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giovedì 28 aprile 2011

Il camper. Ovvero, come rovinarsi coraggiosamente le vacanze.

C'era una volta una famiglia. E, toccandoci freneticamente le palle, per fortuna c'è ancora.

Questa famiglia pianificò un viaggio in un posto a caso nella Penisola, un viaggio che constava di diverse tappe, e che perciò veniva a costare uno sproposito. Ed era anche una cosa scomoda mettersi lì a cercare alberghetti e b&b, così alla capofamiglia di sesso femminile venne in mente una brillante, fulgida idea: ma perché non si chiede al tu' babbo se ci presta il camper , eh Gig?
Il Gig, dopo una iniziale pausa riflessiva durata giusto il tempo di una seduta in bagno, decise che sì, si poteva fare.

E da qui nasce questa piccola guida al camperismo familiare, che mi pregio di diffondere attraverso le paginucce di questo blog.

Innanzitutto, il camper compratelo. Oppure noleggiatelo.
NON fatevelo prestare dal parente di turno, specie se pensionato e con la mania dell'ottimizzazione.
Mio suocero, ovvero Nonno ASL, ce lo aveva ottimizzato davvero splendidamente. Innanzitutto, ci ha gufato per benino al momento della partenza.
"Andate tranquilli, funziona tutto BENISSIMO. In dodici anni che ce l'ho, non ha mai perso un colpo."

Difatti, a Roncobilaccio il motore ha cominciato a fare un rumorino strano.
"O Gigghe, o che c'è un'ambulanza dietro a noi?"
Il Gig osserva con attenzione gli specchietti
"No, non mi pare proprio"
"Ma sì, senti che c'è un fischio... sembra l'effetto doppler dell'ambulanza, una specie di NENINENINENI. Hai presente?"
"In effetti lo sento anch'io. Ma come mai se accelero aumenta di volume?"
E proprio nel mentre eravamo tutti intenti nella discussione, SBONF! il camper si guasta.
Non è che ci lasci a piedi, eh. Diciamo che smette di andare avanti ai 100 all'ora, e si aggiusta placidamente sui 60, regalandoci sonore strombazzate dagli automobilisti dietro di noi, e magnifici scorci di tratto appenninico.

Allora, mio marito è un bravissimo ragazzo nonchè assai piacente e bello, diciamolo. Anche dotato di un certo savuarfér, che non guasta mai e piace tanto alle donne. E' anche un omino che non perde mai la calma, se non in tre occasioni: 1. al volante diventa una bestia: 2. non sopporta dover dare delle notizie spiacevoli a suo padre; 3. diventa idrofobo in presenza di nani che chiedono di continuo ma quando si arriva? non siamo ancora arrivati? perché non si arriva mai? ma dove andiamo? dove siamo diretti?.
Ah, dimenticavo: 4. non sopporta gli spazi angusti e chiusi.

Direi che la vacanza è cominciata in maniera decisamente incoraggiante.
In pratica, abbiamo percorso circa 300 km a 60 all'ora, con un frastuono micidiale nelle orecchie, perché fondamentalmente siamo due cazzoni incapaci.
Per fortuna il Gig ha avuto il lampo di genio di aprire il cofano del motore, e guardarci dentro.
Eh lo so, forse era la prima cosa da fare, ma noi siamo due dementi ed abbiamo cominciato ad aprire gli sportellini, no, qua c'è il cestino del pane, no, qua c'è la caffettiera, no, qua ci sono i tovagliolini di carta...
Alla fine era un tubo staccato.
E' bastato che il Gig lo rinfilasse a forza con quelle sue manone al posto giusto, ed abbiamo ricominciato a viaggiare come le persone normali.
Peccato che eravamo già arrivati, ma vabbè.

Per il camper, dicevo, ci vuole il fisico adatto.
Dopo i primi minuti in cui eravamo fermi ed in procinto di vivere la nostra esperienza da veri camperisti, abbiamo realizzato con terrore la prima, grande verità: il camperista deve essere una persona magra, possibilmente bassa e con un fisico armonioso e flessuoso. E noi invece siamo uno una stanga di quasi due metri, l'altra una ignobile cicciona.
Difatti abbiamo cominciato immediatamente a starci vicendevolmente sul culo.
"Ma stai attenta a dove metti i piedi!"
"Che cazzo vuoi, che sei sempre in mezzo?!"
"E levati un po' dai coglioni!"
"Ma sempre al cesso, sei?"
"Porca puttana che testata che ho preso in questo stracazzo di letto, ma vaffanculo!"
E via dicendo.
Difatti, a distanza di una settimana dal nostro ritorno, il mio primogenito bestemmia ancora come un turco (cosa che prima non faceva), ed il secondogenito unenne stamattina in banca ha detto culo ad una signora.

Un'altra raccomandazione da fare agli aspiranti camperisti è quella di ricordarsi bene dove mette le cose che servono, tipo la roba da mangiare, salvo poi dover far alzare in piedi tutta la famigliola riunita di fronte al desco (che di notte diventa letto singolo ma che è anche credenza), farle smontare tutta una serie di cuscini ad incastro complicatissimi da rimettere insieme, con conseguente giramento vorticoso di palle.
E attenzione: mentre cucinate, dovete preoccuparvi anche di lavare velocissimamente ed anche asciugare le stoviglie e le pentole che non userete più, pena ritrovarvi con il lavello pieno e non saper dove scolare la pasta delle creature, che saranno già affamate ed urlanti. Ben presto realizzerete che i piani di appoggio sono veramente pochi, e che la distrazione può essere fatale alle vostre falangi. Difatti quasi tutti i cassetti si chiudono a molla, con calamita di sicurezza che va a picchiare precisa precisa sulla radice delle unghie, donandovi così un involontario effetto "ricostruzione col gel", o "effetto unghie delle salme di C.S.I." ( e i fanatici della serie sanno esattamente di cosa sto parlando).

Un'altra cosa con cui dovrete fare presto i conti è la Regina delle funzioni corporali. Quella che regola il nostro livello di felicità quotidiano. Ovvero la Cacca.
Se siete dei caconi, buon per voi. Sappiate però che il camper non è come il cesso di casa: esso non ha un tubo che si immette in qualche fognatura e che porta via la cacca e la vergogna lontane da voi. Esso è invece dotato di un serbatoio che si riempirà delle vostre produzioni, e che dovrà essere svuotato manualmente dal maschio di casa.

Eh sì, dal maschio. Perché pare che i vuotatoi nei campeggi siano SEMPRE nel blocco dei bagni degli uomini, quindi tocca a loro. Del resto, le donne devono partorire nel dolore, no? E allora che sarà mai un po' di merda, specie se prodotta dall'intestino dei vostri amati bambini e della vostra dolce mogliettina? Suvvia, indossate i guanti e datevi da fare.
E sapevate che proprio sotto al water chimico c'è un indicatore col livello di merda, che quando diventa rosso vuol dire che non ce ne sta più dentro? Eh?
Nemmeno noi.
Difatti ci siamo ritrovati, di sabato mattina, a dover viaggiare col rischio incombente di pericolosi traboccamenti ad ogni curva.
Inutile dirvi che l'apoteosi della crisi familiare si è raggiunta lì, dove la cacca ha finalmente la sua rivincita, e tenta di sovvertire l'ordine naturale delle cose impadronendosi del vostro habitat naturale, con una specie di golpe scatologico.

Ce ne siamo liberati, finalmente, munendoci di bicchierino di carta ed armandoci di santa pazienza. Mentre i figli, pallidi e silenziosi, ci stavano a guardare.

Un'altra raccomandazione che mi sento di farvi è la seguente: controllate SEMPRE la guarnizione della caffettiera.
Eh già. Perchè mentre noi eravamo amabilmente appollaiati sui nostri seggiolini, in attesa di gustarci un ottimo caffè, essa ha deciso di porre fine alla propria esistenza, esplodendo.
A parte il fatto che ci siamo un po' ustionati, vogliamo parlare del tracollo nervoso del doverlo comunicare a Nonno Asl, che a quel camper ci tiene come alle cose sante? Al Gig è venuta l'alopecia dal nervoso, quando ha visto che il caffè era ormai diventato parte integrante degli arredi del camper, decorando le tendine con fantasiosi ghirigori. E che dire della faccia di Nonno Asl, quando ha verificato la gravità effettiva dell'incidentuccio domestico? Assolutamente senza prezzo.
E comunque, Nonno Asl c'era. Anche se era a casa a mangiarsi le unghie nervosamente, tormentato dal pensiero della cialtroneria della nuora e del figlio sul suo prezioso camper, il suo spirito era con noi.
Anzi, per l'esattezza era dentro al Tom Tom.
Difatti, Nonno Asl ha pensato bene di diventare un'applicazione del Tom Tom, ovvero quella che dice "camper SERVIS nelle vicinanSe.", con un accento piemontese da paura.
Lo so che voi questa voce qua non ce l'avete. Difatti non è di corredo al Tom Tom, non la si può scaricare dal sito, perché ce l'abbiamo solo noi.
Nonno Asl, nelle fredde sere d'inverno, non sapendo che cazzo fare, si è ingegnato ed è riuscito ad inserire la propria voce, recante questo importante avviso al camperista, nel famigerato marchingegno che ti fa sbagliare strada con eccellente regolarità.
(Non per parlarne male, eh, ma questo maledetto coso insisteva affinché attraversassimo il tratto di laguna da Punta Sabbioni a Venezia direttamente col camper, hai voglia tu a spiegarglielo).
Ogni singola volta che facevamo qualche cazzata (tipo quella di lasciare il tappo del wc chimico nel vuotatoio del campeggio, 200 km prima), ci voltavamo istintivamente verso il Tom Tom e ci facevamo il segno della croce, stringendoci l'uno contro l'altra e tremando come foglie. Il processo di ottimizzazione del Tom Tom si è sviluppato in maniera così totalizzante, che il Nano ha cominciato a rivolgersi a lui come se fosse stato davvero il Nonno, "ma come mai il Nonno Roberto non mangia con noi? Ma come fa a stare lì dentro? Come ha fatto ad entrarci? Nonno, mi vedi? Nonno, mi senti?"

Alla fine del viaggio, quando cominciavamo timidamente a prendere confidenza col mezzo e coi suoi spazi, persino la Voce di Nonno Asl ha cominciato a perdere i colpi. Prima è diventata cavernosa come quella di Hal 9000 quando stava per spegnersi definitivamente, alla fine si è trasformata un lungo mugolio indistinto, destinato a disperdersi nell'etere, "cmperrrrrrrrr srrrrrrvis nlleeeee vcnnssssssssssssssrrgghhhh"...
"Mamma, ho paura! Nonno Roberto è morto!" mi ha comunicato il mio sempre ottimista figlioletto.
"Ma no, ma cosa dici, il nonno è a casa con la nonna. Questa è solo la sua voce che dice "camper service nelle vicinanze". E' una voce registrata, non è lui veramente."
Il Nano ha continuato a guardarmi con sospetto, fino almeno a che non ha potuto verificare di persona l'esistenza in vita del suo amato nonno.

Che non vedeva l'ora di riprendersi il suo amato camper ma che non voleva darlo a vedere, e che si è limitato ad un'occhiata finto-distratta al momento della riconsegna (ma che mi ha telefonato due ore dopo per chiedermi dove avevamo messo i cestini della frutta. Cestini della frutta? Glub!).

E noi siamo talmente pazzi e coraggiosi, che stiamo già pianificando la prossima vacanza.
In camper, ovviamente.


Pregate per noi.

martedì 15 febbraio 2011

Ikea, the day (almost) after

Due settimane fa abbiamo affrontato un gran casino e siamo andati all'IKEA.
Pioveva.
La Fiorentina non giocava.

quindi

tutta la provincia di Firenze convergeva verso l'IKEA. Ma di questo, abbiamo già abbondantemente disquisito.

Abbiamo comprato un bellissimo letto sopraelevato per il Nano, con tanto di copertura in stoffa con fantasia di astri e spazio siderale.

Ieri glielo abbiamo montato.

Cioè, IO gliel'ho montato.
E' venuto appositamente mio suocero al mattino, per aiutarmi a montare questo stupendo lettino.

Siccome mio suocero è un uomo tutto d'un pezzo, lui le istruzioni non le guarda. E siccome mio suocero è anche un fottuto superuomista e non tollera che le donne sappiano fare i lavori maschili, mentre io guardavo le istruzioni e riordinavo le viti per affrontare più serenamente il montaggio, con la sua brugolina personale avvitava, avvitava, avvitava dei pezzi a casaccio.

"Guardi che sta facendo un macello" gli comunico (io a mio suocero do del lei)

Mi lancia uno sguardo di disprezzo "Eh ma si capisce benissimo che questo pezzo va qua".



Il risultato finale è stato un letto che non stava in piedi. Aperto su un lato.

I buchi per le viti non combaciavano.

"Questo letto è sbagliato, dovete riportarlo all'IKEA, vi siete fatti gabbare. Lo sapevo che vi fregavano anchevoinondatemairettaseandavatealmobilificiovimontavanotutto. Adesso vado a pranzo e poi nel pomeriggio avrò altri impegni, se avete bisogno chiamate, eh"

Si è cacciato in tasca la sua brugolina personale, ed è scomparso nel nulla.

Io allora mi sono messa lì ed ho smontato tutto, con sottofondo musicale di parolacce.
Ci sono diventata scema.
La cosa peggiore che può capitare ad uno che deve montare un letto IKEA, a parte la perdita della brugola o delle viti, è il dover smontare qualcosa montato male e doverlo rimontare.
C'è veramente da perdere il cervello.
Alla fine, verso sera, ho avuto la meglio sul maledetto trabiccolo, e a furia di menare mazzate, sono riuscita a montarlo.

Quando il Nano è tornato dall'asilo, era tutto un grido di felicità per questo lettino nuovo.
Ha telefonato a tutti per raccontare del suo lettino nuovo, e non vedeva l'ora di andare a letto.
Difatti si è messo il pigiama di corsa, e si è lanciato nel suo lettino tutto felice.
Si è svegliato ancora entusiasta, ha raccontato a tutti i suoi amici del suo bellissimo lettino nuovo, non ha pensato altro per tutto il giorno.
E quando è arrivata la sera, si è coricato tutto contento.
Nel nostro.

domenica 21 novembre 2010

La roba

Il Blobfish ha ormai nove mesi, il Nano ha 4 anni, e noi lupini ci dilettiamo in bilanci.
In questo caso, i lupini si chiedono ma come cazzo abbiamo fatto ad accumulare tutta questa roba in così poco tempo? Quattro anni-e qualcosa fa entravamo in questa casa con un simpatico poppante sotto l'ascella, ignari della quantità di roba che irrimediabilmente ci saremmo tirati dietro.
Adesso siamo all'impasse.

Innanzitutto, ci convinsero dell'inevitabilità di possedere una culla.
La culla doveva essere di vimini, dal design un po' retro, e completamente foderata con stoffine con piccoli disegni, possibilmente che non fossero troppo da checca. Serviva quindi una culla foderata di stoffa da vero duro, roba virile e non da mammolette, quindi ci si è dati da fare per cercarla, imbastirla, cucirla, lavarla, scucirla perchè non andava bene, ricucirla, in previsione di tante meravigliose nanne.

Bene, i miei poppanti - entrambi- si sono sempre rifiutati categoricamente di dormirci dentro. Ho passato ore ad addormentare alla puppa il primogenito e tentare di straforo di mettercelo dentro. Ma come il suo corpicino poggiava sul morbido materassino fatto fare apposta per lui con tanto amore dalla Vecchia Signora Che Fa i Materassi a Mano Come Si Usava Un Tempo, apriva gli occhi e mi guardava con lo sguardo che Lele Mora deve aver lanciato a Nina Moric quando ha rivelato l'inciucio del marito, dopodichè si azionava l'avvisatore acustico, e si ricominciava tutto da capo.

Adesso abbiamo rispolverato la culla. Per forza, è arrivato il secondogenito!

Ottima per tenerci i panni da stirare, con le sue rotelle di legno silenziate con morbidi gommini incollati a mano da qualche operoso manifatturiere cinese, essa viene trascinata da una stanza all'altra in previsione della stiratura.



La culla l'hai usata poco? No problem, vorrà dire che poooooi lo abituerete a dormire nel lettino.

Ma guardate questo ottimo oggetto in legno massello, con ganci in lega di titanio, paracolpi imbottito con morbido vello di pecora lunare, pagato TANTISSIMO (non da noi, ovviamente, ma dai nonni amorevolissimi), ammiratene le raffinate rifiniture! E guardate che meraviglia, la soffice copertina in pendant!
Ma soprattutto, guardate come ci dormono bene dentro, i gatti!
Eh sì, finalmente qualcuno che apprezza le cose raffinate. Nella culla non ci dormivano per via del fastidioso rollio dovuto alle famigerate ruote, che in effetti dà fastidio a dei poveri gattini che si devono anche un po' grattare, ma nel lettino, ben fermo sulla terra con le sue potenti gambe di legno massello tornito, ahhhh, che meraviglia! Che spulciate poderose!

E quanti accessori irrinunciabili, per una coppia di neogenitori che vogliono vivere bene la maternità. Il piumino polare in neoprene con camera d'aria a gas ultraisolante, che comodità! In queste latitudini poi! Vabbè, è vero che fa freddo 15 giorni all'anno e che a novembre si continua ad andare al mare, ma sai mica te se arriva una glaciazione d'improvviso e ti strina i figlioli? Almeno quello piccino è salvo, la stirpe può continuare.
Non l'abbiamo nemmeno tirato fuori dalla busta sottovuoto in cui l'avevo risucchiato 4 anni fa.


Ai tempi del Nano, i nonni si affrettarono a tornare dalle ferie per aiutarci ad addobbare una cameretta.
"Una cameretta? Già adesso? Ma non ci dormirà, non almeno i primi tempi"
Nella mente lupiniana non esistevano ne' cosleeping ne' allattamento a richiesta, Gonzales era il nome di un odioso topo cartone animato e Estivill un calciatore della nazionale spagnola, nonostante ciò qualcosa suggeriva che no, non ci sarebbe stato bisogno di una stanza apposita per contenere un corpicino di pochi chili.

"Ma tu sei PAZZA" mi informava Nonna Ansia con l'occhio fuori dall'orbita, "ti serve per metterci tutta la roba!"
"Quale roba?" chiedeva Lupina, le mani sull'enorme girovita da sequoia americana, che circondava all'epoca il primo frutto della recente unione gigghica.
"Ahahaha" la risata satanica di Nonna Ansia rimbombava nelle stanze ancora vuote della nuova casa, "non ditemi che non avete neanche fatto la lista di nascita? Vi ritroverete con i doppioni, con cose che non vi servono!" .
I corpi lupinici e gigghici sono scossi da un brivido: rei di non aver fatto una lista di nozze, si ritrovarono dopo il matrimonio con la casa piena di oggetti indesiderati, quali il vaso-alveare- che-non-si-rompe-manco-col-cazzo, i piatti con le cozze incorporate ed il temutissimo vassoio con le corna.

A questo punto parve davvero il caso di prevenire il danno, provvedendo a compilare la lista dei desideri.
La ragazza del negozio di articoli per l'infanzia ci deve aver adocchiato subito - guarda un po' questi du' bifolchi - , e ci ha praticamente costretti a mettere in lista delle cose che non abbiamo usato e che già all'epoca mi creavano delle perplessità.
Dovevo dar retta al mio intuito, adesso è troppo tardi. Le cose hanno salito la doppia rampa di scale, l'hanno ridiscesa alla volta della rimessa di mio padre - neopensionato - che aveva appena cominciato a far ciappini e poveretto si è ritrovato sommerso dai gadget naneschi, ha ripreso la via delle scale ed ora le ridiscenderà.
E tutto ciò, senza avermi reso il minimo servizio.

Buffa, la vita.

venerdì 24 aprile 2009

Imprinting

Sono le 15.30.

Sotto il sole di aprile, un uomo alto e biondo guida un mezzo pesante. E' un lavoro di responsabilità, complicato, pieno di insidie. Per poterlo fare bene, occorre una grandissima concentrazione, tanto senso pratico, una certa esperienza, ma soprattutto la capacità di saper cogliere ed individurare i problemi al loro insorgere.
L'uomo alto e biondo è uno che ama fare le cose bene, altrimenti è meglio non farle, dice lui.
E mentre è lì che lavora alacremente per il bene della collettività, l'uomo alto e biondo canta.
E canta e va e va e va/ la pecorella al bosco/ che cosa c'è in quel bosco/ c'è l'erba per mangiare...

Contemporaneamente, una casalinga a mezzo servizio sbrina il frigo alacremente. Ha 34 anni e mezzo, i capelli ricci, una casa abbastanza incasinata che viene comunemente indicata col nome Il Lupinaio. Per velocizzare le operazioni di rimozione di forme di vita aliena, si aiuta con un palettone di legno da fritture, e mena delle gran legnate staccando frammenti di stalattite ghiacciata.
E mentre è alle prese con l'iceberg, la casalinga a mezzo servizio, canta.
E canta ecco arrivare i Barbapapààààà/ che sono poooooooi /papà e mamma Barbapààààà...

Nello stesso preciso istante, due giovani nonni in gamba si trovano nella camera da letto della casa al mare. Lui è un energumeno di quasi due metri, con un bel barbone come quello del nonno di Heidi, e sta verniciando il soffitto. Sotto di lui una nonna occhialuta e ansiosa regge la scala con una mano, mentre con l'altra sorregge un secchio con la vernice.
Ed entrambi cantano alternando le strofe e le cicaaaaaaaaleeee / cicale cicale cicaleeeee/ e la formicaaaaa /invece non ci cale miiiiiicaaa...

Contemporaneamente, un Nano di due anni e mezzo è sdraiato per terra bocconi. Con una mano fa marciare un camioncino, nell'altra stringe una macchinina blu e simula un incidente.
E mentre gioca, canta sooooo/ soiutinchiuchenteeeeeeell/ evenfrommeeeeeeell /bluscaisfrompeeeein...

Dicono che gli esseri superiori, quelli che hanno raggiunto un maggior grado di consapevolezza, sono in grado di influenzare le anime più semplici.

Mah.

domenica 18 gennaio 2009

I rituali della nanna

Non c'è niente da fare, per crescere sani, forti e cazzuti occorrono dei rituali, specie al momento del trapasso nel regno di Morfeo, cosa che tutte le mamme moderne ed abbonate a Essere mamma oggi sanno benissimo.
Da un po' di tempo abbiamo anche noi i nostri rituali della buonanotte, come insegna il buon Estivill, amorevole medico senza figli e totalmente digiuno di come li si allevi. E noi gli crediamo ciecamente.

Il raggiungimento dell'ora fatidica della Santa Nanna coincide in genere con funesti barcollamenti da parte del Nano, e con molti discorsi privi di senso in cui la creatura bella di mamma vaneggia su svariati argomenti rigorosamente non pertinenti con la nostra vita familiare, del tipo mamma, c'è un gaccone motto goscio, oppure metti le pette, mamma? babbo edde garradaddo cutelle, vitto?
Il livello di incomprensibilità delle frasi di solito è direttamente proporzionale al sonno. Se sussiste ancora qualcosa di comprensibile, non si deve assolutamente procedere alla pigiamizzazione e al lavaggio dentale, in quanto il soggetto potrebbe non essere pronto e cominciare a dare di matto calpestandomi la faccia e battendo violentemente la testa contro il bandone della testata del letto.
Non appena il giusto livello di sonno viene raggiunto, il Nano viene condotto nel vicino gabinetto, gli viene consegnato lo spazzolino da denti già carico della giusta quantità di dentifricio, e lasciato a se stesso, perchè il vero maschio cazzuto i denti se li lava da sholo. E' importante anche vigilare che il dentifricio non sia a portata di mano, per evitare lunghe scie tricolori e tubolari sul pavimento di cotto, che poi si toglie a bestemmie, gli anni passano e le mamme imbiancano.
Poi si procede allo strip tease, che introduce alla successiva pigiamizzazione. L'operazione viene di solito eseguita dal Gig, che intervalla l'operazione di vestizione con il salto del Nano, la disciplina olimpica del futuro: il Nano viene sollevato verso l'alto a velocità folle, mentre il Gig si procura bicipiti e tricipiti alla Lou Ferrigno, senza dover pagare l'abbonamento a qualche palestra della zona e soprattutto senza dover sottostare all'umiliante rituale della doccia collettiva.
Dopodichè, si dorme.
Arriva la mamma, che nel frattempo si è messa comoda con pigiama anticoncezionale o camicia da notte antistupro, ci si infila sotto le coperte e si procede all'addormentamento.
L'addormentamento può sopraggiungere in due maniere: a secco (ovvero in silenzio perfetto, il mio metodo preferito perchè così posso dedicarmi alla lettura), a messa parlata (ovvero con favola, e rigorosamente partorita dalla fantasia della mamma, che quelle preconfezionate non piacciono. Per ora abbiamo Le avventure di Chicco Cacco e La storia del Cane Tippe e ci bastano), o la temutissima messa cantata.
Se capita la serata della messa cantata, son dolori.
"Mamma, canta"
"Cosa devo cantare, tesoro santo della mamma?"
"Mamma, canta"
"Puoi darmi un indizio?"
"Canta!"
"... Pippi pippi piiiiippi, che nome fa un po' rid..."
"NO! Canta!"
"... nella cantina di un palazz.."
"NO, MAMMA, CHELLA NOO!"
"Amore, ti prego, dammi almeno un'indicazione, fai mmmmmmh e fammi almeno capire che melodia è?"
"Pippa!"
"Amore santo di mamma, la pippa è qui!"
"No, chella pippa!"
"La pippa c'è, è sempre qui, non si è mai mossa"
"NOO, CHELLA DELLA PIPPAA!"
"Ahh, e che cavolo! Ma tu vulive 'a pippa, 'a pippa, 'a pippa..."
"Batta pippa!Ora tutti i gatti"
"Nella cantina di un palazz.."
"Ora batta tutti i gatti, cassone dell'ovo"
Chissà poi perchè la chiama canzone dell'ovo. Mistero.
"Alouette, gentille alouette.."
"Ora batta, mamma. Ora canta il bimbo..."
Inutile dire che l'addormentamento rituale cantato ci spaventa a tutti quanti.
Può andare avanti per ore e non portare a nulla. Può anche generare un Nano ipercinetico che scende dal letto come una furia e va a giocare con il parco mezzi d'opera.
Molto spesso l'epilogo è un Nano sveglio come una lucertola e una mamma beatamente addormentata in un lettone, con un Gig che urla Basta! dalla stanza accanto e un gran treppicare di piedini sul pavimento.

E menomale che abbiamo anche noi i nostri rituali della nanna. Senza di essi, saremmo una famiglia finita.

giovedì 11 dicembre 2008

Momento di puro godimento.

"No, ti prego."
"Ah, sìì, lì, dai"
"Tirala fuori. Così, dai."
"Noooo, non lì, più giù!"
"C'è stato un momento in cui c'eri quasi."
"Continua, continua, è lì..."
"Aaaahhh, AAAAAAAAARGGGGGHHH, AAAAAAAAHHHHHH"
"Sei troppo violenta, mi fai MALEEEE!"
"AAAAAAHHHHM SÌÌÌÌÌÌ!"

Non c'è niente da fare.
E' sempre eccitante togliere le spine dalle dita al Gig.

mercoledì 17 settembre 2008

Risvegli

7.15 del mattino al Lupinaio.

"Buongiorno Nano! Facciamo colazione?"
"No"
"Ci facciamo un toast?"
"No, tot no."
"Mangiamo il latte coi biscotti?"
"No, tulla no."
"Allora un biscotto soltanto?"
"No, cotto no."
"Uno yogurt?"
"No, pappagellà no.
"E allora cosa mangiamo?"
Il Nano si alza in piedi e urla a voce stentorea:
"PATTASCIUTTA!"

Però gliel'ho fatta all'olio.
Stavolta la patria potestà me la tolgono sul serio.

sabato 6 settembre 2008

Matrimonio col vomito.

Venerdì mattina, al volante della sua Ford-vecchio tipo-cabriolet, Lupina accompagnava il Nano all'asilo. Ad un certo punto ha cominciato ad avvertire un fortissimo malessere a livello gastro-duodenale, si è fermata davanti ad un'aiuola ricoperta di teneri fiorellini, ha aperto lo sportello ed ha vomitato su tutte le specie vegetali presenti sul luogo. Il Nano, evidentemente divertito dal fatto che la mamma si trovasse in tale frangente, sghignazzava dal sedile posteriore.
"Hai mangiato quella pizzaccia ieri sera, lo sapevo che prima o poi di pizza saresti perita!" sentenzia il Gig, dall'alto del suo intoccabile metro e novantacinque.

Venerdì mattina alle 10.30, di fronte al vasetto di pappagellà, il Nano si entusiasma, lo ingurgita fremendo e lo rivomita a più riprese.
"Si è agitato troppo giocando", commenta amorevolmente l'Educatrice 1.

Venerdì pomeriggio, Nonna Ansia si dipinge le unghie in attesa di dover sfoggiare qualcuno dei suoi anelloni da investitura papale, quando comincia ad avvertire uno strano malessere, e vomita dentro l'astuccio della manicure.
"Ho preso fresco, " decreta, essendo il non bene identificato fresco causa di molteplici malanni capaci anche di condurre alla tomba una povera donna.

Sempre venerdì pomeriggio, la Fantesca in forze alla casa materna accusa un analogo malessere e vomita mentre passa l'aspirapolvere. Essendo ella in totale comunanza spirituale con Nonna Ansia, si presume che abbia vomitato per processo simbiotico.

Sabato pomeriggio, durante il taglio della torta, lo Sposo accusa un malessere ma essendo egli un giovane morigerato e contenuto regge per tutta la serata, si sciroppa 20 km col mal di stomaco e gli stranguglioni, ma poi sbrocca e giunto alla magione finalmente vomita.
"Sarà il nervoso. Povero Mr.Coccinella, lui è una personcina emotiva, si sarà emozionato." commenta la Mamma dello Sposo, ancora parata a festa.
Il malvagio Gig sostiene che sia colpa delle scarpe di legno da lui indossate durante la cerimonia, ma si sa che parla per invidia perchè lui le scarpe di legno non ce le ha (nel link, un esempio di tipica scarpa di legno, che per essere sinceri a quelle dello sposo non gli legano nemmeno le scarpe. Qualcosa in questa frase non mi convince troppo.).

Non si riesce a capire come mai, la mia ipotesi di virus gastrointestinale non è accettabile. Probabilmente anche House avrebbe fatto fare i markers per l'amiloidosi e il lupus, ma poi sarebbe giunto alla mia stessa conclusione. Ma loro no, loro hanno preso fresco, hanno mangiato la pizzaccia, si sono agitati, si sono emozionati, ma il virus non ce l'hanno. Tsk, non è logico che una che non ha speso milioni di euro per libroni di medicina e specializzazioni non possa azzeccare una diagnosi. Brutti razzisti!
Insomma, il risultato di tutto questo trabagai è che hanno vomitato più o meno tutti, ma soprattutto che mia sorella trascorrerà una prima notte di nozze davvero indimenticabile.

mercoledì 23 luglio 2008

Al mare con Hitler.

Con piglio autoritario e pervasa di pessimismo cosmico, Nonna Ansia è tornata dalle vacanze.
E siccome la vacanza non è mai abbastanza, si è presa un'altra settimana. "Portiamo il Nano al mare, poverino, che è bianco come un fungo prataiolo. E poi così quest'inverno non gli viene la bronchite col laringospasmo", sentenzia Nonna Ansia caricando il bagagliaio della mia Twingo.
"Cosa significa portiamo?" chiede Lupina insospettita.
"Che verrai anche TU. Non vorrai mica mandarmi da sola con quel manigoldo?"
E così sia.

Nell'assordante silenzio di cicale della pineta assolata, tre figure si avvicinano pericolosamente alla spiaggia. Una di queste è più bassa di un metro, ed ha appena fatto la cosiddetta "cacca a sorpresa". Un'altra supera il metro e sessantacinque, indossa un cappello a tesa larga da sciantosa anni '50 e parla a voce molto alta. Le cicale ammutoliscono al suo passaggio. La terza è in ciabatte, ha un costume leggermente pendulo sul retro ed è carica di roba da far paura: trascina un passeggino pieghevole ricoperto di teli da spiaggia, giocattoli, borse frigo. Da qualche parte c'è persino un ombrellone messo per traverso, ma se ne ignora la posizione esatta.
Andare al mare è un lavoro. Bisogna caricarsi di roba, parcheggiare la macchina, ricaricarsi di roba e percorrere chilometri trascinandosi dietro la casetta come le lumache. Arrivare sulla spiaggia sane e salve è un miraggio. E ben presto ci si accorge che non è un traguardo, ma una mera tappa della giornata balneare. I Nani in spiaggia sono di solito molto indaffarati: devono passare in rassegna una quantità industriale di sassi e legni, mangiare della sabbia, rischiare di morire affogati. Le mamme dei Nani non pensino di rilassarsi, macchè: tutto questo trafficare le coinvolge direttamente in prima persona. Non pensino di stare sdraiate a fare lucertolandia o a leggere Intimità, Confidenze o Donna Informe, perchè se lo possono scordare. In spiaggia si sta rigorosamente in piedi, ci si scottano il naso e le spalle e le gambe restano bianche.

Questo è il motivo principale per il quale porto il Nano al mare una sola volta a settimana, e nemmeno tanto volentieri.

Però con Nonna Ansia è tutto diverso. Eh sì.

Innanzitutto, oltre a portare la roba del Nano e la mia, devo pure portare la sua. "Ma tanto che vuoi che sia un borsone Carpisa da 800 litri con qualche pesantissima confezione di olio solare formato famiglia, un paio di bottiglioni di acqua da due litri, la collana dei gialli di Agatha Christie, ed un'ampia scorta di teli da spiaggia? Carichi tutto sul passeggino!" . Nonna Ansia ha sempre soluzioni geniali per tutto. E mentre noi due traffichiamo alla ricerca dell'oggetto giusto al momento giusto nel famigerato borsone, il Nano passa in rassegna la prima tranche di sassi e tenta la fuga.

"Questo bambino è un maleducato" sentenzia Nonna Ansia, da dietro l'occhiale da sole a mascherina. "Tu non sai farti obbedire. Ti faccio vedere io come si fa. Nano! Vieni subito qua! Non ti mettere in bocca i sassi! Non tirarli! Stai dritto con la schiena. Quel giocattolo non è nostro, non si prende. Adesso vieni qua che sei tutto sporco di sabbia, così ti pulisco. Non ti bagnare la testa. Non ti rovesciare l'acqua addosso!", ed io nel frattempo mi siedo comoda. "Nano, non farti rubare i giocattoli dagli altri bambini. Reagisci! Comportati da uomo! Ehi, senti bambino olandese, se non vuoi passare un guaio ti consiglio di girare alla larga, che qua non è aria. Nano, adesso è ora di fare il bagno. Nano, adesso che hai fatto il bagno devi farti la doccia. Nano, adesso che hai fatto la doccia, devi mangiare questa brioscina. Adesso mangia lo yogurt."

Ed il Nano, in tutto questo frangente, è rimasto immobile sulla riva del mare, appena lambito dalle onde, con un sasso in mano ed il cappellino messo storto, con la bocca aperta a guardare la Nonna in modalità Hitler, mentre smanacca, dirige le operazioni, producendo sufficiente energia da alimentare un piccolo cinema parrocchiale. Il Nano disapprova.
Tanto che mi si avvicina, mi agguanta il reggiseno del costume e sospirando sentenzia: "mamma, pippa*."

Hai ragione, Nano. Andare al mare con Hitler è proprio una pippa.


*naturalmente il significato di pippa è un altro. Indovinate quale.

domenica 15 giugno 2008

Biciclette e seggiolini: post vintage.

Se avessi una bicicletta, mi piacerebbe tanto percorrere le strade trafficate della linda Toscana estiva col Nano a bordo, come faceva il mio nonno con me quando ero piccina.

La bicicletta non ce l'ho. Ce l'avevo, a dire la verità, ma dopo due anni di esposizione alle intemperie non so dire francamente cosa ci sia rimasto. Era del Gig quando era piccino, su chiamava Atala ed andava molto veloce. Poi il Gig crebbe a dismisura, e quelle gambone gli strusciavano per terra, e se la ricomprò. Atala passò al mio suocero, che doveva dimagrire ma non voleva fare la dieta, poi un giorno decise che si piaceva in sovrappeso e che andare in bicicletta non faceva al caso suo perchè si sudava e c'erano le salite, e allora per evitare che qualcuno gli facesse notare che aveva la bici ma non la usava, decise magnanimemente di passarla a me.

Atala dopo tutti questi passaggi di mano si è ridotta ad un ammasso di vecchia ferraglia arrugginita, ed è pure misteriosamente aumentata di peso. Che la ruggine e la groma* abbiano ispessito il telaio? Mah. Sebbene mi abbia trascinato su per salite venete, torinesi e toscane, adesso mi vergognerei a portarci in giro il Nano, e andrà a finire che prenderò una di quelle di Nonna Ansia, che ne ha ben 2 ma non le usa perchè potrebbe cascare riversa in un campo e morire lì, senza neanche il conforto di una marcetta funebre.

Per il trasporto di Nani bisogna procurarsi il seggiolino apposito.

Quando ero piccina io, i nani viaggiavano davanti.

Adesso i Nani devono stare dietro, seduti su un seggiolino omologato che costa in genere uno stonfo e mezzo (tipo 90 euro il modello reclinabile, a mio avviso un furto in piena regola).

Quando ero piccina io, i seggiolini erano fatti di filanciano e legno, e la seduta imbottita era di skai, un materiale similpelle derivato del petrolio la cui temperatura è direttamente proporzionale a quella degli inferi, su cui i culi degli infanti si riempivano di eritema da sudamina dopo solo 10 minuti di pedalata. E non si compravano, ma si ereditavano da cugini, i cui sederi avevano già sudato a sufficienza sul sedile, tanto da formare un bel segno a ferro di cavallo.

I Nani dei giorni nostri, se si addormentano in bicicletta, stanno comodi: hanno le cinture di sicurezza che li assicurano alla seduta, gli ammortizzatori sotto il culo e un comodo sedile reclinabile, che permette sonni tranquilli a bordo del velocipede.

Ai miei tempi, si dormiva appollaiati al manubrio come galline ovaiole, non esisteva poggiatesta ed era d'obbligo ciondolare come batacchi a destra e a sinistra, rigorosamente in controtempo rispetto alla pedalata. Non esistono studi scientifici sui risultati del rollio ciclistico sulle nostre cervicali di adulti.

I piedini dei nostri tesori sono protetti dal potere assassino dei raggi tramite un binario di quella plastica durissima con cui costruiscono le carene delle navi da crociera.

Ai miei tempi i piedi non erano contemplati nel sistema di filanciani e pezzi di legno. Il sistema proteggi-piedini era costituito da un adulto che ripeteva continuamente il seguente mantra: nonmettereipiedineiraggichetifaimale, nonmettereipiedineiraggichetifaimale, nonmettereipiedineiraggichetifaimale, e certe volte si trasformava in telavevodettichetifacevimale, telavevodettochetifacevimale, telavevodettochetifacevimale, senonstaibonotidoduschiaffi, eccetera eccetera.

Il genitore coscienzioso dei giorni nostri, al bambino mette il caschetto. Il caschetto è un simpatico cappellino imbottito, decorato a vivaci colori (spaidermen per i maschi, uincs per le femmine), omologato a norma CEE, che garantisce l'integrità delle ossa del cranio per la propria prole. L'omologazione fa sì che il simpatico cappellino a vivaci colori costi un botto, e che abbia la stessa durata delle scatolette di tonno pinna gialla (due anni? tre?). Dopodichè, si butta via.

Il genitore coscienzioso dei miei tempi, invece, non avendo a disposizione alcun ritrovato della tecnica se non il proprio senso dell'equilibrio, ci portava in bici senza caschetto.

Ai miei tempi, infatti, si cascava. Ci si graffiava tutte le gambe contro l'asfalto, si ingoiavano un po' di sassi, e se si aveva la fortuna di abitare in campagna si ingeriva anche una modesta quantità di terriccio. Poi si tornava a casa coperti di sangue, e il nonno mortificato annunciava: il bimbo ha battuto una capata, badalì che sgraffi, la nonna ci metteva un po' di tintura di iodio sulle ferite, faceva il cazziatone al nonno ciclista distratto e si ripartiva.

Al giorno d'oggi, invece, si casca lo stesso. Però invece che i graffi e i lividi ci si ritrova con delle ferite lacero-contuse guaribili in 15 giorni, si esce dal pronto soccorso col referto in mano e se si ha fortuna ci si ritrova in neurologia con tanti elettrodi attaccati alla testa. E la capata si trasforma in trauma cranico, che insomma se lo racconti a scuola fai anche la tua figura.

Alla luce di queste considerazioni, mi passa onestamente la voglia di portare il Nano in bici. Innanzitutto perchè sono totalmente priva del senso dell'equilibrio, e poi anche per la quantità industriale di accessori che devo comprare. E poi anche perchè ho ritrovato il mio vecchio seggiolino di skai marrone.

Che dite, ci starà sulla cyclette? Sempre che non cada anche da lì.



* Dicesi groma lo strato di sudicio in grado di resistere persino alla Calinda.

giovedì 27 marzo 2008

Cacarella comunitaria.

Io vado pazza per i giovedì. Mi piacciono tantissimo, non riesco a farne a meno. Se non ho almeno un giovedì alla settimana, schiatto.
Il giovedì è un giorno sacro e beato, perchè sono tutti via e il Lupinaio si trasforma nel mio regno incontrastato. Il Nano viene vaporizzato verso le nove del mattino, arriva la Santa Donna che mi pulisce casa, i Nonni sono a lavorare fino alle sei di sera e non tornano manco a pranzo, e del Gig fino alle cinque e mezzo non v'è traccia alcuna. Rimaniamo giusto una manciata di quadrupedi miagolanti, un cane e la sottoscritta.
Il giovedì è il giorno del taglio delle unghie, degli esperimenti culinari e della gita fuoriporta. Qualche volta è anche il giorno dell'epilazione, ma siccome è una pratica che mi sta piuttosto sul gozzo ho preferito spostarla ad una giornata che mi sta antipatica, ovvero il sabato, per non inquinare il senso di peccaminosa beatitudine che il giovedì è in grado di creare.
Per fortuna, il giovedì inizia prestissimo (ovvero a mezzanotte del mercoledì) e finisce ad ora ignobilmente tarda (ovvero a mezzanotte del giovedì), così me lo godo a dismisura.
Stamattina ero in bagno con la mutanda calata, pronta a pregustare il mattutino bidet, quando sento squillare un suono sinistro: è l'interfono, la bestia malvagia che abita dentro un piccolo innocente cordless nero in grado di rendere la casa dei nonni Lupini comunicante telefonicamente con la mia, che mi chiama importuno dalla cucina.
"Chi cazzè?" chiedo scostante.
Di là una voce oltretombale "Sono la tu' mamma, sono gravemente ammalata. Devi venire immediatamente qui, perchè necessitiamo del tuo aiuto"
"Come sarebbe a dire necessitiamo?"
"Stamattina è a casa anche il tu' babbo."

Meraviglioso. Non ho parole.

Scendo al piano di sotto, dove mi attendono i miei genitori in pigiama sotto le coperte, i quali mi annunciano con solennità abbiamo la cacarella.
Evviva. Che bello. Non mi sentivo così da quando mi dissero che avrei ricevuto un mappamondo che si illumina per la prima comunione.
La mia giornata si riempie di sinistri presagi. Qualcosa mi dice che questo giovedì non mi piacerà.
Ho trascorso la mattinata a comprare agrumi in luoghi remoti, settimane enigmistiche autografate dal Papa e strani medicinali per il cacozzo, ed il pomeriggio a preparare the sempre troppo forti, troppo caldi, troppo freddi e troppo zuccherati. I miei piedi hanno scavato un solco tra la cucina dei nonni Lupini e la camera da letto, tanto che potevamo montarci direttamente una sciovia per accelerare le cose. Per condire il tutto, il Nano è stato riconsegnato al mittente un po' prima del previsto, ed ho trascorso il resto della serata a percorrere il solito tragitto con un bambino piagnucolante attaccato alla gamba del pantalone come certi barboncini erotomani.

Ad un certo punto, proprio quando stavo meditando di gettarli nella più vicina discarica, una luce remota giunge ad illuminare la mia giornata: la mi' sorella.
Finalmente posso condividere le mie tribolazioni filiali con l'altro frutto dell'amore! Evviva, ora se li becca un po' lei!
"Guarda, io devo andare un attimino su in casa (che in lupinese significa mi tolgo di torno permanentemente, e ora son cazzi tuoi), ci stai te qui con babbo e mamma, che io torno subito (che in lupinese significa non torno nemmeno se vengono a prendermi gli s.w.a.t. con le granate a pungiglione), ma subitissimo (che in lupinese vuol dire ciaoo bellaa)?"
"Sì, ma torna subito." mi fa con un'espressione da calzino centrifugato, "perchè anch'io mi sento male: ho la cacarella"


Eeeeeh, ma che giovedì del cacchio!

domenica 3 febbraio 2008

Domani è lunedì.

Di solito, la domenica sera al Lupinaio c'è mosciura.
Di solito, uno Straccioman completamente vestito di pile si aggira sconsolato avvolto nel suo mantello carico di elettroni, dispensando sospiri e maremmecane a destra e a manca.
Di solito, smoccola pensando che il giorno dopo sarà di nuovo lunedì, e quel maledetto camion che ciuccia cacca umana lo aspetterà coi fari accesi e il motore rombante.
Di solito, la domenica sera si mangia pizza. Rigorosamente congelata, o al limite quella precotta del supermercato, e spesso è un altro motivo di lamentela.
Di solito, la domenica sera Straccioman sospira, pensando alle cose più brutte del mondo, agli amici lontani, alla squadra del cuore che zoppica e rischia la retrocessione, alle rate della macchina, ai conflitti in medio Oriente e alle cose che il Nano ha ridotto in coriandoli durante la settimana.
Di solito, il Lupinaio è pervaso di stanca malinconia, alla domenica sera, specie se poi ha fatto brutto tempo.
E invece, oggi Straccioman si è smaterializzato. Al suo posto è comparso il Gig, pervaso di insolito ottimismo.
Il Gig ha fischiettato, ha riso, non ha minacciato terribili ritorsioni quando il Nano ha lanciato il telecomando per terra.
Ed io, che mi aspettavo il ritorno sciabattante del supereroe ad alto contenuto di elettroni, mi sono preoccupata.
Di fronte all'ennesima, squallida pizza, il Gig non si è neanche lamentato. Anzi, ha apprezzato la consistenza marmorea della pizza, constatando la bontà gommosa della pseudo-mozzarella,
ha snocciolato una serie di buoni propositi a sfondo ottimistico per il futuro, mi ha detto che sono davvero dimagrita moltissimo, e che il Nano è un bambino sveglio per la sua età.
Mi sono preoccupata molto.
Alla fine, ho avuto il coraggio di chiederglielo.
"Gig, ma che hai?"
"Nulla. Sono CONTENTO."

Assolutamente pazzesco. Scommetto che il virus intestinale lo metterà al tappeto.

sabato 8 dicembre 2007

Post automobilistico-romantico.

Son proprio animista, io. Alle cose do un valore che va al di là di quello venale. Le mie cose tante volte hanno un anima. E come tali, riescono pure a farsi i cazzi propri.

La mia prima automobile, una Panda Young che di young aveva giusto il nome, era uno schianto di macchina. E per schianto intendo che andava, e non era a pedali come il mio veicolo immediatamente precedente. Mai una multa, mai un eccesso di velocità, mai una freccia non messa, mai una foratura di pneumatico. La mia fedina penale di automobilista era (ed è) intonsa come un pannolino pulito.
Io le parlavo, le accarezzavo il parabrezza col panno di daino, le mettevo pure la cremina sul volante, e lei mi ricambiava funzionando. Però ad un certo punto successe qualcosa. Qualcosa si ruppe, tra noi, e niente fu più come prima.
Fu colpa di mio padre, principale azionista della mia Panda Young, a scatenare questa serie interminabile di eventi catastrofici, che determinò la fine di tutto.
Tutto cominciò quando al mio babbo si ruppe il fuoristrada. Il mio babbo è un fuoristradadipendente, e ne spacca uno nuovo di pacca ogni 3 anni. Quell'anno fu il turno di un fuoristrada giapponese, e siccome decise di passare alla concorrenza britannica, dovette aspettare 3 mesi per averne uno nuovo. E siccome io la macchina la usavo giusto per uscire il finesettimana, prese la mia.
Un giorno, mentre stava andando in mezzo alla campagna, decise che era giunto il momento per accendersi una bella sigarettona delle sue. E siccome all'epoca oltre al vizio del fumo aveva anche quello dello Zippo, lo gettò con noncuranza sul sedile del passeggero con gesto molto alla cowboy. Perchè Lupino Senior, detto anche Nonno Alzheimer, è un duro che non deve chiedere mai.
Per chi non lo conoscesse, lo Zippo è un accendinone di metallo con un coperchio molto suggestivo, che si spegne solo chiudendolo. E lui, distratto, non lo chiuse.
E così mi riportò la macchina orrendamente sfigurata dalle fiamme, col sedile del passeggero tutto abbrustolito che mi promise di cambiare, ma che in effetti non fece mai.
La seconda catastrofe accadde qualche tempo dopo. Io non tollero guidare senza un po' di musica, e per fortuna l'autoradio scarcassona del precedente proprietario funzionava. Mangiava irrimediabilmente le cassette e sputacchiava filo nero, ma insomma, se si aveva fortuna magari si riusciva a sentire una canzone intera. Ogni tanto si inceppava, o perdeva il contatto con le casse, ma con un preciso rituale di manate si rimetteva in sesto e riprendeva la diffusione sonora, magari da una cassa sola.
Il mio babbo questa cosa non la tollerava, e allora un bel giorno, mentre ascoltava a scatti Antonello Venditti (io e il mi' babbo non abbiamo esattamente gli stessi gusti), gli venne un gran nervoso: prese l'autoradio e la scaraventò da un finestrino, facendola cadere in un fosso pieno di ranocchi. Quando tornò a casa senza autoradio, mi promise che me ne avrebbe comprata una nuova. Ovviamente, mai successo.
L'ultima catastrofe, ovvero quella che mi fece passare alla Uno del mio nonno (che tanto non poteva più guidare in quanto ottantenne e piuttosto cecato dall'unico occhio che aveva), accadde in estate, e fu colpa di mio padre. E del Cane.
Il Cane in gioventù era una creatura estremamente irrequieta e sbarazzina, e scavava trincee sotto la recinzione scappando a strapazzar galline o a farsi metter sotto sulla vicina Aurelia, cosa peraltro già accaduta. L'unico modo per farlo star quieto era aprire il bagagliaio di una macchina: lui si accomodava a bordo, e si metteva a sonnecchiare.
Quel pomeriggio fu il turno della mia macchina, o di ciò che ne rimaneva. Il Cane, che aveva tentato una serie di fughe correndo dietro al giardiniere che portava via l'erba tagliata, si era messo sui sedili posteriori a pisolare tranquillo, e ce ne eravamo tutti dimenticati.
Ma lui non si era dimenticato di noi, però. Infatti, mentre tutti ci stavamo dicendo urca, ma come è tranquillo oggi questo cane, lui lavorava alacremente allo scavo di una profondissima fossa sui miei sedili posteriori.
Me ne accorsi io perchè da lontano vedevo batuffoli giallastri librarsi allegramente per l'aria come tante farfalline cavolaie. Quando mi avvicinai alla macchina e vidi il disastro, mi venne da piangere e allo stesso tempo commettere un canicidio: i sedili posteriori non esistevano più. Al loro posto c'erano delle foderine a pois blu completamente masticate, un'immensa quantità di gommapiuma spezzettata, molle di metallo e ferri. Dopo il sedile anteriore, l'autoradio volata in un fosso e le cinture di sicurezza masticate e strappate (già, ho omesso questa perla), era toccato al povero sedile posteriore. Era rimasto solo lui di sano, e adesso non esisteva più.
Il mio babbo, che si sospetta abbia l'Alzheimer oppure essere totalmente scemo, mi disse: "Via, giù, la puoi guidare lo stesso. Il sedile del guidatore è ancora intero."
A quel punto, capii che ero scema io, oppure che il mio babbo era irrimediabilmente un pazzo.

Mi è venuto in mente di scrivere questo post automobilistico perchè oggi c'è mancato poco che una panda mi tamponasse. A bordo naturalmente c'era un umarell col cappello.

venerdì 23 novembre 2007

Incontri paranormali di tre paranoiche

Oggi pomeriggio ho avuto la bella pensata di andare con mia madre e mia sorella in un luogo proibito di perdizione: la cesteria. La cesteria è la dannazione del mio conto corrente. Essa contiene le sette meraviglie del mondo o forse più: mobili shabby chic, cesti, fiori finti e secchi, decorazioni natalizie, cesti, vasi e vasini, mobiletti, regalucci e cose carine in genere. Anche cose piuttosto trash. Io in genere spendo l'impossibile, ma mia madre in questo rimane insuperata.
Comunque, non è della devastazione del mio conto in banca che volevo parlare.
Per arrivare a questo luogo di delirio decorativo si percorre una strada provinciale piena di camion in transito, oppure si può prendere una scorciatoia che è come un nastro d'argento in mezzo ad un panorama di colline mozzafiato, sempre deserta (a parte qualche tedesco in vena di foto). Mentre viaggiavamo discutendo (perchè in auto con mia madre è impossibile sfuggire al torrente ipercritico, che in genere sfocia in dibattito acceso con espressioni colorite del tipo stai zitta, che non capisci nulla o chetati cretina), abbiamo visto una macchina blu ferma sul ciglio della strada.
Mentre il coro dei matilevidicostì o brodo si levava solenne dall'abitacolo della Kangoo, abbiamo notato un signore di una certa età che camminava a pochi metri dalla macchina. E guardava dalla nostra parte.
Ha accennato un saluto ed un sorriso, e sia io che mia madre e mia sorella siamo improvvisamente rimaste di ghiaccio: era lo zio Vannuccio. Pure la macchina, una Ford Fiesta blu vecchio modello, era la stessa. Pure lo stesso modo di camminare, e di sorridere. Non siamo riuscite a fermarci, perchè la strada in quel punto era troppo stretta e noi andavamo di fretta. E poi mettiamoci pure un po' di sano esprit de l'escalier, via.
Insomma, sembrava proprio lui. Aveva solo la pelle molto pallida ed un po' di barba lunga, ma quella faccia ironica, quella postura così chiaramente fissa nella mia memoria erano le stesse.
Ma cosa ci faceva lì? E perchè se ne stava a guardare le colline a perdita d'occhio?
Sarei davvero curiosa di saperlo.

Ah, dimenticavo. Lo zio Vannuccio, con la sua faccia simpatica e un po' a presa di culo, è morto dieci anni fa.
Para-lupini? Aiuto. Io ho paura anche della famiglia Addams.

giovedì 1 novembre 2007

La doppia vita della Bisnonna N.

La Bisnonna N. non è madre di Nonna Ansia, e a dire la verità non si chiama nemmeno N.
La Bisnonna N. con Nonna Ansia però condivide moltissimo, sebbene si odino silenziosamente. La Bisnonna N. è ansiosa. Molto ansiosa. Talmente ansiosa che mi viene l'orticaria quando la vedo da lontano. Io son sempre troppo spettinata, troppo disorganizzata, troppo malvestita per i suoi gusti. Ed il Nano è sempre troppo affamato, attaccato alla puppa, poco vestito, troppo vestito."Insomma, povero bimbo! E te guardati, sei mostruosa". Insomma, non muoio dalla voglia di frequentarla, sebbene nutra profondo rispetto e stima nei suoi confronti.
La Bisnonna N. abita (ufficialmente) in una casa molto bella e vicinissima al mare che non mi lascerà mai in eredità, ritenendo che la Cugina Snob sia molto più degna di me, e passa tutto il santo giorno a dare ordini a mia zia, a entrambe le cugine e a qualche domestica disgraziata, si autoproclama Donna Molto Infelice, e passa tutto il giorno in ciabatte e vestaglietta da casa a fare esperimenti culinari.
Un giorno che la Bisnonna si sentiva particolarmente infelice, decise di fare una pazzia: comprò una casa semidistrutta nel centro storico di una località piuttosto famosa per motivi archeologici, chiamò un architetto e gli disse: fammela così. L'Architetto gliela fece, e lei nascose le chiavi e non disse a nessuno dove la famosa casa si trovasse, e ci andava solo lei a passare dei fine settimana piuttosto immersi nel mistero.
"Quando ci inviti a casa tua, Nonna?" le chiedevamo ansiosamente tutte noi nipoti. "Presto, presto" rispondeva la Nonna, prendendo tempo.
Son passati anni, e non ci ha mai invitate. Nemmeno per sbaglio.
Si favoleggia di una casa con mobili bellissimi, soffitti affrescati, pavimenti scintillanti. Qualcuno sostiene che la Nonna N. se la spassi pure con un bell'idromassaggio.
"Quando morirò avrete una bella sorpresa" ama ripetere la Nonna.
"Ma nonna, non puoi anticiparcela ORA?"
Niente da fare. La Bisnonna N. nicchia, svicola e non cede.

Oggi pomeriggio, il Nano, il Gig ed io siamo andati a farci un giro nella famigerata cittadina.
Abbiamo intravisto nella vetrata di un ristorante la Nonna a pranzo con due sue amiche, che sembravano due suoi cloni. Tutte e tre biondo-menopausa, tutte e tre con la solita giacca di tweed, tutte e tre alle prese con le solite tagliatelle. La Bisnonna N. ci ha intravisti, ci ha fatto ciaociao con la manina, ma non sembrava contenta. Siamo ripassati dopo poco, e la Nonna era sulla porta del ristorante a confabulare con le sue due quasi-gemelle, ha represso una smorfia ed ha sfoderato un bel sorrisone nei confronti del Nanetto, poi ce lo ha rapito: "Vieni a fare un giro con la Bisnonna, caro? Vero che me lo lasciate un'oretta? Così lo porto a far conoscere ad un paio di amiche."
Io ed il Gig che potevamo fare? Siamo andati a spassarcela in pasticceria, io mi son presa un teino sgualfissimo con una fettina miserabile - ma proprio piccina, eh, una mezza chilata - di torta di cioccolato con le pere, ci siam dati alla passeggiata da fidanzatini ( durante la quale ho capito cosa fare della mia vita: collezionerò palle di marmo. Anzi, palle di tutti i materiali. Però se son pesanti e si possono lanciare è meglio), e all'ora stabilita siamo andati a riprenderci il Nano.
Ce li siamo visti arrivare tutti belli allegri e sgambettanti, il Nano decisamente euforico camminava da solo davanti alla Nonna, che spingeva il passeggino vuoto.
"Nonna, dove sei stata di bello col Nano?"
E la Nonna, evasiva: "Mah, siam stati un po' a casa."

E così, Nano, tu ci sei stato! Tu l'hai vista! E dimmi, com'è questa casa misteriosa?
Dov'è? Come ci siete arrivati?
Ma il Nano complice non si è voluto sbottonare.
Ha solo indicato un punto lontano, nelle geometrie sbilenche dei tetti, ed ha pronunciato solennemente: "Là".
E di più non son riuscita a sapere.

sabato 20 ottobre 2007

Come fu che tutti gli videro il cu**

Lo shopping non fa per me. Mi sa che questa cosa l'avevo già detta, però.

Stamattina, ci è toccato. In verità, eravamo partiti in 3 alla volta della Grande Lurida Città per comprare dei vestiti lupinici alla madama di casa, che è diventata troppo cicciona per entrare in quelli di prima della gravidanza. Lo scorso anno aveva glissato adducendo scuse e rimettendosi sempre gli stessi 7 o 8 cenci, con la scusa del "sonotroppociccionamasitrattadiunasituazionetransitoria", ma dato che la cosa si è rivelata permanente, quest'anno non ha potuto esimersi, e le è toccato.
La prima tappa all'Ipercoop, regno di delirio collettivo ed ansie represse da macroscorte alimentari, ma Lupina è riuscita ad evitare di entrare in camerini angusti con pile di roba da vecchia signora, distraendo il consorte con i lustrini del reparto audiovideo. La seconda tappa, prevista per il dopo pranzo, sarebbe stata nel centro della Lurida Città, alla volta del negozio per Giovani e Spensierate Ciccione. E lì, sarebbe stato difficile sfuggire alle melliflue commesse che ti vogliono far provare tutto. Persino la tenda del camerino.

La pausa pranzo, tuttavia, incombeva sui Lupini come una ghigliottina pronta a calare. Andava abbondandemente riempita in qualche maniera.

"Si va al Negozione di Giocattoli?" propone il Gig E sa che con me sfonda una porta aperta.
Il Negozione è casa mia. Non sono una grande acquirente, però torno prepotentemente bambina. E siccome io da piccina ero una gran rompicoglioni, torno gran rompicoglioni non appena varcata la soglia.
Il Nano è proprio figlio di sua madre, per l'appunto, e non appena entrati nel Negozione ha cominciato a rompere i coglioni. "Basta piagnucolare, Nano! Tiè, va, gioca con questa" e gli ho cacciato in mano la prima cosa che ho trovato, un oggetto che la Montessori non avrebbe approvato affatto: una clava di plastica gialla. Ma questo mi ha permesso di lanciarmi in mezzo alle corsie traboccanti di balocchi.
"Guarda questo trattore a pedali, Gig! Guarda l'elefante a grandezza naturale! Uh, guarda, la casina dei coniglietti! Gig, compriamo tutto, vero?"
Ma il Gig è il pilastro della famiglia, e non si lascia corromepere dagli sguardi imploranti di una Lupina infervorata, e tantomeno dalle lamentele di un Nano profondamente insoddisfatto della propria clava di plastica, nemmeno se quest'ultima gli viene sbattuta violentemene sulle rotule. Il Gig è tutto d'un pezzo, e se ne frega.
"Gig, ti prego, compriamo qualcosa!" sbrodola Lupina con l'occhio acquoso, "Almeno una mini-cucina, un sacchettino di animaletti di plastica, un miniminipeluchino...".
"No, devi comprare dei vestiti decenti e deciderti a buttare via questi stracci", replica l'inflessibile Gig. Perchè quando uno è uomo, è uomo e non c'è niente da fare. Specie in queste situazioni.
Approfittando di un momento di distrazione del Gig, Lupina decide di liberare il Nano, sfruttando la potente attrattiva di un povero disgraziato vestito da clown con i classici palloncini da manipolare artisticamente. "Gig, tu resta un attimo qua col Nano e col pagliaccio, che io devo vedere una cosa", e si lancia alla ricerca di Mr. Potato, giocattolo scemo quasi quanto l'Allegro Chirurgo (che però io da piccola ero convinta che si chiamasse Urgo Bilirgo, che a ripensarci bene mica vuol dire niente), ma tanto desiderato.
Ma mentre è immersa nella ricerca, dal fondo del Negozione si ode un "NOOOOOOOO! NANO, NOOOO!"
Cacchio, ma è la voce del Gig che chiede aiuto, pensa Lupina. Nel suo microscopico cervellino infestato dai glitter*, si fa strada prepotentemente l'istinto materno. E mentre si volta di scatto, fa in tempo a vedere un nanerottolo vestito di blu che trotterella verso una pila di scatole di costruzioni, ed il Gig che si piega a 90° con tutto il suo corpaccione, tentando di afferrarlo prima che ci si schianti contro.
Da qui in poi, la scena si svolge in una surreale moviola di pura follia: il gigante si abbatte al suolo in una posizione che ricorda molto un quadro surrealista (ovvero non ci si capisce un cazzo di come sia messo), il Nano squittisce allegramente e termina la sua corsa ad un millimetro dal pericolo, e contemporaneamente si ode un pauroso CRAC.
Ma non erano le ossa del Gig. Erano i suoi jeans, vecchi a tal punto che sospettavamo cuciti dalle direttamente dalle Moire, ad aver emesso tale inquietante rumore. Il Gig si rialza, si spolvera le ginocchia con noncuranza, e contemporaneamente mostra il suo peloso didietro a tutti i clienti del Negozione: si sono squarciati proprio lì, sul posteriore.
Posteriore? Ultimamente mi esprimo come mia nonna. Si sono aperti sul culo, via. Diciamo le cose come stanno.
Gli antichi jeans di epoca pre-lupinica (nel senso che quando ci siamo conosciuti già erano in forze al suo guardaroba), hanno dato forfait.
Ed hanno scelto un giorno fantastico, per il Gig: quello in cui si è messo le mutande arancioni col teschio dei pirati pieno di brillantini, che campeggia proprio dietro in dimensioni imbarazzanti.

Devo smetterla di comprare queste mutande assurde al Gig. Potrebbe usarle contro di me in tribunale.

E comunque, prima di uscire precipitosamente fungendo da tappo per le chiappe al Gig, sono riuscita ad acchiappare questa creatura:


Non è per il Nano, però. E' MIA!

*ultimamente sto avendo meno visite del solito. Questo di solito le fa impennare. Scommettiamo?

mercoledì 3 ottobre 2007

Gli acciacchi del Gig

Ebbene, dopo una notte quasi insonne trascorsa a rivoltarsi nel letto come una crèpe in una padella, il Gig è riemerso acciaccato ma vivo.
La leggenda racconta che la temperatura abbia sfiorato i 40. Non ci sono testimoni, però, dato che temendo il contagio è stato spedito a dormire in un'altra stanza. L'ho trovato in posizione fetale, spettinato e con il termometro in mano.
"Ho fatto dei sogni orrendi" racconta, "un serial killer mi voleva uccidere. Era Gigi D'Alessio. Era bruttissimo."

Sì, stavolta l'ha proprio presa, l'influenza.

martedì 2 ottobre 2007

Co-sleeping. M@W, ti rubo argomenti un'altra volta.

Quando il Nano era ancora un minuscolo gamberetto nella mia pancia, il Gig ed io decidemmo di documentarci sull'argomento "allevamento nani".
Cominciammo perciò a frequentare più assiduamente il settore manualistica delle librerie, soffermandoci in particolare sullo scaffale preposto. Non c'era volta che non uscissimo con qualche nuovo volume sull'argomento, e una volta giunti a casa cominciavamo la consultazione suddividendoci diligentemente i compiti: io leggevo i vari capitoli, il Gig guardava le figure commentandole. "Guarda che capoccione che ha questo bambino qua, guarda che magra questa donna incinta, ma il parto è una roba davvero raccapricciante, ma come fa un capoccione del genere ad uscire da quel buco lì, blablabla". Insomma, anche il Gig dava il suo importante contributo all'importante momento della preparazione al cosa ci sarebbe stato dopo.
Una volta nato il Nano, il cui arrivo verrà raccontato uno di questi giorni con grande dovizia di particolari horror per la gioia delle gestanti che capitano sul mio blog, le cose si sono rivelate un pelino più complesse.
I libri in questione, innanzitutto, si contraddicevano in maniera assurda.
Il mio preferito sosteneva l'importanza del co-sleeping. Certo. Come no. Ganzissimo.
In pratica, meno facile da mettere in atto.
Il Gig è un omone. Io sono un donnone. Il Nano, come diretta conseguenza delle nostre ciclopiche misure, è un bimbone. Ora, mettere questi tre bestioni in un romantico letto di metallo dipinto, di misura cosiddetta "francese" (leggasi piuttosto piccino), è affar serio. Almeno tutti e tre contemporaneamente.
Il Gig come si addormenta si pietrifica, scavando una fossa sul materasso. Io invece mi agito alquanto, sottraggo indebitamente coperte e piumoni, mi insalamo ed ho il sonno assai leggero. Il Nano dunque sarebbe dovuto sopravvivere a tutto questo incastrandosi tra di noi in maniera piuttosto artistica.
Ci eravamo però preparati a tutt'altro. Innanzitutto, è stato difficile ricreare quel clima paradisiaco che il Bernardi descrive nei suoi libri, ovvero fagottino rosa/azzurro dolcemente appisolato nella sua cullina durante il giorno. Il sonno del Nano aveva la durata media di un quarto d'ora, ed il risveglio sempre piuttosto turbolento (ovvero strilli da tirar giù la casa). Mettiamoci poi l'ansia. Insomma, schiacciare il frutto del nostro amore non è che ci facesse così saltare di gioia. Mettiamoci anche il fattore lavoro: il Gig, sant'uomo, si sveglia alle 6.00 per andare a smerdare i tombini dei palazzi, figuriamoci se ha voglia di vegliare al fianco della sua amata moglie che tenta di calmare a tettate un bestione inferocito, per poi ritrovarsi moscio e sonnolento alla guida di non so quante tonnellate di mezzo.
Insomma, il co-sleeping non ci è venuto tanto bene.
E' andata a finire che il Gig ha dormito nella camera degli ospiti, in un divano letto matrimoniale comodo come certi giacigli dei fachiri, mentre il Nano ed io belli spaparanzati nel talamo nuziale.
Da qualche mese è stato riammesso però agli onori del lettone, grazie ad un Nano dal sonno finalmente più pesante. Da un po' sono stati riammessi anche i gatti, i quali molto diligentemente si incastrano tra le nostre gambe aiutando il Gig a mantenersi coperto. A parte qualche lagna notturna da parte del Nano, che perde aderenza alla tetta, e qualche momento di voglia di tenerezza del gatto Federico, il quale decide di dimostrarci il suo affetto nel cuore della notte riempiendoci di fusa e capocciate, devo dire che il nostro sonno ha preso una piega più rilassante.
Se non fosse per le cadute notturne del Nano ed i suoi risvegli mattutini a base di invocazioni alla Lidl, calcagnate in faccia e manate contro la testata di bandone, potrei dire che abbiamo trovato un equilibrio perfetto.
In cinque nel lettone (ino) si sta benissimo.
Stavamo meditando di prendere contromisure per il freddo invernale: aggiungere un altro gatto.
Si può fare?

sabato 25 agosto 2007

Magic moment

Noi Lupini siam così, un po' rustici come gli antichi gentiluomini di campagna.
Poco propensi alle smancerie, siam tuttavia vittime di quei magic moments che capitano sì o no 3 volte in un anno, ma che hanno la capacità di commuovere un orco fino alle lacrime.

Stamattina, dopo il bagnetto, il Nano stava abbracciato alla sua mamma nel letto, tirando lunghe ciucciate dalla tetta.
Il sole del primo mattino si posava su quei riccioli dorati e sulla pelle lievemente ambrata e profumata di biscotto e lui, con quegli occhioni di velluto nero fissi nei miei, sembrava dirmi "mamma, l'universo intero schiude le sue braccia attorno a noi, e a questo nostro amore".
Mi è venuto da piangere. Non ho potuto fare a meno di pensare che queste sono le gioie della maternità, e se ne stanno nascoste in uno sguardo d'amore in un mattino assolato di fine estate.
Mentre ero là con l'occhietto umido che accarezzavo la adorata testolina del mio bambino, consapevole della breve durata del magic moment, ecco che il fagottino profumato si stacca, mi sorride e, con tutta la forza che ha, mi caccia un ditino nella narice sinistra, provocando anche la rottura di alcuni vasi sanguigni.
Mentre me ne sto nel bagno a controllare allo specchio l'entità del danno, sento lui che dall'altra stanza emette risatine sataniche.
Evidentemente per tutti i componenti della famiglia Lupina esistono i magic moments.
Purtroppo però non coincidono.

martedì 21 agosto 2007

Gioite/ballate/le scarpe son tornate!

Evviva! Non erano state perse, ma erano semplicemente emigrate .

Io le immaginavo da qualche parte, da sole, e senza nemmeno la consolazione di un piccolo piede puzzolente dentro, o di un calzino a righine. Mi piageva il cuore a pensarle magari separate, loro che nacquero gemelle nello stabilimento Balducci di Pieve a Nievole, e tali dovevano restare, a calzar piedi di nano e finire in qualche scatola in soffitta, a far lacrimare di nostalgia nonne e mamme. Ed invece rieccole, le due buffoncelle, rimpiattate sotto una finestrina ad arco, insospettabile nascondiglio per scarpine burlone.
Sciocchine, ma come ci siete finite? Forse una Tamara in vena di scherzi, o una nonna apprensiva, o qualcuno che passando di lì avrà pensato fammele togliere di giro, suvvia, che non le mangi il cane, o non ci piova dentro.
Mi avete fattop crepare di paura, care le mie gemelline.
Ma adesso siete ai piedi del Nano, che è in fase calpestotutto, ed è finito il tempo di far le furbe in giro, belline. Adesso statevene tranquille a calpestare un cracker, e senza lagnarvi troppo.
Altrimenti vi uso come portachiavi.