua voce che dice "camper service nelle vicinanze". E' una voce registrata, non è lui veramente."
Il Nano ha continuato a guardarmi con sospetto, fino almeno a che non ha potuto verificare di persona l'esistenza in vita del suo amato nonno.

Che non vedeva l'ora di riprendersi il suo amato camper ma che non voleva darlo a vedere, e che si è limitato ad un'occhiata finto-distratta al momento della riconsegna (ma che mi ha telefonato due ore dopo per chiedermi dove avevamo messo i cestini della frutta. Cestini della frutta? Glub!).

E noi siamo talmente pazzi e coraggiosi, che stiamo già pianificando la prossima vacanza.
In camper, ovviamente.


Pregate per noi.

martedì 7 luglio 2009

La sublime arte dello spannolinamento

Tecnicamente, la cosa è molto facile: si prende un nano di due anni e gli si spiega che la cacca e la pipì vanno fatte nel vasino, e che da adesso in poi il pannolino verrà utilizzato soltanto in orario notturno. Fine.

Poi, la pratica, è tutt'altro che semplice.

Prendete una Lupina con pochissimo tempo libero, che si riduce a fare la spesa alla Coop alle 19.30 di un martedì. Prendete un Nano che alle 19.30 non ha ancora fatto la cacca, ed è stato tartassato tutto il giorno da una nonna apprensiva e ansiosa con frasi coniate ad hoc (hai fatto la cacca? Ti scappa la cacca? Ti verrà mica in mente di fare la cacca? Come mai non hai fatto ancora la cacca?), et voila, il gioco è fatto.
Prendete ancora la sopradescritta mamma con poco tempo libero ed un carrello zoppo ripieno di derrate alimentari, spinto in un parcheggio strapieno nonostante l'ora tarda, ed un Nano che si fa improvvisamente taciturno e pretende di scendere dal sopracitato carrello claudicante. Prendete un Nano che, di botto, si ferma e dichiara: Al Nano scappa la cacca. A questo punto, la Madre Snaturata si sente in dovere di indagare:
"Ma quanto, amore di mamma? Ti scappa un pochino solo, vero?"
"No." decreta serio il Nano. "Al Nano scappa fotte fotte."

Ecco. Bene.

I casi sono due: 1. si torna di corsa nel supermercato, caricando di fretta e furia le buste della spesa (contenenti anche due preziose scatole di Magnum Algida, alimento dal quale dipende il benessere psicofisico del Paterfamilias e di conseguenza l'armonia familiare), si entra nel bagno pubblico e si tenta di non contaminare le chiappe naniche con un'asse del cesso su cui proliferano batteri grossi come gatti persiani, sorreggendo i suoi 15 kg con la sola forza di mani e reni per un tempo indefinito; 2. si sfida la sorte e si corre a casa, col rischio di compromettere definitivamente l'atmosfera salubre e benefica dell'abitacolo della Twingo, nonchè il seggiolino di sicurezza in dotazione, con macchie indelebili e odore sempiterno di discarica abusiva.

Mentre Lupina visualizza entrambe le scene, e si rende conto di non avere una mente abbastanza pronta per decidere quale delle due strade prendere, il Nano dà finalmente un suggerimento: "Il Nano si mette qui in un angolino e fa la cacca, mamma"

E in men che non si dica, si cala la mutanda con tutto quanto il pantalone, e si accinge a fare la cacca accucciato in uno spartitraffico.


A tutti coloro che leggono questo blog.
Se oggi pomeriggio intorno alle 19.40 vi trovavate a passare di fronte alla Coop di una cittadina balneare sulla costa toscana, ed avete notato una donna spettinata vestita di rosso, che vigilava su un bambino accucciato per terra, con il viso rosso e concentrato, sappiate che non ero io ma un'altra mamma con un altro bambino.

E se per caso attraversando la strada di fronte a quel supermercato, avete messo un piedino in fallo ed avete calpestato una cacca molto simile a quella di un cane, sappiate che avete maledetto il mammifero sbagliato.

sabato 15 marzo 2008

La regina della casa

Che bei risvegli, al Lupinaio.

A Nonno Alzheimer, alle 7.32 del mattino, viene uno strano raptus. Spinto da una forza misteriosa, si alza dal letto, va nella legnaia (pericolosamente vicina alla finestra della nostra camera da letto), accende la motosega e sega DUE LEGNI DI NUMERO, non di più. Ma il rumore per segare quei due legnetti è sufficiente per farci svegliare nel peggiore dei modi.
Il Nano a quel punto attiva il sensore della rottura di scatole, e non si placa più. E siccome il Gig è tornato a casa in modalità Straccioman, decido di lasciarlo dormire.
Sul terrazzo mi aspetta una lieta sorpresa: i gatti devono aver scuoiato un fagiano, ci sono sangue e penne appiccicose dappertutto. E pure il bidoncino dell'immondizia sventrato, si presume non dal fagiano ma da gatto in vena di simpatici scherzetti. Mi metto a pulire lo sfacelo, mentre il Nano mi osserva dai vetri della portafinestra.
E nel frattempo trova l'ispirazione per fare la cacca, battendo sul tempo la mia ferma intenzione di cogliere l'attimo e metterlo sul water. E questa non è una cacca a caso: questa è LA CACCA. Quella gigante, che tracima ogni pamper ed invade la tua vita con la sua puzzolente presenza.
Così, tra spazzatura sparpagliata, resti di fagiano crudo e cacca, mi sono proprio guadagnata il sabato.
Eh, che meraviglia essere la regina della casa.

lunedì 27 agosto 2007

Giornatina niente male.

Stamattina, ennesimo prelievo di sangue. Mi alzo dal letto alle 6.30 con un mal di testa da paura, mi vesto, cambio e lavo il Nano che ha pensato bene di anticipare di un paio di ore la sua cacca mattutina, mi sciacquetto ascelle annessi e connessi velocemente, e mi slancio verso la macchina, essendo già io in ritardo clamoroso.
Occorre precisare che il prelievo di sangue, per la popolazione che abbia compiuto i sessantacinque anni, pare che sia un evento mondano senza precedenti. Ho passato l'intera gravidanza a farmi togliere litri di sangue, e non ho mai e dico MAI avuto la soddisfazione di essere tra i primi 10, ma cosa dico, tra i primi 25: c'erano sempre quei vecchietti che barcollando sulle loro anche bioniche arrivavano prima di me. Seguendo i discorsi di due vecchie, una volta, ho captato il seguente discorso: "A me lo vengono anche a togliere a casa, il sangue".
"Ah, sì, anche a me. Ma io preferisco venire qua, anche se devo prendere 3 pullmann, però vuoi mettere? Se succede QUALCOSA DI GRAVE almeno sto tranquilla." "Ah, sì, hai proprio ragione". Ma cosa vuoi che succeda? A 90 anni, se succede QUALCOSA DI GRAVE, cosa vuoi che sia? Al limite schiatti, ma ci sarai preparata, si presume. Ma noo, molto meglio andare ad intasare un laboratorio di analisi al mattino presto. Così magari quei disgraziati che devono fare la curva glicemica stanno digiuni fino a mezzogiorno e mezzo. Sai quante donne incinte ti saranno riconoscenti?
Vabbè, basta con le polemiche e con gli inciso .
Insomma, vado per accendere la macchina, e la macchina non si accende. Fa click click un paio di volte, poi più nemmeno quello. Morta. Schiattata. Defunta.
Per fortuna vedo uscire il mio babbo, che mosso a compassione mi accompagna.
Arrivo al laboratorio di analisi, aspetto 40 minuti (soltanto. Un record.), mi succhiano il sangue, mi attaccano uno di quei cerotti tremendi che mi strappano tutti i peli dal gomito, compro Vanity Fair e distrattamente lo appoggio su una seggiolina della sala d'aspetto, e me ne vado. Non appena mi rendo conto di averlo dimenticato, torno indietro, ma già è stato inghiottito dalla voracità di qualche anziana signora. Nessuno osa fiatare, solo sguardi miopi e colpevoli che si incrociano da dietro la prima pagina del Tirreno. Decido di lasciar perdere, e tiro di lungo.
Dopo aver vagato 10 minuti nel parcheggio senza ricordarmi che la macchina era a casa esanime sotto un albero, mi incammino a piedi verso la stazione degli autobus, distanza stimata 4 km.
A me piace un sacco, camminare. Cammino volentieri. Se non dovessi ANDARE A LAVORARE ALLE 9.00. E allora, conviene correre. Ed io ODIO correre, perchè si suda, mi sballonzolano le cicce ed in definitiva sono uno spettacolo penoso. Veder correre me è paragonabile solo al finale di The Elefant Man: si piange. E basta.
Mentre sono lì che faccio sballonzolare il lardo, mi telefona il Gig. Dal sottofondo di pianti isterici deduco che sia un pelino in difficoltà. Stamani lui è a casa con il Nano, il quale sta attraversando un periodo piuttosto "creativo", mettiamola così. E per creativo si intenda spaccatutto fuori controllo.
Mi comunica un po' affannato che il Nano ha rifatto la cacca, ma stavolta una montagna intera. La cacca inarginabile è persino scappata via dal pannolino e dai pantaloni (nuovi), ed ha inondato il lettino le cui lenzuola sono state messe nuove nuove ieri mattina. Mi chiede cosa deve fare. Io sarei tentata di dirgli di rivolgersi direttamente ad Erode, ma glisso.
Arrivo sull'autobus, e naturalmente c'è da aspettare.
Ma chi ti becco, comodamente seduta su un seggiolino?
La vecchietta che era accanto a me!
E con la mia rivista in mano.

Si prospetta una giornatina davvero interessante.


Quizettino.
Cosa avrà fatto Lupina? Come si sarà comportata in questa spinosa situazione?

Opzione A- E' rimasta indifferente, tanto Vaity Fair fa cacare
Opzione B- E' rimasta indifferente, ma ha approfittato della prima scossa dell'autobus per cascare addosso alla vecchia e cacciarle un gomito in un occhio
Opzione C-Ha affrontato la vecchia, invocando la Giustizia, e pretendendo la restituzione del maltolto. Ha citato pure le Catilinarie per dare più enfasi all'orazione, ma sbagliando qualcosa perchè non se le ricordava.

Si vince una giornata in un Parco Acquatico Italiano. A sorvegliare un Nano, mentre una cicciona si abbronza.

lunedì 23 luglio 2007

Nani ed intralci.

Si inaugura oggi la I° Giornata Nazionale dell'Intralcio nel Traffico.

Stamattina, ore 7.30, carico un Nano iperattivo sulla Twingo, alla volta di Ca**********llo, distanza circa 18 km.
Al primo km, mietitrebbia fuori stagione che fa manovra in mezzo alla strada. Sette minuti di attesa.
Al quinto km, frotta di ciclisti in tenuta da scemi ingombra entrambe le carreggiate, alle mie tiepide rimostranze ( "O BRODII!" , elegante lemma livornese che sta ad indicare non si sa bene cosa, ma offende assai), mi rispondono in coro un qualcosa che mette in dubbio la mia moralità (ma loro se ne intendono, viste le loro mamme). Nano, non ascoltare, tiriamo avanti.

Entro il settimo km, incappo in una specie di raduno di Ape 50 Piaggio, celebre motoveicolo da intralcio molto in voga tra gli anziani del posto. Ovviamente, vanno pianissimo ed in maniera sinusoidale. Mi armo di santa pazienza e mi accodo, sperando che un uragano li spazzi via.

Al 12° km mi si accende la spia della riserva, che nella Twingo è un grave presagio di morte, complice l'aria condizionata che fa consumare di più. Il Nano, dal seggiolino da nani, emette dei suoni sinistri strofinandosi l'indice sulle labbra, e pare mandare segni d'intesa alla Twingo, che comincia a tossicchiare. Al distributore non c'è anima viva, mi tocca fare benzina da sola (cosa che odio). Il Nano, giustamente, crede di essere abbandonato a se stesso e comincia a ululare. Mi cadono tutti gli spiccioli sul pavè, mi chino a raccoglierli e comprendo finalmente il perchè del basso prezzo di questi pantaloni (apparentemente identici a quelli da donna incinta citati qualche post fa): hanno risparmiato sulla stoffa del dietro. Infatti mi si vede tutto il culo, per la gioia degli automobilisti.

Al 14° km, camion della spazzatura. Superato con successo.
Al 14° e mezzo, spazzatrice che va pianiiiiiiiissimo, guidata dal sosia di Bob Marley (che si deve essere anche fumato la stessa cosa, dato che rimane impassibile in mezzo ai clacson infuriati),
Al 15°, fiorino carico di pagnotte con sportello aperto perde il carico. Pagnotte investite senza pietà, ma cesto di plastica evitato per un pelo.
Al 17° km, lavori stradali. Si sta fermi mentre un giovanotto abbronzato armato di paletta rossa e verde si fa i cazzi suoi telefonando. Stiamo fermi quasi dieci minuti pe far passare non si sa cosa, ma ormai non reagisco quasi più. Sono diventata induista e non mi fa più ne' caldo e ne' freddo niente.
Se non fosse che il Nano, di cui negli ultimi 15 minuti mi ero quasi dimenticata dell'esistenza, mi riporta bruscamente alla realtà con un odore di fogna scoperchiata: ha fatto la cacca-record di puzzoneria della sua vita.
Ed io posso dire: c'ero.

martedì 12 giugno 2007

Il primo grande tabù.

Stanotte io ed il Lupino abbiamo dormito in due letti diversi. Il Lupino ieri sera accusava uno dei suoi malesseri mortali, uno di" quei dolorini che lo porteranno presto alla tomba" (cito testualmente). Per chi non lo conoscesse ancora, il Lupino, 1 metro e 95 di bistullone per una novantina di chili di ciccia sana, è convinto di essere cagionevole di salute e di stare per morire. Teoricamente stiamo tutti per morire, ed in questo concordo pienamente con lui, solo che ci sono persone che stanno molto più per morire di altre, e lui non è sicuramente fra queste.
La vasta gamma di sintomi cancerosi che accusa spazia dal dolorino al petto (un classico), all'informicolimento della lingua, tutti bene o male anticamera del loculo.
Dicevo, ieri sera si sentiva troppo ammalato per dormire con noi, ed ha deciso di sdraiarsi sul Nanodromo (che non è nient'altro che un materasso matrimoniale di gommapiuma steso a terra, usato per allenare il Nano alla corsa gattoni senza rompere i 6 preziosi dentini nuovi.)
Il Nano ha approfittato per dormire spalmato sotto la mia ascella con la tetta in bocca. Devo dire che non è proprio il massimo della comodità, ma per i figli ci si sacrifica volentieri.
Al momento del risveglio, dato che il Nano sembrava di buon umore e poco incline allo strillochesvegliailcaseggiato, lo piazzo nel lettino e mi defilo a fare la doccia nel bagno attiguo alla mia camera da letto.
Non ci metto molto, giuro. Solo che il Nano stranamente non protesta, non ama molto essere lasciato solo, comunque sia approfitto per farmi la maschera di bellezza ai capelli.
Sta talmente tranquillo che potrei pure pettinarmi i capelli uno ad uno. Imbraccio la Pinzetta Atomica e già che ci sono mi strappo quei due peletti di troppo dalle sopracciglia.
Ma sì, stamani che ho tempo e che il Nano è un angelo mi metto pure la crema anticellulite, che va frizionata energicamente (ma nel mio caso non serve assolutamente, a meno che non laq frizioni energicamente andando a piedi a Lourdes), e bisogna pure aspettare che si assorba senza appoggiarci i vestiti sopra, altrimenti si incolla tutto.
Riemergo dopo 15 minuti di abluzioni, tutta profumata di olio al karitè, e vado a controllare il Nano nel lettino.
Ma cos'è sta roba? Come mai il Nano è tutto schifoso di robaccia marrone e ride come un matto?

Orrore. Si è infranto il primo grande tabù: il Nano ha mangiato la sua cacca.