domenica 4 maggio 2008

Amarcord lupino

Avevo 15 anni, e tutti i giorni prendevo un autobus. E lui tutti i giorni, puntualmente, era lì che girellava intorno alla fermata, chiedendo sigarette ed importunando anziane signore di ritorno dalla spesa, con le loro belle buste di plastica.

Lui mi faceva paura, perchè era imprevedibile. Non si capiva quanti anni avesse, le sue dita erano gialle di nicotina, e quel che più mi spaventava era che indossava sempre una parrucca diversa. Ne aveva di tutti i tipi: biondo platino a caschetto, afro-ricciolute, blu tenebra, viola pallido, rosso charmant. Non ho idea di dove le prendesse, ma non ho ricordo di aver mai visto una gamma così impressionante di parrucche. Non ho idea neanche di cosa si nascondesse sotto, perchè non ho ricordo di averlo mai visto senza una qualche vistosa capigliatura.
Aveva un motorino azzurro, col parabrezza di plastica morbida che scendeva giù sul davanti, sul quale c'era scritto il nome che da solo si era attribuito, quello che a parer suo era il nome del più Grande Uomo di tutti i tempi: Adriano Celentano. E di seguito un numero di telefono, il suo probabilmente. Non ho mai capito bene neppure questa sua fissazione, sebbene abbia notato che Celentano spopola nella fantasia dei pazzi (ma anche Gianni Morandi, però). Probabilmente era convinto di essere Celentano. E infatti tutti lo chiamavano così, sebbene lui avesse un altro nome.
L'altra sua fissazione erano le macchinette per le fototessera. Come racimolava due spiccioli, si calcava la parrucca sulle tempie e si precipitava a farsi una bella serie di 4 foto, tutte rigorosamente mosse. Poi le ritagliava, e le regalava. A me, che sebbene ne fossi terrorizzata gli stavo simpatica, ne ha regalate almeno una decina. Le conservo ancora adesso, qualcuna anche autografata, o modificata a pennarello (a volte riteneva di essere venuto male, e provvedeva personalmente).
Lui non faceva male a nessuno, e nel suo piccolo secondo me era un pazzo geniale (perchè, per chi non avesse capito, parlo del matto del paese): aveva installato le casse di un'autoradio al posto del citofono di casa sua, le aveva collegate ad un microfono, ed usava questo bislacco apparato per chiamare il gatto. Le sere d'estate, quando tutta la popolazione cittadina si riversava per le strade alla ricerca di frescura, non era insolito udire nel silenzio della notte, una voce metallica a tutto volume, che chiamava "Ciucii! Ciuciii!".
Lui aveva timore solo di due cose: dei cani di grossa taglia, coi quali si intratteneva in rispettosi monologhi, e dei carabinieri. Se una macchina dei carabinieri gli si affiancava al semaforo, era capace di ignorare il rosso e di lanciarsi in un incrocio, dalla tremenda fifa che aveva. Si sospetta che non fosse una paura casuale o dettata dall'imponenza della divisa, ma che il povero cristo ne avesse davvero buscate da loro, magari durante quelle ubriachezze moleste delle sue, di quelle che lo facevano entrare in chiesa durante il momento più solenne, afferrare il microfono davanti ai fedeli chini in preghiera, e tirare di quei bestemmioni da far venire giù la volta a cupola del Duomo cittadino.
Io lo temevo non perchè fosse un violento, anzi, era un uomo pacifico e tranquillo nella sua stramberia. Ho sempre avuto paura di lui per quella luce negli occhi. Guardarlo in faccia era come guardare le luci dei dischi volanti, come vedere qualcosa ma non esserne sicuri al cento per cento. La mia vera paura è sempre stata quella di vedere nei miei occhi un po' di quella luce, un pizzico di quel qualcosa che ti cataloga tra loro, i matti. Perchè il confine tra la normalità e la follia sfugge alla mente, e chissà che una di quelle chiavette a molla che si mettono a girare improvvisamente nella mente di un pazzo, non comincino d'improvviso a girare anche nella tua: un giorno sei normale, e il giorno dopo zac, matto irrecuperabile. Additato, scansato, deriso, incompreso. Non è poi tanto difficile, diventare dei matti.

Un giorno, mentre lui girava per strada come era solito fare, si accascia al suolo. Attacco cardiaco, un attimo e lui non c'era più.
Buffo che i primi a soccorrerlo siano stati proprio loro, i carabinieri, che passavano di lì per caso.
Ciao A.S., la vita fa davvero degli scherzi strani, alle volte.

E' passato del tempo da quando A.S. non c'è più, e ogni tanto mi viene in mente il suo ricordo.

A.S., se sei collegato e senti questo mio messaggio, sappi che sei stato il miglior matto che questo paese abbia mai avuto. Il tuo posto è stato preso da uno che sa tutti gli orari degli autobus a memoria, e che va in giro a commentare le pettinature della gente in maniera molto seria e convinta, ma sappi che in quanto a follia, non ti lega nemmeno le scarpe.

10 commenti:

thecatisonthetable ha detto...

O fai il matto con classe, oppure tanto vale che fai quello normale!

aidi ha detto...

a casa mia, a ostia, c'è tuut'ora una gamma infinita di matti o ex tossici che più o meno mi hanno sempre intimorito. ma il migliore è lui. il matto che fischia. se ne va in giro, d'estate, alle tre di notte, si mette ad un angolo della strada e fischia canzoni intere..tra cui azzurrro di celentano. sarà mica un caso??

Anonimo ha detto...

:)

paoletta

misultin ha detto...

Brava Lupi. Son sicura che A.S. è collegato, ed è contento. E guarda con compatimento quel matto di serie B che han messo al suo posto.

plegine ha detto...

'sta cosa di Adriano Celentano è sorprendente: piace pure al matto del mio paese!

Fegatino ha detto...

...il primo commento al tuo blog!!!
mi fai schiantà...
non ho saputo resistere.....anch'io me lo ricordo....e anch'io lo conoscevo come Celentano...
ho un immagine di lui fissa nella mente, non mi ricordo però se l'ho vissuta io o se me l'hanno raccontata,forse il mio compagno di banco delle medie.......in ogni caso è molto reale nella testa......
passeggiava in pensilina, capelli neri, anzi parrucca nera tipo Renato Zero, in mano la sua dentiera....dalla sua bocca queste parole:
"tutti a Vorterra dovete andare...."
grazie lupina per questo ricordo cecinese!

Anonimo ha detto...

Un matto geniale, veramente.
Noi ne abbiamo almeno tre, al paesello, ma pure insieme non gli fanno un baffo.
Leela

Lupina ha detto...

Fega: mi fa piacere che qualcun altro oltre me si ricordi ancora di lui.

Prima o poi metto anche un post su Benito e su Andreino, pore schtelle.

Fegatino ha detto...

Andreino non me lo ricordo.....o per lo meno non associo il nome alla persona;
Benito è quello della maffi con gli occhiali come c-li di bottiglia e il giornale sotto braccio?

Anonimo ha detto...

è bello questo spazio di ricordo. www.mammenellarete.it