domenica 3 giugno 2007

Il Secondo Grande Disastro (sul Primo è meglio tacere).



Piccolo antefatto:

La Lupina ha i baffi.

Niente di mostruoso, solo due sottili, rade zone d’ombra, formati da una manciata di pelettini sottili, ma che ai suoi occhi appaiono come due terrificanti mustacchi da marinaio marsigliese. Purtroppo, una volta ogni paio di mesi, le scatta la depilazione compulsiva e si mette a strappar peli come una pazza, rispettando l’ordine dall’alto verso il basso.

Per effettuare questa operazione, occorrono alcuni importanti elementi cardine: l’assenza in casa di ospiti (uno lo darebbe per scontato, ma a Villa Lupina non è esattamente così), una buona dose di coraggio, ceretta a caldo a gogò e qualcuno che sollazzi il Nano nel frattempo.

Bene, ieri mattina solo 3 di queste condizioni si erano verificati…

Come La Lupina dette fuoco alla cucina.

Il Nanetto Scorbutico, dopo aver piantato grane per una buona mezz’oretta, finalmente si accascia nel suo lettino, e la Mamma può finalmente provvedere alla tanto agognata deforestazione pilifera. Dopo aver artisticamente spinzettato le sopracciglia lupine – ma lupesche come definizione sarebbe più appropriato – provvede alla messa sul fornello del pentolino della ceretta, anche se sulla scatoletta che lo conteneva qualcuno della ditta produttrice ha scritto “Attenzione – NON mettere questo pentolino direttamente sul fuoco, ma scaldare con l’apposito scaldacera”. Se se, stai a vedere che questi ti vogliono far credere che serve lo scaldacera, che non è nient’altro che un fornellino elettrico da campeggio (che oltretutto io ho da qualche parte, solo che deve essere uno di quelle cose che vanno perse durante i traslochi): molto meglio schiaffare tutto sul fornello, che si fa prima.

Così seminuda e sciabattante provvedo a lasciare il coso sul fuoco, e mi reco a terminare l’opera di definizione spelacchiosa.

Purtroppo non avevo calcolato due fatti importanti: la potenza del fornello, simile a quella di un acceleratore nucleare, ed il fatto che baby Lupino tende a svegliarsi anche se sente precipitare una foglia dagli alberi del boschetto in fondo alla strada, fatto sta che travolta dalle grida del Nano, lascio la ceretta incustodita a fondere.

Mentre sono curva sul lettino che cerco di riaddormentare il Nano, le mie narici percepiscono un odore sinistro, corro in cucina e scopro la devastazione: la cera ha preso fuoco, e le fiamme sono altissime tanto che lambiscono la cappa di cemento sopra il fornello.

Impietrita, non so che fare. Guardo imbambolata questo mini-pentolino da bambole che prende fuoco, e mi vengono in mente le crepés suzettes di Barbie, cosa a cui la Mattel, tra tutte le cianfrusaglie di quell'antipatica stangona di plastica, stranamente non ha pensato.

L’istinto di sopravvivenza comunque da qualche parte deve pur albergare nel mio corpicione, perché riesco a scuotermi dallo shock e rovescio un intera pentola di minestrina sui fornelli, spegnendo il fuoco ma spargendo cera fusa, morte e disperazione tutto attorno.

Ho trascorso tutto il sabato mattina in preda alle crisi isteriche, tutta presa a grattar via questa stramaledetta cera solidificata dai fornelli, che avendo meno di un anno rientrano nella categoria “Roba nuova”, ed avendoli pagati uno stonfo, anche in quella “Roba nuova che costa uno stonfo”, quindi ancor più pregiati.

Il Lupino era a lavorare, ed ho pensato bene di prevenire lo shock di fronte al muro annerito, telefonandogli con tono allegro e gazzilloro:

“Hey, Lupino! Dove sei di bello? Tutto bene? Vi state divertendo?” (La domanda “vi state divertendo” è quella che mi ha fregato. Di sabato mattina, alla guida di un mezzo di emergenza con la persona più antipatica del mondo dopo Bondi, non ci si può divertire di certo)

“Che cosa è successo?” Il Lupino è un omino che indubbiamente sa il fatto suo: individua subito quando è il momento di essere sospettosi.

“Niente, solo un piccolo incidente domestico”

“IL BIMBO?”

“Noo, che vai a pensare. Sai che è da un po’ che dico che dovremmo decidere di fare le pareti della cucina colorate, no? Credo che sia arrivato il momento.”


Oggi, mentre mi guardavo allo specchio, constatavo che anche un po' più folti i baffi non mi starebbero affatto male.

7 commenti:

Cleo ha detto...

Io ora son curiosa di conoscere pure il primo di disastro.....
Belle le tendine sulla cappa, ma quelle non han preso fuoco?:-D

Tachipirinha ha detto...

Il primo grande disastro non lo posso davvero raccontare. C'entrano la peperonata e la telefonia mobile, comunque.

pbeneforti ha detto...

baffi?! miao?

My ha detto...

no lupina, che disastro!!!
ma il piano cottura è venuto pulito???? :-(

senti, insegni pure a me a mettere l'immagine come template?!?!?
mica ci riesco :-(

kiss

Tachipirinha ha detto...

Cleo, se stai buona un giorno te lo racconto...

P.beneforti: Miao, yes.

My: a furia di grattare qualcosa si è tolto, ma confido nel tempo e nella furia degli elementi (in questo caso, essendo fornello, il fuoco).

Lorella ha detto...

Lupina sei un mito!
Mi spiace per il danno alla tua cucina (peraltro bellissima!)
Però una passata di colore alle pareti era davvero da fare... Diciamo pure che hai accellerato i tempi! ;)

m@w ha detto...

Ma com'è bella la casina lupina!
La mia è tutta di legno, sarà meglio che me li tenga, i baffi...