mercoledì 30 aprile 2008

Primo maggio. Cioè domani.

E comunque, tornando a bomba sull'argomento morti bianche e primo maggio, io domani lavoro e non posso esimermi dal farlo. Ma siccome sono una che appoggia la causa, ho intenzione di chiudermi di proposito un dito in un cassetto della scrivania, come dimostrazione di solidarietà*.



* Scherzo, eh. Le morti bianche sono una cosa seria.

Acquisti.

Il Gig ha avuto un disgustoso incidente sul lavoro.
Alla vigilia di un primo maggio dedicato alle morti bianche, noi lupini non potevamo rimanere indietro, ed abbiamo anche noi preteso la nostra fetta di notorietà sul campo: il Gig è cascato giù lungo in una vasca di liquami. Vabbè, non è esattamente come perdere un braccio sotto una pressa o un occhio per errato utilizzo di sistemi di protezione e prevenzione, però vi assicuro che è una cosa piuttosto spiacevolina. Specie per uno che tende ad essere un pazzo ipocondriaco. Spinto da un impulso nevrotico, il Gig oggi si è rifiutato di andare a lavorare, e così ci siamo goduti entrambi una deliziosa giornata di ferie col Nano. La mattina è scivolata tranquilla sul lungomare, dove, a parte qualche attacco di prurito psicosomatico, possiamo dire di essere stati benino.
Il pomeriggio invece è stato strepitoso.

Dopo tre lunghi anni di rimandi e posticipazioni causa intralci nonneschi, finalmente io ed il Gig ci siamo goduti un lungo pomeriggio di shopping compulsivo senza nani, in territorio straniero.
Mentre il Nano dormiva il suo sonno moccioso e russante da caffettierina Bialetti, ce la siamo data a gambe, abbiamo preso il treno e ci siamo goduti un pomeriggio nella città in cui ho frequentato con scarso rendimento l'università.
Già prendere il treno, per noi, è una cosa strana. Non ci sono più quei bei trenini di una volta, quelli con le immagini ad acquaforte di un'Italia mai vista e quelle poltrone in skai che ti si appiccicano al culo. Non esistono più gli scompartimenti con le rastrelliere e l'attaccapanni di acciaio color bronzo, lo specchio al centro e il tavolinetto sotto il finestrino, ma moderni vagoni con telecamere e display, su due piani come gli autobus rossi britannici, con una voce registrata che annuncia in tono da telefono erotico le varie stazioni. Finalmente certi posti come Ripoli e Ripafratta avranno il lustro che meritano, e noi ne godiamo.
Abbiamo anche notato entrambi con dispiacere che l'utenza di Trenitalia è miseramente scaduta.
Pare che vada molto di moda scaccolarsi e togliersi le scarpe mettendo i piedi sul seggiolino di fronte. Le caccole si possono comodamente attaccare sotto i braccioli delle poltroncine, e perchè vergognarsene diobonino? son frutti del nostro corpo, fan parte di noi, evviva la New Age.
Se si è muniti di lunghe gambe da cavallo come noi Lupini (ma il Gig di più, ovviamente), si è costretti a viaggiare godendosi lo spettacolo delle proprie ginocchia ad un millimetro dalla faccia, mentre quello di fronte a noi, che magari è un microtamarro di un metro e cinquanta scarsi, si prende la sua bella rivincita di gnomo e si sdraia alla facciaccia nostra. Ma noi Lupini gamberoni ce ne siamo fatti un baffo, e siccome siamo più grossi ed incutiamo timore, ci siamo fatti spazio marcando il territorio a suon di sgambettate, ed abbiamo anche avuto modo di leggerci in pace i nostri librini. Tiè.
Oggi, poi, ho avuto una meravigliosa sorpresa: sono entrata in un negozio di vestiti da donna normale, uno di quelli in cui non avrei mai avuto il coraggio di mettere piede, e mi son messa a girellare senza decidermi a provare nulla. Temevo la delusione. Si sa, noi ciccione (o dovrei dire ex ciccione) siamo fatte così.
Poi, alla fine, ho preso un paio di pantaloni ed una camicia di una taglia nella quale davvero non speravo più di entrare, e mi son fatta coraggio: sono entrata in quei cosi tutti bianchi con la tenda, che somigliano a cabine doccia e delle quali serbavo un vago ricordo, e ne sono uscita vestita.
Mi entravano. Dico davvero, sono riuscita ad entrare in una taglia la cui prima cifra comincia col 4. Sì, vabbè, le tette scoppiano ancora un po' troppo per i miei gusti, e forse la parte inferiore del mio busto ricorda ancora una salsiccia esplosa, ma acciderbammè mi entrava tutto.

Sono uscita carica di borsette di carta. Adesso ho dei vestiti da persona normale. Non sono più un lombrico infilato in un tubo di maglina aderente. Le mie forme ricordano ancora quelle di un fiasco impagliato, ma almeno sono un fiasco libero di scegliere una vasta gamma di travestimenti.
A settembre la sister si sposa, ed io spero vivamente di aver perso un'altra taglia. Se per allora avrò raggiunto tale ambito traguardo, temo proprio che diventerò una shophaolic del cacchio e spenderò tutti i miei averi per rifarmi il guardaroba, cosa che davvero non è da me ma che mi dà un grande coraggio.
Evviva! Sarà stupido, ma son proprio contenta.

lunedì 28 aprile 2008

I ciclisti olandesi

In questi giorni, al Perfido Hotel, abbiamo ospite un gruppo di ciclisti olandesi. Sono tutti giovani, si nutrono prevalentemente di barrette energetiche alla segatura aromatizzata ed indossano strane scarpine di plastica, che risuonano con sinistri tlac tlac nei nostri corridoi. La comunicazione tra di noi è assai difficile, e me ne dolgo: parlano un inglese orrendo e un tedesco molto alla cazzo di cane. Tra di loro però non hanno problema di sorta, e si capiscono benissimo in un linguaggio pieno di aspirazioni e versi gutturali. Visti dal di fuori, per chi non parla l'olandese, sembrano tante persone in procinto di vomitare. Quando ho fatto loro il check in mi sono pure spaventata, pensavo che mi sputassero addosso.


Io mi incanto a guardarli. Innanzitutto, perchè sono tutti sorprendentemente uguali: i maschi sono identici alle femmine, cambia solo la presenza o meno di tette. E poi anche perchè la RB me li aveva preannunciati come gruppo di strafighi, e invece non sono strafighi per nulla, sebbene lei si sdilinquisca come una gatta in preda agli spasmi dell'estro.

Ci son pure rimasta male. Ma come, mi illudi parlandomi per una settimana di questi ciclisti dai fisici scultorei e dal fiero sguardo vichingo, e poi mi vedo arrivare un gruppo di 12 strulli in tutina aderente, mezzi calvi e che sembrano sempre star lì lì per schiattare? Oh bambolina, ma ti par bello illudere una donna che è appena rientrata nella taglia pre-gravidica ed ancora zoppica per quel che riguarda l'autostima?
Insomma, ci si rimane male.
Mi stanno pure un po' antipatici, mi costringono ad alzarmi dalla sedia per aprir loro il cancello del parcheggio delle bici decine di volte all'ora, fan dentro e fuori dalla porta dell'hotel in continuazione, e con tutto lo spiffero che generano con quei loro culi secchi mi fan venire il mal di gola.
O ciccini, datevi un po' una calmatina. Ma soprattutto, siete ciclisti, no? E allora saltate in sella ed andate ad allenarvi. Possibile che siate sempre qui a scassare le palle?

Buon GigCompleanno!

Ieri era il compleanno del Gig. Non che me ne sia dimenticata, noo, eh, che credete?!
Solo che ehm, ho avuto da fare.


Comunque, mio dolce Gigante dalle lunghe braccia e dalle chilometriche gambe, ti auguriamo un felice 34simo anno di vita. E nota la delicatezza, Gig: avrei potuto dire "mille di questi giorni", ma considerando le condizioni in cui versavi ieri mattina alle 6.45, ho preferito lasciar perdere.

Il regalo te lo compro appena mi arriva lo stipendio, giuro.

venerdì 25 aprile 2008

Tragedia lupina: abbiamo investito un animale.

Oggi i Lupini erano in ritardo sulla tabella di marcia lupinica.
"Presto, Gig! Afferra il Nanetto per la collottola e caricalo in macchina, mentre io mi spalmo un quintale di intonaco da arriccio sulla faccia per coprire i brufoli!" ha ululato una Lupina ancora in fase pigiamica, al suo diletto consorte.
Dopo aver spiaccicato a caso dell'ombretto, tirato due righe sbilenche di matita per occhi ed aver indossato gli unici capi di abbigliamento rimasti indenni dal passaggio della muta del pelo dei felini di casa, i Lupini si proiettano come fulmini sulla loro pregiata monovolume, alla volta del posto di lavoro lupino, ovvero il Perfido Hotel.
Naturalmente, non avevano fatto i conti con il 25 aprile: oggi non solo è la festa della Liberazione, ma anche la giornata in cui tutti gli intralci del traffico si proiettano sulle loro utilitarie, con il bagagliaio pieno di baccelli e prosciutto, in direzione scampagnata fuori porta.
I Lupini naturalmente fanno parte di quella categoria di sfigati che non conoscono festa comandata di sorta: noi di solito si lavora, e si lavora proprio per tutti quelli che in tal giorno non lavorano. E si lavora con il rumore di fondo dei nostri coglioni che vorticano, come le pale del Mulino Bianco, perchè quando hai a che fare con quelli in ferie o in vacanza, far bene il tuo lavoro non è mai facile.
Il tragitto, benchè breve, è irto di intralci e difficoltà: c'è da schivare i ciclisti della domenica con le loro tutine sexy ed i sellini saldamente infilati tra le chiappe, bisogna suonare e inveire contro gli ometti col cappello alla guida delle loro Uno fire grigio metallizzato, si deve aprire i finestrini e moccolare contro tutte le donne bionde e gli ometti coi baffi che attraversano la strada a passettini. Insomma, va sempre a finire che per percorrere 4 chilometri scarsi c'è sempre un po' da incavolarsi col mondo, e tra un intralcio e l'altro va quasi di sicuro a finire che si ritarda.
All'imbocco di un senso unico, improvvisamente un ostacolo ci si para davanti: qualcosa di bianco salta davanti al muso della nostra macchina, e ci è impossibile evitare che finisca sotto le ruote. Lo mettiamo sotto, ahimè, ed emette un tonfo sordo di animale investito.
"Gig, aiuto! Abbiamo investito un animale!" esclama Lupina con la morte nel cuore e già le lacrime agli occhi. Tutto d'un tratto, le scorrono in mente le immagini dei suoi gatti a casa al sicuro, del suo vecchissimo cane, di tutti gli animali investiti che ha trovato lungo la sua strada per i quali non ha potuto far nulla. L'impianto di irrigazione-guance si attiva in automatico, e quella che un secondo prima era una riga sbilenca di matita marrone trasmigra in forma semiliquida. Ci è pure impossibile accostare, la strada è piena di macchine parcheggiate in doppia fila sui lati, non c'è uno spazio manco a pagarlo in questa cittadina di stramaledetti turisti balneari.
Troviamo un buco centinaia di metri più avanti, e muti e spaventati e mortificati ci avviamo a piedi verso la creatura che per nostra disattenzione non è più un batuffolino bianco in grado di donare gioia a qualcuno. Lupina piange, non avrebbe mai voluto passare di lì in quel momento, avrebbe preferito far tardi al lavoro e beccarsi il cazziatone della RB, il Gig smoccola sottovoce mortificato. L'unico che se ne sbatte è il Nano, ma poverino si sa che lui non capisce un tubo, e continua a saltellare beato.
Alla fine, la sagoma di una cosa bianca e rossastra, con tutte le budella di fuori, si staglia in mezzo all'asfalto.
"Gig, vai a vedere te, io non ne ho il coraggio" sussurra una Lupina moralmente distrutta.
E mentre siamo lì che camminiamo, un omino in contromano ci viene incontro in bicicletta, si ferma vicino alla salma e la prende a calci.
Noi sbalorditi affrettiamo il passo, vogliamo fermare lo scempio.

"Maremma maiala!" esclama l'omino "accidentammè e alle buste bucate!" .
Al suolo giace una fetta di fiorentina spiaccicata, con la sua brava ex vaschetta di polistirolo.

Abbiamo investito un animale. Già morto, ma pur sempre animale.

martedì 22 aprile 2008

Nano dance

Ho finalmente capito perchè il Nano non dice niente di pienamente comprensibile.
Il Nano è vittima di un perverso maleficio.
Da quando si è rotto il televisore grande, abbiamo messo la minitv in soggiorno. Il Nano sa accendere la minitv, purtroppo. E qualche volta sfugge al mio controllo, appiccicandosi allo schermo.
Il Nano è schiavo delle pubblicità inserite dal Signor Mediaset nella sua programmazione mattutina di cartoni animati. Da sottolineare il fatto che i cartoni animati attuali, che io deploro profondamente, sono purtroppo l'unico mezzo per fare la materna cacca santa in pace. E senza letture di sorta, che il senso di colpa mi spinge nel più profondo delle fogne, quindi è pure una cosina veloce.

Ultimamente, è ipnotizzato dai seguenti jingle:

Diventa una top model/tutti in posa sulla spiaggia/chi sei lo scegli tu/Barbie top model...

Ora, se il Nano ambisce a diventare una top model, la cosa non mi sembra tanto normale. Se poi la top model in questione è una aggeggia con le gambe di gomma e le braccia in posizione robotica, i capelli come stoppa e le misure corporee che non esistono in natura, la cosa diventa da poco normale a tragica.

Mariposa/ha grandi ali/per volare fino a te/Mariposa/ha un bel vestito (o qualcosa del genere. Per la Mattel la metrica è un optional) / Fata Farfalla/è ricca di fiori la sua coroncina...

Nano, ma cosa mi balli? Nano, ma sei impazzito? Cos'è tutto questo smanaccamento?
Il frutto del mio ventre mi regala terrifcanti visioni, come se l'anima di Truciolo mischiato con Enzopaolo Turchi, si impossessassero ('mazza, troppe s) del mio Nano, costringendolo alla tarantolata.

Ma il Nano sembra gradire anche
Non ti lascio sola/bella topolona/mammamia quanto sei bbòna

Ora, passi lo scempio demenzial-glitterato delle pubblicità Mattel, che non hanno una rima e la cui metrica ricorda certi libri di poesie in vendita a offerta libera alla sagra della zootecnia della California (LI), passi pure il fatto che il Nano si entusiasmi per la deplorevole fatalona plastico-gommosa, ma Bella topolona no. Innanzitutto, vorrei conoscere chi ha concepito tale scempiaggine, per picchiarlo forte forte col badile. Ma ancor di più vorrei sapere se esiste un essere umano al di sopra dei 6 anni di età ed in possesso di telefonino cellulare che, avendo visto la pubblicità in tv, ha deliberatamente scelto di scaricare la suoneria della Topolona.
Forse io son carente in senso dell'umorismo, ma a me non fa ridere questa canzoncina. A dire la verità mi mette tristezza.
Una mia amica mi ha detto che anche entrambi i suoi pargoli, un treenne e un cinquenne, sono ipnotizzati dalla stessa suoneria. Appurato che Bella Topolona è destinata ad un pubblico di nani da 0 a 5 anni, e che di solito in tale fascia di età si maneggia più che altro il cellulare della Chicco, mi spiegate chi cavolo è che scarica tali robe?
Se conoscete qualcuno che ha tale suoneria, vi prego, ditemelo.

Armistizio.

Otto ore trascorse con una persona accanto sono tante. Va a finire che si casca sempre sulle confidenze a quattr'occhi.
RB mi ha confidato una cosa che me l'ha resa molto più umana. E' una cosa grossa, di quelle che ti lasciano il groppo in gola, e che ti fanno capire tante cose.
Dietro al suo essere un robottino perfettamente efficiente c'è una persona con un cuore che batte, non all'unisono col mio, ma comunque funzionante. C'è anche un cervello, nonostante le apparenze di frivolezza e vanità mi facciano supporre che forse, nella vita, avrei scelto di non frequentarla.
Ma forse mi sarei persa qualcosa.

L'umanità è una cosa devastante, certe volte. Però sia benedetto chi l'ha inventata.

sabato 19 aprile 2008

Disastri informatici.

Lupina si reca sul posto di lavoro, e trova le due colleghe incarognite con le sopracciglia aggrottate, in evidente atteggiamento di malmostosa aggressività.
"Lupina, che cavolo hai combinato al computer?"
Glub. Stai a vedere che ho fatto danno. "Io? Aiuto, cosa ho combinato?"
"E' comparsa una cosa strana, devi aver preso un virus" mi attacca Rossellabrescia. "Non puoi usare il computer per scopi personali! Ora dobbiamo far partire l'antivirus, smontare il sistema, disinfettare tutto! Lupina, sei una sciagurata! Che la sventura si abbatta su di te, donna corruttrice di sistemi operativi!"
"Adesso dovremo chiamare il tecnico e farci rimettere a posto il sistema!"
Ecco. Lo sapevo. Stai a vedere che per scaricare la mia posta ho contratto un misterioso morbo letale, ho sgarrupato tutto e mi licenzieranno dopo neanche due settimane di lavoro. Vedo sfumare la prospettiva di un televisore nuovo, delle vacanze di ottobre, di un frigo di design e molte altre cose tipo la spesa settimanale e un bello stock di mutande antistupro della Cotonella, che le mie son tutte ingrigite e se per caso mi succede un incidente e devo andare all'ospedale a fare le lastre, mi vergognerò come una ladra, e nonna Ansia avrà ragione anche questa volta.
"Ma perchè, cosa è successo?" azzardo mortificata.
"Un casino. Adesso quando apro word la pagina è piena di segni, non si può neanche più stampare! Spero proprio che tu sia in grado di rimediare a questo casino, altrimenti son guai."

Provo ad aprire un documento, e non vedo nulla di strano.
"Ma qual'è il problema, scusate?"
"Ma non lo vedi che la pagina è piena di questi segni qui?"

Sono un genio del computer e lo ignoravo.

Le simpaticissime gags notturne del Gig

E' notte sul Lupinaio. Lupina è appena rientrata dal lavoro, e trova un Gig pigiamato e un Nano addormentato.
C'è voglia di bebè, nell'aria. Di uno nuovo, perchè del Nano siamo già stufi: ormai dorme quasi tutta la notte, dice mamma, babbo e altre parole a caso, cammina, e non ci dà quel brivido della colica, del risveglio notturno, della crisi delle sei e mezza, di rigurgiti acidi corrosivi che si possono tranquillamente usare al posto dell'acquaragia per pulire i pennelli.
Insomma, ci piacerebbe tanto complicarci la vita ulteriormente, dato che ci è riuscito così bene una volta.
Purtroppo non ci si fa. Io ho una crisi da primavera inoltrata, e come tocco complemento d'arredo imbottito dormo il sonno del giusto, il Gig è entrato nel pigiama di Straccioman e non accenna a venirne fuori. Questo pover'uomo è allergico al polline dell'olivo. Ed è davvero una goduria di allergia, per uno che vive in un casolare in mezzo ad un'oliveta.
Ieri sera, ad esempio, aveva male ad un occhio. E si sa che quando gli fa male un occhio, anche Siffredi si mette a riposo.

"Gig, sei sveglio? Si fa un altro Nano?"
"..."
"Gig?"
"..."
"O Gig!"
"... stasera sto male. Ma se non avessi male a quest'occhio..."
Lupina, speranzosa: " COSA?? COSA??"
Il Gig, voltandosi dall'altra parte : "... ti osserverei tutta la sera. Buonanotte, eh"

O Gig, ma vaff!

venerdì 18 aprile 2008

Sei cose che amo fare

Se non fossi una lurida egocentrica che gode a parlare di se' al resto del mondo, direi che odio queste catene.
Ma siccome sono una lurida egocentrica che gode a parlare di se' al resto del mondo, mi attrezzerò parlando delle

6 COSE CHE AMO.
State a sentì belline, eh.

1. Amo mangiare i crostacei. Siccome sono una persona impaziente, non tolgo loro il carapace e me li mangio così come sono. La cosa provoca ondate di disgusto nei più ed è davvero imbarazzante portarmi al ristorante, quindi sappiatelo e regolatevi di conseguenza.
2. Amo i vestiti svolazzanti, le scarpe col tacco ed il look anacronistico da diva del cinema anni '60. Ma siccome son cicciona, non me la posso permettere e quindi mi attacco. Però sogno scarpe rosse col tacco a rocchetto e reggiseni a supposta. Da piccina volevo essere la Lollobrigida, solo più alta, che lei è davvero nana.
3. Amo i gatti. Anche i cani. Un po' meno i parassiti che li infestano.
4. Amo fare bella figura. Peccato che non mi riesca mai.
5. Amo il cinema, ma solo se è d'autore, o giappo-horror, o trash. Mi piace spaventarmi: il fatto che non abbia mai comprato un antirughe è finalizzato unicamente al raggiungimento di un certo livello di bruttezza, che mi garantisca spaventi sempre maggiori ogni volta che incrocio uno specchio.
6. Amo le cose brutte, le dismorfìe, le stranezze. Mi piacciono le facce col nasone, i sederi sterminati, gli occhi miopi e gli strabismi. Le persone belle mi annoiano.


Devo nominare 6 persone? Sarà dura.
Non si può interrompere, 'sta catena dell'ammore?

Magui, sei stata nominata.
LaLaura, sei stata nominata
Mamikazen, sei stata nominata.
Serialmama, sei stata nominata.
Solita, sei stata nominata.
Il sesto venga volontario.

E anche un'altra cosa.

C'è una donna che gira quatta quatta in blogosfera, che ha del geniale nella zucca ed ogni tanto sforna dei blog da spavento. Questa donna qui ne ha combinata una nuova: ha cominciato a recensire la tv e il cinema che non vorrete vedere. E siccome sono sicura che sarà un successone webbo-editoriale, e siccome è una ganza e non ha bisogno di pubblicità perchè si pubblicizza da sola alla grande, e siccome è anche una splendida persona e merita davvero di esser conosciuta, e siccome ci sono altri mille motivi tra cui un'ironia assassina ed un senso del comico davvero inimitabile, insomma, val la pena seguirla in tutte le sue peregrinazioni.
Beccatevi il suo nuovo blog, e gustatevelo tutto! Tiè!

giovedì 17 aprile 2008

E poi vorrei aggiungere una cosa.

Mi scuso con tutti i bloggers che di solito leggo e commento: non ce la faccio al momento attuale a seguire tutti. Sto davanti al computer una caterva di ore, ma con una Rossellabrescia appollaiata sulla spalla ed il Capo acquattato nella stanza accanto, la mia spontaneità nel commentare viene decisamente meno. Ho pure una telecamera a circuito chiuso puntata sul grugno, dalla quale il Capo vede tutto dalla stanza dei bottoni.
Insomma, mi piange il cuore, ma non riesco più a commentare se non da casa, in microscopici ritagli di tempo. Sono davvero costernata, sappiate però che vi leggo.

Basta parlare di politica.

Ho le palle piene di quella gente lì.


Ora si parla di asilo per nani.
Gli Adorati Nonnini del Nano, dopo una settimana full-immersion, non ne possono più di lui e delle sue trovate diaboliche.
I nonni Ansia-Alzheimer, invece, son diventati improvvisamente supergiovani, e meditano di fare lunghe vacanze all'insegna del cazzeggio. Per risolvere il problema Nano, Nonna Ansia si mette una mano sul cuore ed un'altra sul portafoglio e propone: " Ma perchè non lo mandiamo all'asilo? Il bambino ha bisogno di socializzare coi suoi coetanei, non vedi che invece di parlare miagola?"
Nonna Ansia sa come instillarmi i sensi di colpa, e allora ieri, giorno libero lupiniano, sono andata ad esplorare l'asilo per nani, accompagnata da uno dei maggiori intenditori di asili per nani: il Nano, per l'appunto.


L'asilo per nani sorge su un'allegra collinetta inondata dal sole, ad un isolato e mezzo da casa mia. Detto così sembra pure vicino. Solo che gli isolati, da noi in campagna, son larghi e lunghi. E quindi a piedi è meglio non arrivarci, se non si vuol perdere mezza giornata a calpestare cacche di mulo passando per i campi.
L'asilo per nani è un asilo privato, e costa parecchio. Ci vanno i figli dei ricchi, infatti. I figli dei ricchi hanno tutti nomi tipo Gustavo, Goffredo, Frida, Allegra, Guccio, Lapo e Mariabeatricetuttoattaccato. Il Nano ha un nome normale, e quindi già per questo si distinguerà dal gruppo. I figli dei ricchi, a parte il nome e le tute da ginnastica dell'Adidas e della Nike, fanno tutte le cose che fanno i figli dei poveri, e questa cosa mi è sembrata davvero simpatica e democratica: si picchiano, si cacciano le dita negli occhi, si sputano addosso e si spintonano di brutto. Solo che l'ambiente in cui lo fanno è molto più cool di un asilo nido comunale, ma soprattutto senza quei brutti extracomunitari portatori di chissà quali malattie.*


L'asilo nido è gestito da due simpatiche fatine vestite di rosa, entrambe laureate in pedagogia, davvero innamorate di tutti questi cucciolini pelosi.
E brave. Io dopo un minuto e mezzo che ero lì già invocavo Erode e meditavo di farmi chiudere le tube, ma si sa come sono fatta.
"E' previsto un inserimento di due settimane, " mi fa una delle Fatine. Io nel frattempo osservavo il Nano che si arrampicava su un trattore a pedali spintonando via tutti gli altri nanerottoli.
"Ma potrebbe durare anche di più. Tipo un mese, ad esempio."
Ed io dovrei stare qua ad osservare mio figlio che si caccia le dita negli occhi con tutti questi altri oranghi per un mese? E per di più, seduta su una miniseggiolina dalla quale mi straborda una gran fetta di sedere? Ma andiamo, non è mica fattibile una cosa del genere. E poi senza nemmeno poter colorare, o fare le costruzioni. No, dai. Un mese di cine-nano non si può reggere.
"Ma non potreste tenerlo rinchiuso in una stanza, se proprio sentirlo piangere e gridare è così disturbante?" chiede Lupi-mostrodimiluochi.
"E' necessaria la presenza rassicurante di un adulto di famiglia. Oppure potresti portare il suo giocattolo preferito." Oddio. Lo sapevo. L'oggetto transizionale.
Non ce l'abbiamo. Non esiste. Sì, vabbè, c'è Stefano il Cabbage Patch, ma il Nano non lo usa esattamente come un bambino dovrebbe fare col suo giocattolino preferito: lo picchia, lo getta dalle scale di testa, tenta di dargli da mangiare dei sassi. Poi, come si suo dire dalle nostre parti, Stefano l'ha un po' avuta. Nel senso che è lurido ed ha degli sbreghi di penna. Insomma, non si presenta bene: diciamo che ha visto giorni migliori.
L'alternativa sarebbe una scarpa da ginnastica paterna, oggetto transizionale scelto dal Nano in persona alla tenera età di 10 mesi, solo che mi crea qualche perplessità in merito all'igiene. E poi il Gig sarebbe in difficoltà, con una scarpa sola.
Insomma, sono un po' dubbiosa. La struttura mi sembra valida, li fanno sporcare liberamente e giocare con l'acqua, non hanno paura di scaraventarli in giardino (che comunque è ben tenuto e recintato) e li lasciano molto liberi. Poi in genere sono pochissimi bimbi, al massimo 10, e ci sono 4 educatrici. E poi paga mia madre, e questo è positivo.
Insomma, son dubbiosa perchè mi dispiace. Mi dispiace lasciare il Nano in un parcheggio per nani, perchè diciamocela tutta, gli asili nido sono un po' anche questo. Ma qua non ci si fa davvero: i nonni rischiano l'infarto, il Nano è un incivile, e l'asilo è l'unica soluzione.

Il dispiacere mi ha aiutato lui a fugarlo in un baleno: ho tentato di rinfilare in macchina un indemoniato che strillava come un'aquila, e non voleva tornare a casa. Il Nano voleva restare coi bimbi. Si è aggrappato con le mani ad una sbarra del cancello, ed indicava la casina delle fate con dei lacrimoni enormi a solcargli le luride guance alla Oliver Twist. Mi sono sentita una cacca, ma l'asilo comincia a giugno, non si può anticipare.
Abbiamo meno di due mesi per procurarci gli asciugamani coi cappiolini, il bavaglio, il biberon e l'oggetto transizionale. Che Dio ce la mandi buona, va'.






* Questa la dedico a quel simpaticone di Bossi. Guardacaso, pure senza extracomunitari, metà dei nani dell'asilo erano a casa invaricellati. Ma pensa te, che batteri potenti.

lunedì 14 aprile 2008

Un post sgarrupato

Vista la situazione attuale, io ed il Gig stiamo considerando molto seriamente la possibilità di fondare un partito che porti una ventata di freschezza in questo panorama politico desolato.
Che ci vuole a fondare un partito? Ma dai, è una cazzata. C'è riuscita anche la Santanchè, che cosa abbiamo noi meno di lei? Dai, che sarà di difficile?
Intanto, ci vuole un'idea forte, e un nome che faccia pensare, che sappia interpretare il pensiero degli italiani, popolo di santi, geni e navigatori che non perde occasione di dimostrare a tutto tondo la sua ganzezza.
Abbiamo pensato ad un nome che fa barba e capelli al Popolo delle Libertà e compagnia: il nostro nome sarà Il Partito del ..........
Sui puntini, ogni italiano potrà scriverci un po' quel che cazzo gli pare, anche a caso. Anzi, soprattutto a caso.
Coraggio, italiani, fatevi sotto! Il nostro programma elettorale sarà all'insegna della creatività e del buon gusto italico. Rivoluzionare l'ordine dei cruciverba nella Settimana Enigmistica, mettendo quelli semplici in fondo e quelli difficili in cima? E vai.
Italiani, volete più Cornici Concentriche? Ma sì, emaniamo un decreto ad hoc!
Dare un incentivo a tutti gli italiani che intendono sostituire le loro lavatrici? Ma mettiamoci anche questo!
Sovvenzionare i caseifici locali, affinchè producano il raviggiolo, che non si trova più ed è tanto buono? E via così. Ma sì, diamo il via alla creatività, non ci risparmiamo.
Intendiamo proporre anche l'abolizione della rete e di tutte le righe nel gioco del tennis: per un gioco più libero.

Dopo una squallida giornata come questa, in cui esco distrutta moralmente e fisicamente, mi guardo allo specchio e mi accorgo di essere diventata un incrocio tra Alda Merini e Margherita Hack. Il risultato elettorale mi ha trasfigurata.

Nei tempi bui cantiamo dei tempi bui, poi verrà anche per noi il tempo delle rose.
Bertolt Brecht

domenica 13 aprile 2008

La simpatica avventura elettorale lupina

Oggi si votava. Penso che i più si siano accorti di questo.
I Lupini invece no. Loro pensavano alle macchioline rosse della sesta malattia del Nano, al televisore defunto, alla macchina lupina che necessita di urgente tagliandino, ma alle elezioni no.
Non avere esattamente un'idea politica va in controtendenza spiccata con lo spirito lupiniano, in genere fortemente sensibile a certe problematiche sociali, tuttavia per la prima volta i lupini non si sentono rappresentati da alcuno e vacillano sulle votazioni.
Io, ad esempio, quando arrivo alla vigilia delle elezioni ed ancora non mi sono fatta un'idea, mi sento come il giorno prima di un'interrogazione programmata in una di quelle materie in cui facevo letteralmente cagare, tipo il greco. Mi sento in colpa verso me stessa, verso il mio dovere di brava cittadina, verso questa strepitosa classe politica che lavora alacremente per quattro soldi cacati, poveretti.
Il Gig, invece, uomo pragmatico e decisionista, stavolta voleva marinare l'appuntamento col destino per dirigere le chiappone verso il divano. Alla fine, dopo lunga concertazione, ce l'abbiamo fatta: si va a votare.
Le elezioni, di qualsiasi tipo, scatenano nella popolazione umarellica veri e propri moti di orgoglio patriottico, sia che si tratti dell'esprimere la preferenza per le primarie che per il Presidente del Comitato Sagra del Cacciucco, e allora ci si abbiglia in maniera elegante, si impugnano i bastoni e i deambulatori, si lucidano le dentiere e ci si dirige in lenta fiumana verso il seggio. L'umarell trascorre 2 mesi a rimuginare sulla decisione elettorale: un giorno per decidere per chi votare, ed mese tre settimane e sei giorni per individuare il momento propizio per uscire di casa evitando di intercettare il grosso dei votanti. Va a finire che il momento propizio risulta essere uno soltanto per tutti quanti, frutto di una serie di congiunzioni astrali assai difficili da calcolare, e guarda caso coincide esattamente col momento in cui i Lupini scendono dalla macchina con la scheda elettorale in mano.
I Lupini, una volta raggiunta la circoscrizione a loro assegnata, scoprono che non figurano tra i votanti. Non prima di essersi sorbiti tutta la fila mentre un nanerottolo non votante tentava di lanciarsi dalle scale di testa. Sono quindi partiti alla volta dell'ufficio elettorale del comune, al fine di porre rimedio all'equivoco, ricevere un nuovo documento elettorale valido e soprattutto l'indicazione corretta. All'ufficio elettorale, naturalmente, c'era più gente che in chiesa a ricevere l'ostia. Ci si rimette in fila con il solito Nano scalciante, il quale cominciava a mostrare i classici segni di possessione demoniaca, e si attende il proprio turno. Si scopre che dopo un ennesimo cambio di residenza, i Lupini hanno un nuovo seggio elettorale, comunicato a suo tempo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno da Lupina stessa controfirmato ed immediatamente rimosso dalla memoria volatile e probabilmente inghiottito dal blob informe che abita in questa casa. Le schede elettorali vengono annullate da un impiegato comunale dopo un complicato rituale celtico, e quindi riconsegnate le nuove tessere elettorali.
Si risale in macchina, e si scopre che la sezione assegnata ai Lupini dista molti più chilometri dall'attuale residenza rispetto all'altra circoscrizione, ma si sa che lo stradario comunale ha i suoi misteri.
Si arriva alla sezione assegnata (stavolta quella giusta), ci si rimette in fila dietro la fiumana umarellica e si ci gode una mezz'ora di conversazioni sulle strane combinazioni meteorologiche dei giorni scorsi, sull'efficacia della Tac come mezzo diagnostico e su quale tipo di zucchine siano più adatte alla coltivazione alle latitudini degli orti per anziani, dopodichè si entra e si vota. Io, che son ligia al dovere, insisto affinchè il presidente di seggio, giovane piacente sui 30 anni col piercing al sopracciglio ed un magnifico maglioncino, mi perquisisca accuratamente alla ricerca di telefonini con videocamera.
Una volta in cabina, mi viene la crisi. Non so cosa votare, non me lo ricordo più, quello che volevo votare io non c'è, mi scappa la pipì. Per un attimo temo che la mano si animi di vita propria e metta un segno lì dove abita l'altro Nano, quello cattivo che si disegna i capelli con il carboncino, ma riesco a controllarla e a non finire preda del Male. Temo anche che la mia mano anarchica, quella con cui di solito non scrivo, si metta a minare le mie sicurezze di brava cittadina e decori la scheda elettorale con qualche bella fava schiappona.
Alla fine, dopo sudata sufficiente a creare l'allegra pezzatura ascellare che contraddistingue le decisioni difficili, esco dalla cabina curva come Atlante, schiacciata dal peso del destino dell'Italia.
Il Gig, che fino ad un secondo prima non sapeva ancora cosa votare, esce dopo un attimo fischiettando allegramente.
La mia crisi prosegue. Avrò votato bene? La mia decisione mi rappresenta? Avrò fatto bene la croce, che all'asilo la suora mi sgridava perchè coloravo sempre fuori dai bordi?
Immersa nei dubbi e con un Nano recalcitrante tra le braccia, torno a casa.
E' stata dura, ma anche stavolta non ce l'ho fatta a fare l'anarchica, ho dovuto votare.
Adesso starò male fino a martedì.
E probabilmente starò male anche dopo.

Allegri cantanti morti

E' un periodo di ugge. Non riesco praticamente a fare nulla. Mi hanno affibbiato un orario spezzato che mi costringe alla corsa campestre in ciabatte, a risvegli bruschi con urlo, a salti della colazione e dei pasti in generale: insomma, se riesco a far iscrivere il mio triathlon personale alla categoria degli sport olimpici, magari mi vedrete in vestaglia a Pechino. Finalmente gli atleti del curling potranno tirare un sospiro di sollievo, e magari scendere pure di una posizione nella hit parade degli sport bislacchi.
E siccome è un periodo un po' così, ho fatto la nuova playlist per le musiche da macchina. E mi è venuta fuori una roba che farebbe scappare piangendocon le mani nei capelli anche quell'allegrone di Marco Masini.
Per la categoria cantautori morti e sfigati, ascolto Nick Drake e subito mi ammanto di angoscia. Non posso fare a meno di pensare a questo povero ragazzo, appena ventiseienne, che si spacca di canne e di Tryptizol, e che probabilmente aveva ancora molto da dire. E mi viene il magone.
Per la categoria morti e incapaci di gestire il proprio successo, mi ascolto i Nirvana un po' a random. Personalmente, non ci capisco un cazzo dei testi di quello svitato di Cobain, ma tutto sommato mi piace come associa certe parole, e quindi lo ascolto in silenzio. Qualche volta canto, ma in genere sono sopraffatta dal dispiacere per questo biondino che ha chiamato la propria figlia Francesca Fagiolo e mi si strozza la voce in gola, creando quel bell'effetto latrato canino in surround.
Per la categoria grandi poeti morti, ce n'è un po' per tutti i gusti: il John Lennon metafisico degli ultimi tempi, quel gran ganzone di Syd Barret, Sergio Endrigo (che mi provoca il singhiozzo, e siccome il ragazzo si deve cominciare ad abituare al sound un po' brasiliano-caraibico delle canzoncine della mia infanzia, sto tentando di insegnare al Nano ad apprezzare La pulce e Pappagallo), e altri che non sto qua a menzionare, che mi vien già da piangere adesso.
Ma quello che mi ammazza, che mi dà il colpo di grazia lasciandomi stecchita come la cacca di un alano sotto un albero (e la metafora non è casuale, dato che ne ho calpestata una giusto un'ora fa e ancora la sento da qualche parte intorno a me), è lui, il più grande poeta dei nostri giorni: De Andrè.
Il Gig mi ha diffidata formalmente di lasciarlo ascoltare a nostro figlio. Mi ha anche diffidata dall'avvicinare In direzione ostinata e contraria alla sua macchina, pena la decapitazione sul posto, effettuata dallo stesso Gig con l'ausilio dello sportello anteriore destro.
Io non so quell'uomo lì come facesse a raccontare storie così belle e allo stesso tempo così assassine, e con un sound del genere. Quelle ballate apparentemente sgangherate, ma così potenti e con quella capacità di trapassare le costole, aggirare lo sterno e arrivarti dritto là, nella parte più molle di te, io non mi capacito di come abbia potuto scriverle. Non basta l'intelletto umano per concepire simili attentati all'equilibrio del proprio cuore. Penso che ci sia dietro un ingrediente segreto, che è finito con lui, e che sarà difficile ritrovare in qualcun altro.
Ascolto Fiume Sand Creek, e già qualcosa nel mio intimo si crepa. Quando arrivo al La guerra di Piero, di solito è troppo tardi: l'impianto idraulico comincia a produrre, e mi ritrovo col mascara ai polpacci, a rimuginare su come davanti ad una guerra che non ci interessa direttamente, siamo davvero tutti disperatamente uguali.
E siccome l'unico posto dove riesco a produrre copiose lacrimazioni in santa pace è la mia macchina, non stupitevi se vedete una cretina su una Twingo azzurra, che ferma ad un semaforo fa il labbrino e si spalma l'ombretto sulle guance: sappiate che quella cretina sono io.
Abbiate pietà di me.

giovedì 10 aprile 2008

Drammi Ansiosi

Nonna Ansia è vittima di un subdolo meccanismo che la costringe a sparare cazzate come se piovesse: il revisionismo storico. E' così da sempre. Almeno diciamo da quando la conosco.
Adesso è in piena fase confronti con te da piccina.

Te da piccina all'età del Nano parlavi già correntemente italiano.
Te da piccina all'età del Nano mangiavi già con coltello e forchetta.
Te da piccina all'età del Nano dicevi già grazie, prego, si figuri, e facevi la cacca nel vasino.
Te da piccina all'età del Nano ti soffiavi già il naso da sola e bevevi l'acqua gassata a garganella.
Te da piccina all'età del Nano ti eri già ammalata diverse volte.

E' vero, io da piccina ero troppo una ganza. Ero avanti una cifra. Ed è anche vero che il Nano non si è mai ammalato.

FINO AD ORA.

Adesso, finalmente, il Nano ha la febbre. Possiamo stare tutti più tranquilli, eccheccacchio.
Non era normale questa cosa della febbre. Naturalmente, per Nonna Ansia, è tutta colpa mia.

Nonna Ansia: "Ma questo bimbo ha la febbre! Cosa gli hai fatto?"
Lupina: "Mah, sai com'è, fino ad ora non si era mai ammalato, e ci siamo insospettiti. Abbiamo pensato che non fosse normale, io ed il Gig ne abbiamo parlato, e siamo arrivati ad escogitare questa cosa."
N. A. (in ansia): "Cosa?"
L: "Prima abbiamo provato a spogliarlo tutto nudo e ad esporlo alle intemperie, e non è successo nulla."
N.A. : "Come, alle intemperie?"
L: "Sì, lo abbiamo tenuto un po' nudo in terrazzo mentre pioveva, ma poco poco, giusto una mezz'ora"
N.A. : "..."
L.: "Poi gli abbiamo aperto la finestra in camera da letto mentre dormiva, e anche lì nulla. Poi gli abbiamo tolto tutte le coperte, e ancora niente febbre. E allora sai che abbiamo fatto?"
N.A. " Ma voi siete matti."
L.: "Ma mamma, non ti saresti insospettita anche tu? Questo bambino non sta mai male, lo hai detto anche tu che io alla sua età avevo già avuto la sarcoidosi e l'amiloidosi, e anche il lupus. Abbiamo pensato che fosse un clone, un androide con le sembianze del Nano, un ultracorpo uscito da quei baccelloni del film degli anni '50. Te li ricordi gli ultracorpi, mamma? Ecco, allora pensando e ripensando abbiamo capito: il segreto non è nel freddo, ma nel caldo."
N.A.: "..."
L.: "Lo abbiamo vestito, stravestito, stravestito, con tanti strati di vestiti. Come un bel carciofino. E poi gli abbiamo detto va', corri e suda libero in giardino, Nano. Ed esponiti alle correnti, mi raccomando. Ed ecco qua che bel risultato: il Nano ci ha messo pochissimo ad ammalarsi. Visto che anche lui è un fenomeno come ero io da piccina, Mamma? Eh? Visto?"

Eh, non c'è nulla da fare: siamo troppo avanti, in questa famiglia. E' proprio nei cromosomi.

Post di paura.

Mi hanno lasciata sola, in questo albergo. Dopo solo una settimana di lavoro.
Starò qua fino alle 22.30. E siccome son tanto fortunella, capiterà qualche imprevisto: le celle frigo dei ristoranti si sbrineranno da sole, si fulmineranno tutte le lampadine del 3° piano, mi rinchiuderò le dita in un cassetto e di sicuro andrà a fuoco qualcosa.
E siccome oggi sono sul mistico Hare Krshna,
O Divina Grazia Bhaktivedanta Shrila Pravupada, tu che ti nutrivi di stecchi e predicavi la pace e la tolleranza (credo, perchè la tua biografia l'ho mollata prima di scoprire cosa predicavi, ma dopo aver appreso che eri vegetariano) proteggimi!

mercoledì 9 aprile 2008

Autostima

Quando la mia autostima si abbassa notevolmente per vari motivi che non sto qua a spiegare, c'è bisogno di qualcosa che tiri un po' su.
Io ho trovato una medicina naturale che ha un forte impatto a livello gastro-intestinale, ma che cura lo spirito in maniera eccellente e naturalmente insuperabile: il kebab.
Mi reco dunque all'Antica Kebabberia del Corso e compro un paninone farcito.
Il paninone è buono, ma non è quello che impenna la mia autostima, bensì il fatto che i gestori siano turchi, e che amino le donne grasse. Io per lo standard turco di bellezza devo essere una strafiga da spavento. Questo compensa il fatto che per lo standard di bellezza italiana io risulti appena passabile. Probabilmente anche per lo standard europeo. Per quello americano non mi pronuncio, dato che, rispetto alla media statunitense, ho l'impressione di non rientrare esattamente nella categoria delle ciccione. Ma comunque.
I turchi della Kebabberia mi apprezzano molto dal punto di vista estetico. Il fratello del gestore, in tempi pre-panza gravidica, mi faceva anche le avances. D'estate, quando attraverso il marciapiede, il mio passo da trascicato e insabile si trasforma in una vera e propria camminata da sciantosa, e se per caso mi son messa gonna e tacchi comincio a visualizzare dei grossi ormoni rimbalzanti uscire dalla porticina del Kebabbaro.
Io non so come mai però i turchi dimostrino l'approvazione per un certo standard femminile attraverso un verso gutturale che non saprei trascrivere, ma che suona tipo cs cs cs cs.
I turchi (ma mi pare che anche altri popoli nord africani e mediorientali in genere abbiano adottato questo cs cs cs cs) non appena un essere umano di sesso femminile rigorosamente in sovrappeso attraversa il loro campo visivo, si cacciano la sigaretta in bocca, socchiudono un occhio per non far entrare il fumo, e cominciano a salmodiare cs cs cs. Ogni tanto si lanciano uno sguardo d'intesa.
Che posso dire, ancora? Che se mi sento un filino triste, comincio a pressare il Gig lavorandomelo ai fianchi: "O Gig, abbiamo della citrosodina in scadenza: ti piglio un kebabbino? Mi aspetti in macchina?". Sì, perchè la comparsa al mio fianco di un energumeno barbuto di un metro e novantacinque annulla l'effetto dell'ormone, e quindi lui deve aspettare pazientemente.
E poi dal kebabbaro si fanno sempre incontri interessanti. Siccome è davanti alla stazione e quindi in zona malfamata (che nel caso della nostra cittadina si riduce a mezzo isolato), ci sono sempre dei personaggi simpatici. Ci sono i tossici, ad esempio. Ce n'è uno che staziona da quelle parti che mi mostra sempre delle immagini sacre sostenendo di essere Gesù, col quale intavolo spesso discussioni filosofiche sulla natura del Mondo. In genere non finiamo un discorso: lui perchè essendo tossico fatica a mantenere il filo logico delle discussioni, io perchè devo stare attenta che non mi mettano troppa cipolla nel panino, perchè il giorno dopo il Gig deve andare a smerdare e vuole sentirsi a posto almeno con l'alito. E poi ci sono gli ubriachi con la sbronza romantica, i tipi loschi con i cagnacci al guinzaglio, i punkabbestia (per i quali il Nano nutre una simpatia molto spiccata, e quando li vede esulta. Mi fa preoccupare un pelino, questa cosa), i fannulloni. Tutta un'umanità squinternata che mi piacerebbe mostrare ai miei genitori quando mi pubblicizzano come svampita perdigiorno, giusto per far vedere loro che esiste anche una categoria più degenere di me.

Io non ho motivi per avercela col mondo islamico. Anzi, devo dire che sono persone di buon gusto che sanno apprezzare le belle donne e sono assolutamente insuperabili nel farcire i panini.
Non capisco come mai gli Americani ce l'abbiano tanto con loro.

lunedì 7 aprile 2008

Agonia elettrodomestica.

Noi al televisore gli dobbiamo stare molto sul culo. A Natale ci aveva abbandonato di colpo, mentre guardavamo un film in dvd, trasformando la sera della vigilia in un horror di disperazione, in cui i due protagonisti si aggiravano inutilmente per casa con le mani nei capelli urlando frasi sconnesse (ma sottovoce, per rispettare il sacro sonno nanesco).
Il giorno dopo, come per magia, insieme ai regalucci natalizi il buon vecchio barbuto deve aver infuso lo spirito santo nel nostro televisore, che ha ripreso la sua funzione originaria di vomitatore di immagini e parole, oltre che trampolino di lancio per gatti in vena di acrobazie.
Il panorama desolato che si paventava all'orizzonte, ovvero quello di destinare l'otto per mille della nostra denuncia dei redditi unicamente all'acquisto di un nuovo apparecchio, si era dissolto come per magia. Ma il vecchio trombone non è più tornato quello di una volta.
Il Gig ha cominciato a notare i primi accenni di morbo di Parkinson televisivo durante il suo campionato di calcio personale, quello in cui non si suda per nulla e nessuno torna a casa con borsoni pieni di calzini e magliette puzzolenti, e che solo per questo motivo ha tutto il mio rispetto di bella lavanderina: il Proevolution. Non si poteva giocare una partita tranquilli, che ad un certo punto lo schermo cominciava a dare di matto e a tremare come me quando mi trovo al cospetto di Rossellabrescia e non le obbedisco in una frazione di secondo.
Abbiamo ignorato il tremolio. E' la nostra tecnica di vita, oltre che il nostro approccio preferito con le defaillances elettrodomestiche: se una lampadina comincia a sfarfallare, non la cambiamo fino a che non fa il botto; se il frigorifero comincia a pisciare acqua maleodorante, facciamo finta di nulla e gli piazziamo sotto due stracci, e lo osserviamo crepare giorno per giorno, fino a che una mattina non ci svegliamo con in casa lo stesso odore che i membri di C.S.I. di solito trovano sul luogo del delitto. Insomma, noi Lupini mascheriamo dietro ad una sana e consapevole libidine di indifferenza una cronica mancanza di fondi per gli acquisti importanti.
Certo che al posto del trombone ci starebbe proprio bene uno schermo LCD di ultima generazione. Certo che potremmo fissarlo al muro come un quadro, ed allontanarlo dalle manine nanesche.
Certo che sarebbe perfetto per coprire quella orribile crepa che adorna il nostro soggiorno, e che passa proprio di lì.
Certo che non abbiamo una lira, e che il mio primo stipendio andrà a coprire dei debiti con alcuni importanti fornitori, quali la mi' sorella che mi fornisce quotidianamente il mangime per i miei gatti, il gommista che mi deve cambiare tutte e quattro le ruote della twingo, e financo lo Stato, al quale dobbiamo pagare i bolli delle macchine (io pure il 2006, che mi son dimenticata).

E siccome non si può rinunciare a queste importanti spese, prevedo lunghi mesi di Trivial Pursuit, di Indovina Chi, di rubamazzetto, persino di Allegro Chirurgo.
Sempre che per la noia del dopocena non ci scappi qualcos'altro, che ne so.
Un altro Nano, magari.

Assoggettamento psichico.

Pare impossibile che quella ragazza abbia una doppia personalità così evidente.
Quando parla col fidanzato, la mamma, l'amico, Rossellabrescia si trasforma in tenero batuffolino con la voce da topogigio :"Tao amole, cocia fai? Tei tolo tolo? Puccipucci, ma ti manco?" e neanche un secondo dopo le spuntano i canini appuntiti, le pupille si verticalizzano come quelle di Nosferatu e mi gracchia contro improperi e ordini perentori del tipo "NON METTERE LI' LE TUE MATITE, NON LO VEDI CHE DANNO FASTIDIO? CHIUDI PIANO QUEL CASSETTO, CHE ALTRIMENTI VIENE GIU'! E ADESSO VAMMI A PRENDERE UN PANINO, SVELTA!".
Io, che mi sento in minoranza psicologica e l'unica cosa che so fare è spalancare gli occhi e far finta di sorridere, mi sto rimpicciolendo dalla paura, tanto che i pantaloni stamattina, prima di entrare a lavorare, mi stavano giusti mentre adesso mi van lunghi.
Aiuto. Ho tanta paura. Mi sento ostaggio di Rossellabrescia e non so come capovolgere la situazione.
Spero solo di riuscire prima o poi a passare nella categoria di quelli coi quali parla con la personalità topogigia, altrimenti se va avanti così avrò presto bisogno di uno psichiatra.
Oddio, a ripensarci bene a me Topogigio non è mai stato troppo simpatico...
Insomma, bisogna che la Rossellabrescia mi cominci a trattare un po' per benino. Altrimenti...

Ma altrimenti cosa? :(

sabato 5 aprile 2008

Ancora lingue straniere.

Stamattina all'hotel mobilitazione generale.
E' già da una settimana che il portiere di notte lascia messaggi allarmati sul quaderno delle consegne:
"Sento miagolare. Sarà il sonno?"
"Eppure c'è qualcosa che miagola in cantina."
"Sono assolutamente sicuro che qualcosa miagoli da qualche parte."
"Vorrei sapere cosa sono questi miaomiaomiao."

Io ovviamente non ne sapevo nulla, altrimenti mi sarei lanciata prima alla ricerca della povera bestiolina da salvare.
Alla fine, uno dei manutentori e la cuoca, per fortuna gattofili entrambi, si sono muniti di torcia elettrica e croccantini, e sono scesi alla volta della cantina, alla ricerca del misterioso gatto.
Il gatto c'era, quindi da un lato è una buona notizia: segno che il portiere di notte non si fa le canne approfittando dell'oscurità. Era una bestiolina giovane e tigrata, sull'incazzato andante, che alla fine è uscita allo scoperto ed è fuggita grazie al cielo da una finestrina.
Inutile dire che sono stata male tutta la mattina, non potendo lasciare il mio posto per andare a controllare personalmente.
Alla fine la cosa si è risolta, tra la mobilitazione generale delle maestranze, che hanno spostato tutte le poltroncine (la cantina in realtà è la discoteca dell'hotel) per stanare la creatura.

Una signora teteska afere kiesto me kosa ezzere successen. Finalmente ho potuto usare la famosa frase che da tanto tempo desideravo pronunciare:
"Wir haben der Katz in der Kuhl*."
Ahhhh, che soddisfazione incommensurabile.


* Lo so, cantina si dice Keller, ma vuoi mettere come suona meglio?

venerdì 4 aprile 2008

Lingue straniere.

Oggi è arrivato un gruppetto di persone dal Trevigiano.
Le mie immense risorse linguistiche includono il veneto, ed in particolare il dialetto della zona di Treviso, zona in cui i Lupini hanno abitato per diverso tempo. La conoscenza del dialetto veneto è stata una mia conquista grazie ad un lavoro assurdo che ho svolto per alcuni mesi, presso il centralino di un'associazione di categoria, nel quale era necessario assorbire al più presto la lingua locale, pena telefonate piene di parolacce da parte degli utenti inferociti.
Da lì in poi, ho sempre parlato veneto, in veneto.
In pratica, ho dato informazioni sul territorio circostante in dialetto trevigiano. Oltretutto, ho scoperto che un paio di queste persone conoscevano un mio amico, e quindi la conversazione ha preso una piega piuttosto familiare.

Rossella Brescia ha seguito il dialogo con gli occhi fuori dalle orbite.
E alla fine ha dichiarato: "Cavoli, lo parli bene lo spagnolo!"


Adesso sento che ce la posso fare.

giovedì 3 aprile 2008

Femmina.

C'è una nota positiva, in tutto quello che faccio: sono talmente esposta al pubblico ludibrio che devo per forza rivedere la mia immagine. Allo stato attuale continuo a sembrare un primate appena sceso da un albero, però sono un primate col mascara. Son già a buon punto.
Ad esempio, mi devo truccare. Il trucco per me è la morte cerebrale. Il rossetto mi emigra sui denti, il mascara che ho in dotazione nel mio beauty case (che poi è un calzin-case, dato che invece che i cosmetici è diventata un'agenzia matrimoniale per calzini vedovi) è più vecchio di quello trovato sulle mummie della piramide di Cheope, il fondotinta ormai si sta trasformando in stucco per piastrelle e il blush si rifiuta di collaborare, avendo sviluppato una patina superficiale impenetrabile. In pratica, se alle nove di mattina sembro una versione brutta di Moira Orfei, a mezzogiorno mi sono trasformata in ballerino di Cats. Insomma, si cerca di fare del nostro meglio, ma il margine di miglioramento è ancora molto vasto.
Stamattina ho usato violenza contro una camicia innocente, e un po' me ne vergogno. Risale al mio periodo pre-cicciona, che non è che fosse proprio un'era di magrezza assoluta, ma sempre meglio di adesso. Questa camicia, bianca con il collo a deltaplano, un tempo mi andava larghina. Adesso, tra lacci e laccini del reggiseno, mi fa sembrare una grossa salsicciona di suino appena uscita dal reparto macelleria del Sidis*.
Ma non fa niente, maremmassassina, ci sono voluta entrare lo stesso, nonostante i bottoncini sul davanti avessero emesso gridolini di dolore. Quello in corrispondenza della zolla tettonica, poi, poverino lui, ha proprio cigolato. Non me ne frega nulla, caro il mio bottone. Tu minaccia pure di saltare via, ma sappi che resterai in quella scomoda posizione semi-smutandata fino almeno alle 19.30.
E' da stamattina alle 9.00 che lo riconduco all'ordine. Per ora non salta, ma ho dovuto riabbottonarlo una decina di volte, rischiando la caduta della tetta sul bancone ogni volta.

Adesso ho controllato, secondo me non ce la farà. Ma che non sia mai che mi cambio. Non esiste.
Spero solo che partendo di colpo non ammazzi nessuno.
Intanto, vado a ritoccare il trucco. A tutto c'è rimedio, no?


*Il nostro nuovo sponsor

mercoledì 2 aprile 2008

Incontri surreali

Oggi era il mio giorno libero. Quindi, mai più giovedì paradisiaci, ma mediocri mercoledì ne' carne ne' pesce. Ma non ci lamentiamo, via.

Ho portato il Nano in un luogo ove si respira aria buona, si pesta qualche cacca ma soprattutto non si nuoce ad alcuno: in pineta. La pineta, dalle mie parti, è un luogo di meravigliosi incontri nonneschi e bimbeschi, grazie anche alla presenza di innumerevoli aree gioco del Comune e di parecchie panchine. E' un po' il regno della mamma disoccupata e della nonna in pensionamento anticipato, nonchè luogo di sfogo fisico per casalinghe in sovrappeso amanti della camminata veloce. Io ci vado ogni tanto, perchè di solito c'è poca gente e soprattutto perchè ci sono i ciclamini e si sa che io sono una ragazza romantica. E poi perchè è un luogo ideale per sguinzagliare un nano ipercinetico senza il rischio che un camion lo metta sotto.
Il luogo, dicevo, al mattino è frequentato da deliziose nonnette. Oggi abbiamo avuto un incontro ravvicinato con una esimia esponente della categoria, una nonna sprint totalmente avvolta nel leopardo, e la sua deliziosa nipotina glitterata.

"Ma guarda, Matildina della nonna, che bel bambino! Fai ciaociao, Matilde", ma già leggevo nei suoi occhi una voglia matta di competizione.
"Ma che giovanotto! Quanto tempo ha?"
"Diciotto mesi"
"Ma lei scherza. Si vede benissimo che è più grande." e lancia al Nano e alla nipotina glitterata un'occhiata di quelle che solo le nonne competitive sanno fare, ovvero di quegli sguardi dotati di varie funzioni di taratura peso-misurazione toracica-stima dell'altezza come neanche il più complesso degli orologi Casio.
"Eh, lo so, in effetti è un bambino molto alto"
"Comunque si vede benissimo che è più grande."
"Si fidi, signora: è nato il 21 settembre 2006, faccia due conti e vede che tornano."
"Sì, vabbè, avrà almeno due anni e mezzo. Ma chi crede di prendere in giro?"
Sono perplessa, non so cosa dire. "Guardi, signora, insisto. E poi se ci fa caso, non sa neanche parlare."
"Si vede che sarà un po' ritardato. Vieni, Matilde, andiamo a giocare più in là."
Deve essersi offesa perchè il Nano è più alto della piccola glitterata, vai a sapere.



Altro incontro simpatico: una nonna con un nipotino di circa un anno, con una brutta dermatite sul capoccione. Siccome io oltre che una ragazza romantica son anche una persona assai delicata e mai mi permetterei certe cose, però al contempo avevo una voglia pazza di sapere cosa fosse questa specie di patacca tignosa sul cranio del piccino, mi appresto con ampie circonvoluzioni a dirigere la conversazione in ambito dermatologico.
"Eh, sa, il bimbo è tanto sensibile. Hanno avuto problemi in famiglia, e a lui poverino è spuntato questo fungo. Si sa come sono i bambini, SODOMIZZANO tutto!"
Sono dovuta andare a ridere dietro ad un pino. Dico solo che mi è uscito un pezzo di barretta zona alla segatura e cocco dalla narice sinistra.

Ah, se non ci fossero le nonne bisognerebbe inventarle!

martedì 1 aprile 2008

Si legge che sono stanca?

Sì, sento che ce la posso fare.
In fin dei conti, ci sono lavori peggiori di questo.
Ad esempio, l'igienista dentale. Dover subire l'alitosi della gente (beh, ma quello anch'io), le loro rabbie inespresse (beh, ma quello anch'io). Oppure il macellatore di animali innocenti. Quello sì che è un lavoro schifoso.
Ma me ne vengono in mente altri, tipo che so, lo spargitore di concime, oppure il beccamorto, il riparatore di cessi dell'Autogrill, l'analizzatore di feci di vacca, il maniaco sessuale.

Adesso ad esempio sono a casa, e non ho voglia di struccarmi. Non so se resisterò alla tentazione di addormentarmi con tutto questa poltiglia appiccicata sulla faccia. Mi piacerebbe trovare la forza di alzarmi da questo tavolo e prendere due batuffoli di cotone, spalmarli di latte detergente e tonico, e schiaffarmi tutto sulla faccia. So che se resto così domattina mi sveglierò rischiando di somigliare ad un animale appartenente alle specie protette, ma molto probabilmente riuscirò ad afferrare una salvietta lavaculo da nani nel tragitto che mi separa dal letto, evitando quello spiacevole effetto Sacra Sindone sulle lenzuola, che ha caratterizzato tante miei risvegli post-serata etilica.

Oggi il Nano era solo con Nonna Ansia. Nonna Ansia nel segreto del suo cuoricino non vorrebbe mai restare da sola col Nano, perchè dentro di se' lo teme, ma al contempo sente crescere sempre più forte il sentimento agonistico nei confronti degli altri nonni, che riescono a gestirlo tranquillamente. E allora si raccomanda alla mi' sorella, ma di nascosto da me. "Ma te fino almeno alle tre e mezzo rimani, vero?" la implora, con voce lacrimevole. In realtà teme il fatto che il Nano sia attratto dalla sua casa così ricca di oggettini delicati da fracassare, di ciotoline di mangime dei gatti in cui fare la scarpetta, di sportelli pieni di bottiglie e servizi di piatti da aprire. Insomma, meglio che stare al luna park. Nonna Ansia inoltre è convinta di non avere argomenti e di annoiare il Nano, e poi ha dei problemi a gestire il suo lato lady di ferro, col quale ha tenuto in pugno noi familiari per lunghi lunghi anni.
I bambini devono avere degli orari rigidi, devono mangiare in maniera educata e composta fin da piccoli e devono sapersi comportare in maniera civile: questo è il suo credo di nonna inflessibile.
Oggi pomeriggio deve aver rivisto le sue teorie educative: ho trovato il Nano seduto per terra in una pozza di brodo, che mangiava gli spaghetti con le mani, con tutto il viso imbrattato di segni di penna e senza pantaloni, che urlava la sua gioia al mondo come un coyote in calore.
Nonna Ansia sembrava leggermente stravolta.
Domani l'aspetta un'altra affascinante giornata nel mondo dell'infanzia.
E siccome le sue possibilità di resistere con Nano sono direttamente proporzionali alla mia capacità di archiviazione pratiche, prevedo goduria a piene mani per tutti.
Che meraviglia!

Ansia. Molta ansia.

Per la prima volta in vita mia, ho l'ansia.

Sono una donna incapace. Come mai Rossella Brescia e la Badante Rumena (l'altra ragazza che lavora lì), pur essendo dotate di un'intelligenza media, riescono a fare tutto ciò? Anch'io sono dotata di un'intelligenza media. Sì, son cialtrona e poco precisa, ma insomma, per favore, posso avere anch'io una possibilità?
Io non riesco nemmeno a rispondere al telefono. Farfuglio frasi sconnesse, mentre i miei neuroni prendono il volo verso altri lidi. Sbaglio i calcoli, col planner delle camere di fronte a me mi trasformo in mentecatta e non riesco a capire la differenza tra un supplemento vista mare e una camera standard, mi incasino con la mezza pensione e la pensione completa, e ci sono momenti di panico tale che non mi ricordo nemmeno la data di oggi.
"Meti questo folio in fasicolo rosa numero 13 e poi riponi il tuto nelo scafale soto finestra, per favore" mi ordina la Badante Rumena. E io naturalmente ripongo tutto nel fascicolo 16 da tutt'altra parte posizionato.
"Lupinna, devi fare atenzione!" mi sgrida la Badante. "Molto importante archiviazionne. Se meti foglio in fasicolo sbaliato, noi poi non trova nula e poi sucede casinno".
Alle 10.00 del mattino, con il trucco ormai emigrato verso altre zone della faccia ed i capelli a capannuccia del presepe, sono andata in bagno a rimirare nello specchio il viso di una scema. E mi sono posta alcune domande di carattere esistenziale.

  • Perchè nella vita uno si ritrova a fare un lavoro del genere?
  • Perchè una che ha fatto cose impossibili tipo far conseguire delle qualifiche ad un'azienda che non ne aveva i requisiti, senza sapere un accidente di qualità e sicurezza, non riesce ad inserirsi in un lavorino facile come la receptionist alberghiera?
  • Perchè sono così impedita?
  • Ma soprattutto, perchè la Badante Rumena nella lingua parlata non azzecca una doppia manco a piangere, e poi scrive correttamente in italiano?
O Divinità Alberghiera, che proteggi le Addette all'Accoglienza, illumina il mio cammino con la luce dello Spirito Santo, e incrementa positivamente la mia soglia di attenzione.
Anche perchè ho scoperto che l'ansia mi fa puzzare le ascelle, e non è mica una bella cosa.