domenica 13 aprile 2008

Allegri cantanti morti

E' un periodo di ugge. Non riesco praticamente a fare nulla. Mi hanno affibbiato un orario spezzato che mi costringe alla corsa campestre in ciabatte, a risvegli bruschi con urlo, a salti della colazione e dei pasti in generale: insomma, se riesco a far iscrivere il mio triathlon personale alla categoria degli sport olimpici, magari mi vedrete in vestaglia a Pechino. Finalmente gli atleti del curling potranno tirare un sospiro di sollievo, e magari scendere pure di una posizione nella hit parade degli sport bislacchi.
E siccome è un periodo un po' così, ho fatto la nuova playlist per le musiche da macchina. E mi è venuta fuori una roba che farebbe scappare piangendocon le mani nei capelli anche quell'allegrone di Marco Masini.
Per la categoria cantautori morti e sfigati, ascolto Nick Drake e subito mi ammanto di angoscia. Non posso fare a meno di pensare a questo povero ragazzo, appena ventiseienne, che si spacca di canne e di Tryptizol, e che probabilmente aveva ancora molto da dire. E mi viene il magone.
Per la categoria morti e incapaci di gestire il proprio successo, mi ascolto i Nirvana un po' a random. Personalmente, non ci capisco un cazzo dei testi di quello svitato di Cobain, ma tutto sommato mi piace come associa certe parole, e quindi lo ascolto in silenzio. Qualche volta canto, ma in genere sono sopraffatta dal dispiacere per questo biondino che ha chiamato la propria figlia Francesca Fagiolo e mi si strozza la voce in gola, creando quel bell'effetto latrato canino in surround.
Per la categoria grandi poeti morti, ce n'è un po' per tutti i gusti: il John Lennon metafisico degli ultimi tempi, quel gran ganzone di Syd Barret, Sergio Endrigo (che mi provoca il singhiozzo, e siccome il ragazzo si deve cominciare ad abituare al sound un po' brasiliano-caraibico delle canzoncine della mia infanzia, sto tentando di insegnare al Nano ad apprezzare La pulce e Pappagallo), e altri che non sto qua a menzionare, che mi vien già da piangere adesso.
Ma quello che mi ammazza, che mi dà il colpo di grazia lasciandomi stecchita come la cacca di un alano sotto un albero (e la metafora non è casuale, dato che ne ho calpestata una giusto un'ora fa e ancora la sento da qualche parte intorno a me), è lui, il più grande poeta dei nostri giorni: De Andrè.
Il Gig mi ha diffidata formalmente di lasciarlo ascoltare a nostro figlio. Mi ha anche diffidata dall'avvicinare In direzione ostinata e contraria alla sua macchina, pena la decapitazione sul posto, effettuata dallo stesso Gig con l'ausilio dello sportello anteriore destro.
Io non so quell'uomo lì come facesse a raccontare storie così belle e allo stesso tempo così assassine, e con un sound del genere. Quelle ballate apparentemente sgangherate, ma così potenti e con quella capacità di trapassare le costole, aggirare lo sterno e arrivarti dritto là, nella parte più molle di te, io non mi capacito di come abbia potuto scriverle. Non basta l'intelletto umano per concepire simili attentati all'equilibrio del proprio cuore. Penso che ci sia dietro un ingrediente segreto, che è finito con lui, e che sarà difficile ritrovare in qualcun altro.
Ascolto Fiume Sand Creek, e già qualcosa nel mio intimo si crepa. Quando arrivo al La guerra di Piero, di solito è troppo tardi: l'impianto idraulico comincia a produrre, e mi ritrovo col mascara ai polpacci, a rimuginare su come davanti ad una guerra che non ci interessa direttamente, siamo davvero tutti disperatamente uguali.
E siccome l'unico posto dove riesco a produrre copiose lacrimazioni in santa pace è la mia macchina, non stupitevi se vedete una cretina su una Twingo azzurra, che ferma ad un semaforo fa il labbrino e si spalma l'ombretto sulle guance: sappiate che quella cretina sono io.
Abbiate pietà di me.

8 commenti:

alice ha detto...

:)
Anche Il Grinta mi ha proibito DeAndrè, che dice che porta sfiga, lo deprime e si deve palpare scaramanticamente ad ogni canzone almeno una volta.
E io me lo ascolto quando non c'è, ma poi mi sgama, perchè mi ritrova in casa con un tappetto di fazzoletti scottex usati, l'umore di un esistenzialista e l'occhio liquido e bovino.

Pure qualcuna del Guccini è capace di ridurmi in questo stato penoso, ma alle volte trovo la cosa un sacco catartica (catartica: la parola fica di questo commento)
Se ti incontro ti passo un rotolino di scottex, ok?
Alice lacrimatrice

Anonimo ha detto...

se al semaforo butti un occhio nell'abitacolo dell'auto accanto e vedi un acquario, è la mia.
di solito io arrivo quasi integra a "non è la rosa, non è il tulipano..." poi non riesco più a deglutire l'anguria che ho nel garagarozzo.
sarà una prerogativa femminile?


grazie per la mail.

paoletta

aidi ha detto...

no!!non dar retta al Gig!io sono cresciuta con mia madre che mi cantava la canzone di Marinella e sono venuta su benissimo e con un'alta considerazione per la musica d'autore..che poi per me a tre anni fosse la storia di una principessa sfigata e di un principe aitante col cavallo bianco, beh, è un'altra storia!

thecatisonthetable ha detto...

Perdonatemi se son buzzurra, ma... un po' di Chemical Brothers, no?!

;-)

Anonimo ha detto...

Noi donne adoriamo farci del male :(
Leela

mammaepoi ha detto...

uh, che delizia crogiolarsi in questo genere di cose... ps aspetto con ansia di vederti in vestaglia a pechino

Jes ha detto...

Sebbene sabato sera abbia seriamente rischiato di finire come kurt cobain in questi giorni mi sento molto più ABBA...sarà grave?

Anonimo ha detto...

Nick Drake!!!
Signora Tachipirinha, lei mi guadagna punti di molto! ;-) Pensavo di essere l'unica allegrona ad impazzire per quest'uomo...
Di solito è tutto un "Nick CHI???" e io non so mai come spiegarlo, questo ragazzo!

fughetta irroconosciuta-da-blogger